Grano saraceno Valtellina – Sapete che il grano saraceno ha il doppio di proteine del frumento e che il valore biologico delle sue proteine è superiore a quello della carne?
Perché è stato snobbato e ha rischiato di sparire dall’Italia?
Perché è una coltura povera, non entra nella logica delle alte rese che crea un vortice di altri interessi.
Rende poco, ma proporzionalmente bene sui terreni poveri e, cosa interessantissima, è coltura veloce, intercalare che consente di fare un altro raccolto nella stessa annata.
Perché la farina dei pizzoccheri non è di origine valtellinese?
Grano saraceno Valtellina
Adatta ai terreni collinari e di montagna poveri che non richiedono pesanti lavorazioni.
Laddove si devono recuperare i terreni abbandonati è coltura da tenere in grande considerazione.
Non solo pizzoccheri, ma tanti usi alimentari.
Si usa anche nelle minestre in chicchi, nelle insalate, nella polenta, nei biscotti e prodotti da forno.
Chi può semini grano saraceno, gli altri lo mangino.
La cucina povera valtellinese è una tradizione contadina di montagna basata su ingredienti semplici e locali come grano saraceno, patate, verze, formaggi d’alpeggio (Casera, Bitto) e burro. Piatti simbolo includono i pizzoccheri, gli sciat (frittelle di grano saraceno col formaggio), i taroz (purea di patate e fagiolini) e la polenta taragna.
Ecco i pilastri della cucina povera valtellinese
Pizzoccheri: Tagliatelle di grano saraceno cotte con verze, patate e condite con formaggio Casera DOP, burro, aglio e salvia.
Taroz: Piatto unico di patate, fagiolini e talvolta fagioli, schiacciati e conditi con formaggio fuso, burro e cipolla.
Sciatt: Frittelle croccanti di grano saraceno ripiene di formaggio Casera, spesso servite su un letto di cicoria.
Polenta Taragna: Polenta integrale preparata con farina di grano saraceno e mais, arricchita con formaggio e burro.
Prodotti locali: Bresaola, formaggi d’alpeggio (Bitto), burro d’alpe e farina di grano saraceno sono fondamentali.
Questi piatti, ricchi di calorie, erano pensati per sostenere il duro lavoro in montagna, valorizzando le risorse disponibili.














