News Valchiavenna – A riferirlo Laprovinciaunicatv.it
A Novate Mezzola tornano a farsi sentire colpi di arma da fuoco e cresce di nuovo la preoccupazione tra i residenti. Dopo il grave episodio di due settimane fa, quando un gatto domestico era stato ucciso a fucilate in pieno centro abitato, nelle ultime ore sono state segnalate altre detonazioni nella zona.
I nuovi spari sarebbero stati uditi chiaramente lunedì 2 marzo nell’area del Pozzo di Riva. Le segnalazioni riaccendono l’attenzione su una situazione che molti abitanti considerano inquietante.
La stagione venatoria è infatti terminata da tempo e l’utilizzo di armi da fuoco in queste circostanze è illegale. Inoltre, anche se i colpi non sarebbero stati esplosi nel pieno dell’abitato, l’area non è lontana da case e insediamenti, con evidenti rischi per la sicurezza delle persone.
Sul caso del gatto – un animale domestico molto conosciuto in paese, ucciso a colpi di fucile – stanno indagando i Carabinieri di Novate Mezzola.
Gli investigatori stanno verificando anche la posizione delle persone che possiedono regolarmente un porto d’armi, anche se non è affatto certo che chi ha sparato sia necessariamente autorizzato alla detenzione dell’arma.
La notizia del 25 febbraio
Un episodio grave e inquietante scuote Novate Mezzola: un gatto è stato colpito da diversi pallini esplosi con un’arma da fuoco in pieno centro abitato. L’animale, dopo giorni di agonia, è stato soppresso mercoledì scorso a causa delle gravissime ferite riportate.
A denunciare l’accaduto è Jessica Paggi, proprietaria del micio, che si è rivolta ai Carabinieri facendo partire un’indagine.
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Non sarebbe la prima volta. Due anni fa lo stesso gatto, Rudy, era già stato ferito da una fucilata al volto, perdendo parte della mascella. Nonostante le gravi conseguenze, era riuscito a sopravvivere e a riprendere a mangiare.
Questa volta, però, non c’è stato nulla da fare.
Il gatto, domestico ma abituato a uscire nei pressi dell’abitazione, era uscito giovedì scorso e non aveva fatto rientro. Dopo un giorno di ricerche senza esito, è tornato sabato sera, miagolando sotto un’aiuola vicino a casa, nel nucleo abitato del paese, a poche decine di metri dal municipio.
Presentava una ferita alla gamba e un’altra all’addome. La visita veterinaria ha confermato i sospetti: un pallino aveva spezzato il femore, frantumando l’osso, mentre un secondo era stato individuato nell’addome. L’intervento chirurgico, per la posizione estremamente delicata della frattura, è stato giudicato ad altissimo rischio.
Di fronte a un quadro clinico compromesso, la famiglia ha dovuto prendere la dolorosa decisione di sopprimere l’animale per evitargli ulteriori sofferenze.
Colpi esplosi in centro abitato
La vicenda solleva forte preoccupazione tra i residenti. Secondo quanto riferito, nei giorni precedenti sarebbero stati uditi colpi d’arma da fuoco nella zona, e alcuni vicini avrebbero trovato pallini sul terrazzo di casa.
L’episodio sarebbe avvenuto in un’area densamente abitata, circostanza che rende la situazione ancora più grave, non solo per la crudeltà nei confronti dell’animale ma anche per il potenziale pericolo per le persone.
Jessica Paggi ha formalizzato la denuncia ai Carabinieri, auspicando che si faccia piena luce sia sull’ultimo episodio sia su quello avvenuto due anni fa, ipotizzando che possa trattarsi della stessa mano.
Le conseguenze penali
In Italia l’uccisione di un animale è un reato punito con la reclusione da sei mesi a tre anni, pena che può salire da uno a quattro anni se il fatto è commesso con sevizie o crudeltà, oltre a multe che vanno da 5.000 a 30.000 euro, aumentabili fino a 60.000 euro in presenza di aggravanti.
Anche l’esplosione di colpi d’arma da fuoco in luogo pubblico o in un centro abitato comporta la reclusione da uno a tre anni. Persino il porto di un’arma carica in luoghi abitati, anche con la sicura inserita, costituisce reato.
Le indagini sono ora in corso per individuare il responsabile di un gesto che ha scosso l’intera comunità.
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Tornato in classe il 15enne salvato dai poliziotti sciatori a Madesimo
È il 2 gennaio 2026 tra le montagne del territorio di Madesimo (Sondrio).
Silvio è un ragazzo di 15 anni che sta sciando, quando, all’improvviso, cade accidentalmente e va in arresto cardiaco.
La clessidra della vita comincia a scorrere, impietosamente.
Una chiamata di soccorso e sul posto arrivano per primi Carlo e Ivan, due poliziotti della Montagna che si sono preparati, per queste situazioni difficili, nel Centro addestramento alpino della Polizia di Stato a Moena (Trento).
Passano 20 lunghissimi minuti, poi dalla voce del medico rianimatore giunto sul luogo dell’incidente, si sente “c’è battito”.
A distanza di tre settimane, Silvio è tornato in classe tra i suoi amici.
È il momento dei sorrisi per Carlo e Ivan.
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La Valchiavenna è una regione geografica alpina attraversata dal torrente Liro e dal fiume Mera, nell’estremo nord della Lombardia, e compone insieme alla Valtellina e alla Val di Livigno la provincia di Sondrio.
Tutti i comuni di questa regione (senza considerare la parte svizzera della Val Bregaglia e il territorio a sud del lago di Mezzola) sono riuniti a livello sovracomunale nella Comunità Montana della Valchiavenna.
La forma della regione si può paragonare a una Y, divisibile in tre valli che convergono nella cittadina di Chiavenna: la Valchiavenna, la Valle Spluga e la Val Bregaglia (divisa in un terzo circa in territorio italiano e due terzi in territorio svizzero).
La Valchiavenna propriamente detta (chiamata anche Bassa Valchiavenna e Piana/Piano di Chiavenna), che va dal trivio di Fuentes, nei pressi di Colico, alla città eponima. Comprende i territori comunali di Verceia, Novate Mezzola, Samolaco, Gordona, Mese, Prata Camportaccio, la maggior parte del comune di Chiavenna e diversi insediamenti situati nella regione del Pian di Spagna a sud del lago di Mezzola, occupata dai territori comunali di Sorico e Gera Lario in provincia di Como e Dubino in provincia di Sondrio. Ha una morfologia prevalentemente pianeggiante e si estende per 22 km.









