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Una galleria dentro la frana: il futuro della Monte Piazzo è già una sfida

Frane statale 36

Frane statale 36 – La frana del Monte Piazzo e il futuro della Statale 36

La galleria Monte Piazzo della Statale 36 rappresenta da decenni uno dei punti più delicati dell’intero sistema viario che collega il territorio lecchese con la Valtellina e la Valchiavenna. Il problema è noto: il tunnel attraversa un versante geologicamente instabile, interessato da un movimento franoso lento ma persistente che nel corso degli anni ha prodotto deformazioni e criticità sulle strutture.

Non si tratta quindi della classica frana improvvisa che precipita sulla carreggiata, ma di un fenomeno più complesso, profondo e continuo, capace di esercitare nel tempo pressioni importanti sulle opere costruite all’interno della montagna. Proprio per questa ragione la situazione della Monte Piazzo richiede monitoraggi costanti, manutenzioni e interventi strutturali particolarmente impegnativi.

La questione è tornata con forza al centro dell’attenzione perché, mentre vengono realizzate opere destinate a prolungare la funzionalità dell’infrastruttura, emerge contemporaneamente la necessità di pensare a una soluzione alternativa di lungo periodo.

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Secondo quanto emerso dalle informazioni sul futuro dell’opera, gli interventi attuali non possono infatti essere considerati una risposta definitiva al problema geologico. L’orizzonte indicato per garantire la funzionalità dell’infrastruttura sarebbe nell’ordine di circa quindici anni, rendendo indispensabile iniziare fin da ora a progettare ciò che in futuro dovrà sostituire o affiancare l’attuale tracciato.

Anas ha confermato lo sviluppo di un progetto di fattibilità tecnico-economica per valutare soluzioni alternative, con l’obiettivo di individuare un nuovo tracciato collocato all’esterno del corpo di frana.

È questo il punto centrale della vicenda: non basta continuare a intervenire su una galleria inserita in un contesto geologico problematico, perché prima o poi sarà necessario affrontare la causa strutturale della vulnerabilità dell’attuale collegamento.

La SS36 è una strada strategica per la Lombardia settentrionale, fondamentale non soltanto per gli spostamenti quotidiani, ma anche per il turismo, il trasporto delle merci e i collegamenti con la Valtellina e la Valchiavenna.

Per questo il futuro della Monte Piazzo non riguarda soltanto Colico o i comuni affacciati sull’Alto Lario, ma interessa direttamente un territorio molto più ampio.

La prospettiva dei prossimi quindici anni deve quindi essere letta non come una scadenza improvvisa oltre la quale la galleria sarà necessariamente inutilizzabile, ma come un orizzonte temporale entro cui sarà fondamentale arrivare preparati con una soluzione alternativa concreta, progettata, finanziata e possibilmente realizzata.

Perché la galleria Monte Piazzo è così problematica

Per comprendere la complessità della situazione bisogna guardare alla particolare conformazione geologica del Monte Piazzo, lungo il tratto della Statale 36 compreso nell’area tra Dorio e Colico.

L’attuale infrastruttura, lunga circa 2,5 chilometri, attraversa infatti una zona caratterizzata da movimenti del versante che nel tempo hanno interferito con la stabilità delle opere.

Una montagna interessata da un movimento franoso profondo non si comporta come un blocco completamente immobile. Anche spostamenti estremamente lenti possono produrre, nel corso degli anni, effetti significativi su una struttura rigida come una galleria stradale.

Il risultato è una sorta di confronto continuo tra il movimento naturale del terreno e la necessità dell’opera di mantenere geometria, resistenza e condizioni di sicurezza compatibili con il passaggio quotidiano di migliaia di veicoli.

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La storia della Monte Piazzo dimostra quanto questo equilibrio possa diventare delicato. Uno dei momenti più critici si verificò nel 2013, quando le problematiche strutturali portarono a pesanti ripercussioni sulla circolazione, facendo emergere in maniera evidente la fragilità del sistema dei collegamenti alternativi.

Quando la SS36 viene interrotta in questo punto, infatti, il traffico deve riversarsi sulla viabilità locale, che non è stata progettata per sostenere gli stessi volumi di una strada statale di grande comunicazione.

È proprio questo precedente a rendere ancora più urgente la pianificazione del futuro. Gli interventi di consolidamento e manutenzione sono indispensabili per garantire la sicurezza e mantenere operativa l’infrastruttura esistente, ma non possono eliminare il movimento geologico dell’intero versante.

Per questo l’ipotesi più significativa è quella di realizzare un nuovo collegamento attraverso un tracciato in variante esterno alla zona maggiormente interessata dalla frana.

Una scelta di questo tipo sarebbe inevitabilmente complessa e costosa. Occorrerebbe studiare la geologia dell’area, individuare un corridoio sicuro, valutare l’impatto ambientale, progettare nuove gallerie e collegamenti con la viabilità esistente e reperire risorse economiche considerevoli.

Ma proprio i tempi necessari per realizzare una grande infrastruttura spiegano perché il dibattito debba iniziare con largo anticipo.

Quindici anni possono sembrare molti, ma nel settore delle grandi opere rappresentano un periodo relativamente breve, soprattutto considerando le fasi di progettazione, autorizzazione, finanziamento, gara e costruzione.

Aspettare che l’attuale galleria raggiunga una situazione di nuova emergenza significherebbe rischiare di arrivare senza una vera alternativa.

Frane statale 36 – La priorità dovrebbe quindi essere trasformare gli studi preliminari in una strategia infrastrutturale di lungo periodo, evitando che il territorio si trovi nuovamente a dipendere esclusivamente da interventi emergenziali.

Una nuova galleria fuori dalla frana come possibile alternativa

La soluzione sulla quale si concentra maggiormente l’attenzione è la realizzazione di un nuovo tracciato in variante, capace di evitare il corpo franoso nel quale si trova l’attuale galleria Monte Piazzo.

Non significa necessariamente che esista già un progetto definitivo pronto per essere costruito. La fase di fattibilità serve proprio a confrontare differenti possibilità e a individuare quella più efficace sotto il profilo tecnico, geologico, economico e ambientale.

Il principio, però, appare chiaro: per risolvere definitivamente il problema bisogna portare la principale arteria stradale fuori dalla zona instabile, anziché continuare indefinitamente a contrastare gli effetti del movimento del versante sull’infrastruttura esistente.

Una nuova galleria potrebbe rappresentare una delle opere stradali più importanti per il futuro della Lombardia settentrionale.

La SS36 costituisce infatti un collegamento essenziale tra l’area di Milano e Monza, Lecco, l’Alto Lago, la Valtellina e la Valchiavenna, oltre a svolgere un ruolo strategico nei collegamenti verso la Svizzera.

Un’interruzione prolungata nella zona della Monte Piazzo avrebbe conseguenze immediate sulla mobilità di residenti e lavoratori, ma anche sull’economia, sulla logistica e sul turismo.

Le strade provinciali lungo il lago possono svolgere un ruolo di supporto durante emergenze o limitazioni temporanee, ma non rappresentano una vera alternativa strutturale alla capacità della Statale 36.

È quindi necessario ragionare in termini di sicurezza e ridondanza della rete. Un territorio strategico non dovrebbe dipendere da un unico passaggio vulnerabile senza disporre di un’infrastruttura alternativa adeguata.

La progettazione di una nuova variante potrebbe inoltre consentire di programmare la futura gestione dell’attuale Monte Piazzo senza la pressione di dover mantenere a ogni costo il traffico principale all’interno di una struttura sottoposta alle sollecitazioni del versante.

Molto dipenderà naturalmente dagli studi tecnici e dalle decisioni che saranno assunte nei prossimi anni.

Serviranno finanziamenti importanti, una forte collaborazione tra Anas, Governo, Regione Lombardia ed enti territoriali e soprattutto una programmazione che guardi oltre le emergenze immediate.

Frane statale 36 – La vera sfida non è dunque stabilire se domani la galleria sarà ancora percorribile, ma decidere oggi quale infrastruttura dovrà garantire i collegamenti quando l’attuale soluzione non sarà più sostenibile nelle condizioni odierne.

Quindici anni per trovare una soluzione

Il dato dei quindici anni assume quindi un significato soprattutto strategico. Non deve essere interpretato automaticamente come una data di scadenza inderogabile della galleria, perché l’effettiva funzionalità dell’opera dipenderà dalle condizioni strutturali, dal comportamento della frana, dai risultati degli interventi e dal monitoraggio continuo.

Tuttavia, se le opere attualmente realizzate vengono considerate capaci di assicurare un determinato orizzonte di servizio, è evidente che la politica e le istituzioni non possono aspettare l’ultimo momento per costruire un’alternativa.

La vicenda della Monte Piazzo dovrebbe diventare un caso emblematico di pianificazione preventiva delle infrastrutture italiane.

Troppo spesso le grandi opere vengono discusse soltanto quando una criticità si trasforma in emergenza, mentre in questo caso esiste la possibilità di conoscere con anticipo il problema e programmare una risposta.

Il territorio dispone quindi di una finestra temporale preziosa, ma non infinita.

Un nuovo tracciato richiede anni soltanto per arrivare dal primo studio alla progettazione definitiva. Successivamente devono essere completati gli iter autorizzativi, individuate le coperture economiche e realizzati i lavori.

Per questo il futuro della Statale 36 si decide adesso, non tra quindici anni.

Frane statale 36 – Gli interventi sulla galleria esistente restano fondamentali per garantire la continuità della circolazione nel breve e medio periodo, ma parallelamente deve procedere la progettazione dell’opera destinata a risolvere il problema alla radice.

La conferma dello studio di una variante esterna al corpo di frana rappresenta quindi un passaggio significativo, anche se sarà necessario capire quale soluzione emergerà dagli approfondimenti e quali saranno tempi e costi.

Per residenti, imprese e amministratori di Valtellina, Valchiavenna e Alto Lario, la questione è semplice: non arrivare alla prossima grande criticità della Monte Piazzo senza una strada alternativa pronta.

Dopo decenni di interventi e dopo l’esperienza delle chiusure del passato, il problema geologico è ormai conosciuto. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa consapevolezza in una decisione concreta.

Perché la frana continuerà a essere monitorata e contenuta, ma una delle principali arterie della Lombardia non può dipendere per sempre da una galleria costruita all’interno di un versante in movimento.

Frane statale 36

L’alternativa alla Monte Piazzo non è soltanto un progetto per il futuro: è una scelta che deve iniziare a essere costruita oggi.

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