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I medici del Niguarda non vogliono più lavorare in Valtellina

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A riferirlo Laprovinciaunicatv.it

Medici pronti alle dimissioni pur di evitare le trasferte al Morelli e a Livigno.

Il progetto di collaborazione tra l’ospedale Niguarda di Milano e il Morelli di Sondalo – rafforzato negli ultimi anni anche in vista delle Olimpiadi invernali – mostra le prime crepe.

Dal 2024, infatti, è in vigore un sistema che prevede la rotazione di medici e infermieri tra Milano e la Valtellina. Un meccanismo che ora sta generando malumori, soprattutto tra gli ortopedici, sempre meno disposti a rispettare le trasferte previste dal contratto.

La questione è stata portata alla ribalta da un articolo su il Giornale, secondo cui diversi ortopedici del Niguarda sarebbero pronti a rassegnare le dimissioni pur di non dover prestare servizio al Morelli o a Livigno, dove dovrebbero occuparsi della componente ortopedica della Casa della Sanità e dei poliambulatori olimpici.

La collaborazione tra le due strutture, tuttavia, appare ormai talmente consolidata da non poter essere facilmente messa in discussione.

Il modello organizzativo attuale prevede che i nuovi assunti – dirigenti medici e infermieri – lavorino al 50% a Milano e al 50% in Valtellina. Il trasferimento avviene tramite un pulmino messo a disposizione da Cancro Primo Aiuto: dal febbraio 2024 ha già percorso 56 mila chilometri trasportando 252 professionisti tra ortopedici, radiologi, cardiologi e medici dell’emergenza-urgenza.

Il personale, una volta arrivato, alloggia gratuitamente nelle foresterie di Sondalo o Sondrio, ha vitto garantito, un compenso aggiuntivo per le ore oltre il turno di sette ore e, tra i benefit, anche skipass e accesso alle terme di Bormio.

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Un sistema che, fino a poco tempo fa, sembrava funzionare senza criticità. Ma non per tutti è così.

La distanza da Milano e le difficoltà di collegamento rappresentano il problema principale:
• ritardi e cancellazioni sulla linea ferroviaria;
• cantieri e interruzioni quotidiane sulla rete stradale;
• tempi di percorrenza sempre più lunghi, soprattutto nelle aree coinvolte dai lavori per le Olimpiadi.

A ciò si aggiungono carichi di lavoro pesanti e una carenza strutturale di personale che rende ancora più complicato chiedere ulteriori sacrifici ai medici milanesi.

La preoccupazione più grande, tuttavia, riguarda ciò che accadrà dopo i Giochi: durante le Olimpiadi le coperture saranno garantite, ma dopo?

Crisi della sanità lombarda, tra eccellenze e difficoltà crescenti

Operatori sanitari Valtellina – Nel 2024 la Lombardia è stata la regione italiana che ha segnato l’incremento percentuale maggiore di violenze e aggressioni contro medici e infermieri registrando un + 25% rispetto all’anno precedente.

Le cronache hanno frequentemente riportato devastazioni nei Pronto Soccorso e atti di aggressione fisica e verbale, evidenziando una problematica ormai diffusa. Secondo i dati Amsi (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia), Umem (Unione Medica Euromediterranea) e del Movimento Internazionale Uniti per Unire le aggressioni al personale sanitario in Italia hanno raggiunto livelli critici nel 2024, con un aumento medio del 33% rispetto all’anno precedente.

Si tratta di 25.940 episodi di aggressioni al personale sanitario nel 2024.

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Lombardia, Campania, Puglia, Lazio e Sicilia hanno fatto registrare i maggiori incrementi nell’anno appena concluso.

Il Nord Italia risulta essere l’area più colpita, con il 63% degli episodi di violenza, mentre il Sud registra il 26% e il Centro l’11%.

Le vittime di queste aggressioni sono principalmente le donne (73%), con infermieri e fisioterapisti tra le categorie più colpite.

Gli episodi non riguardano solo le grandi città, ma anche le aree periferiche, dove la carenza di risorse si fa sentire con maggiore intensità.

Gli aggressori, nella maggior parte dei casi, sono pazienti o familiari esasperati dalla lentezza o dalla mancanza di risposte adeguate da parte del sistema sanitario.

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Nello specifico in Lombardia nel 2023 sono state segnalate 4.836 aggressioni agli operatori sanitari, dagli insulti alla violenza.

Di queste il 30,9% si sono verificate in Pronto Soccorso, in aumento rispetto al 2022 quando la percentuale arrivò a 25,4%.

Dopo il calo nel biennio 2020-2021 – dovuto ad un accesso fortemente limitato alle strutture ospedaliere a causa dell’emergenza Covid-19 – le violenze e le aggressioni contro medici e infermieri sono tornate a salire.

A fronte di questi dati in crescita, l’anno scorso solo il 6% delle aggressioni sono state denunciate in Procura.

Un segnale di profondo disagio da parte degli operatori sanitari.

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