La Madonnina di Uzza

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Chiesa della Madonna della Misericordia o Madonnina di Uzza
Insolita per la sua pianta ottagonale e per la cupola completata da uno slanciato lanternino, la Madonnina di Uzza (o santuario della Madonna della Misericordia) fu costruita per conservare e valorizzare l’affresco esterno di un’abitazione bormina, all’epoca diroccata.
L’immagine sacra, messa in salvo e inserita al centro della piccola abside della chiesa, raffigura la Madonna del Latte e San Giuseppe.
Il tema della Vergine che allatta Gesù Bambino è molto frequente nelle chiese locali. Nonostante la valenza dottrinale (ribadisce il mistero dell’Incarnazione di Cristo) e la simpatia che riscuoteva tra le donne, la raffigurazione della Madonna del Latte scomparve dopo la Controriforma, quando l’autorità ecclesiastica giudicò probabilmente sconveniente mostrare la nudità di Maria.
La costruzione della chiesa iniziò nel 1705 e nel 1717 il vescovo Olgiati, in visita a Bormio, la consacrò, come indicato nella lunga iscrizione posta sulla parete della controfacciata.
L’edificio, d’impostazione architettonica insolita per le nostre valli, ha una pianta ottagonale. Questa tipologia di stampo barocco, iniziata con la chiesa di Sant’ Ignazio a Bormio nel 1635, parve adatta a favorire il raccoglimento dei fedeli durante le funzioni religiose, facendo convergere la loro attenzione verso l’altare maggiore.
Le pareti della chiesa sono decorate con sei grandi affreschi raffiguranti scene della vita di Maria, realizzati dal pittore tirolese Johann Georg Telser, coniugato in Bormio. Alle spese concorsero anche gli emigranti della Valfurva a Brescia, come specificato nella didascalia che accompagna l’affresco della Presentazione di Maria Bambina al tempio, dove si legge “Munificentia benefactorum Brixiae commorantium”.
I dipinti del presbiterio sono invece opera di un modesto frescante della Valfurva, il Noale, autore anche della decorazione della cupola.
Fonte: alta-valtellina.it

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