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Meno shopping, più silenzio: la lenta scomparsa del commercio a Sondrio

Meno shopping, più silenzio: la lenta scomparsa del commercio a Sondrio

Commercio a SondrioUn 2025 che fa paura: i numeri della crisi a Sondrio

Nel 2025 la città di Sondrio registra un saldo negativo tra aperture e chiusure di attività commerciali: –4 negozi.

Le “vetrine spente”, le vie con serrande abbassate diventano un segnale visibile di un fenomeno più profondo: la desertificazione commerciale.

Il quadro degli ultimi anni è chiaro e preoccupante:

  • Nel 2023: 13 aperture a fronte di 22 cessazioni.

  • Nel 2024: soltanto 5 nuove aperture contro 19 chiusure.

  • Nel 2025: già un saldo negativo di almeno 4 attività.

Questi dati, già significativi a livello locale, riflettono una tendenza più ampia: secondo il recente rapporto di Confcommercio, l’Italia ha perso oltre 140.000 attività di commercio al dettaglio negli ultimi dodici anni.

Si tratta di un crollo generalizzato che penalizza soprattutto i centri storici e i piccoli comuni, per i quali il tessuto sociale ed economico locale rischia seriamente di indebolirsi.

Il rischio, avverte Confcommercio, è che entro il 2035 si possa perdere un ulteriore 20 % dei negozi al dettaglio ancora attivi oggi.

In questo contesto, Sondrio non è un’eccezione: è drammaticamente rappresentativa di un trend che coinvolge migliaia di cittadine e centri urbani italiani.


Le cause: da dinamiche nazionali ai problemi locali

Cause nazionali

  1. Cambiamento delle abitudini di consumo
    La diffusione dell’e‑commerce ha modificato profondamente le modalità di acquisto. Molti consumatori preferiscono la comodità degli acquisti online rispetto al passaggio in negozio — una tendenza che ha penalizzato fortemente il commercio “fisico”.

  2. Calano i consumi interni
    Il potere d’acquisto ristagnante, l’incertezza economica e la crescita dei costi operativi rendono sempre più difficile per i piccoli negozi restare competitivi.

  3. Aumento del numero di locali sfitti
    Secondo Confcommercio, in Italia oggi ci sono circa 105.000 locali sfitti, un quarto dei quali da più di un anno. Questo scenario rappresenta un “effetto domino”: vetrine vuote scoraggiano nuovi insediamenti e riducono la vitalità urbana.

Cause locali: le pressioni su Sondrio

Oltre ai fattori generali, a Sondrio si aggiungono elementi specifici:

  • Concorrenza di centri commerciali nelle vicinanze. Il commercio “tradizionale” in città subisce la pressione sia dell’e‑commerce sia di competitor territoriali più grandi e strutturati (come grandi centri commerciali in zone limitrofe). In un contesto come Sondrio, questo rappresenta un ulteriore fattore di spinta verso la chiusura.

  • Riduzione della domanda legata a cambiamenti nel lavoro e nei servizi. La possibile riorganizzazione del personale bancario — con delocalizzazione di funzioni direzionali e smart working — rischia di ridurre il flusso di persone che quotidianamente frequentano la città per lavoro, e quindi di abbassare la domanda di servizi, ristorazione e commercio.

  • Effetto domino sociale ed economico: ogni negozio che chiude non è solo un’attività in meno, ma un pezzo in meno di comunità — minor offerta di servizi, meno socialità, meno vivacità urbana. Come sottolinea lo stesso presidente di Confcommercio: ogni saracinesca abbassata “significa meno sicurezza, meno servizi, meno socialità”.


Cosa rischia Sondrio

La desertificazione commerciale non è solo un problema economico: colpisce la qualità della vita, il tessuto sociale, l’identità urbana. E le conseguenze sono molteplici:

  • Perdita di servizi e comodità quotidiana: meno negozi significa dover fare più spostamenti per trovare beni o servizi, soprattutto per categorie più fragili (anziani, famiglie, persone con mobilità ridotta).

  • Declino del valore immobiliare: zone con molte vetrine vuote tendono a diventare meno attrattive. Recenti analisi mostrano che in quartieri colpiti da desertificazione commerciale il valore delle abitazioni può calare anche del 16% rispetto a zone servite.

  • Depressione economica e perdita di occupazione: le chiusure di attività portano perdita di posti di lavoro, riducono la capacità di attrarre investimenti e rischiano di impoverire il tessuto economico e sociale.

  • Rischio di città “spente” e quartieri degradati: se il trend non si inverte, si rischia di avere intere aree urbane con basse frequentazioni, poco vitali, minore sicurezza, minor attrattiva turistica e residenziale.

Per Sondrio, una città che già vede segnali preoccupanti, questo potrebbe significare un peggioramento della qualità di vita e una perdita di coesione sociale.


Come invertire la rotta

Il fenomeno non è inevitabile: secondo l’analisi di Confcommercio, sono necessarie politiche coordinate e interventi mirati su più livelli — nazionale, regionale e comunale.

Ecco alcune delle proposte concrete che potrebbero aiutare Sondrio (e altri centri come lei):

  • Rigenerazione urbana e riutilizzo dei locali sfitti — un impegno pubblico‑privato per riportare attività di servizio, artigianali o commerciali nei locali vuoti. Canoni calmierati e incentivi per nuovi imprenditori potrebbero agevolare questo processo.

  • Supporto e valorizzazione del commercio di vicinato — attraverso politiche fiscali più favorevoli, agevolazioni, semplificazioni burocratiche e accesso al credito più agevole per le piccole imprese.

  • Animazione urbana e servizi integrati — eventi, iniziative culturali, mercati, attività che rendano il centro città un luogo vivo, frequentato e attraente, non solo per shopping ma per socialità e comunità.

  • Integrazione tra commercio tradizionale e digitale — promuovere modelli ibridi: negozi fisici che accanto all’attività tradizionale sfruttino l’e‑commerce, la logistica locale, click‑&‑collect, per restare competitivi anche di fronte al commercio online.

  • Piani comunali per l’economia di prossimità — strategie locali di medio‑lungo termine, che coinvolgano amministrazioni, associazioni di categoria, proprietari immobiliari e comunità, per dare un quadro stabile e programmato di sviluppo.


Perché ignorare il problema sarebbe un errore

Sottovalutare la crisi del commercio significa ignorare un cambiamento strutturale che riguarda non solo l’economia, ma il cuore stesso delle nostre città. Una città senza negozi non è più solo meno comoda: è meno viva, meno sociale, meno attrattiva.

Per Sondrio, lasciare che la desertificazione proceda significherebbe rinunciare a una parte importante della propria identità urbana e comunitaria. E una perdita del genere non si ripaga facilmente — non con immobili svenduti, non con centri vuoti, non con giovani che lasciano per cercare opportunità altrove.

Allo stesso tempo, c’è un’opportunità: una rivitalizzazione che parta dal basso, con imprenditori locali, cittadini, istituzioni unite. Un nuovo modello di città, dove il negozio di vicinato non è solo un punto vendita, ma un pezzo di comunità.


La situazione di Sondrio — con un saldo negativo già evidente nel 2025 — è l’emblema di una crisi ben più ampia che attraversa l’Italia intera. I numeri nazionali parlano chiaro: oltre 140.000 negozi chiusi in 12 anni e la prospettiva di perdere un quinto delle attività entro il 2035 se non si interviene.

Ma non è una strada senza uscita. Con politiche attive, visione locale, collaborazione pubblico‑privato e una nuova idea di commercio — che sappia coniugare tradizione e innovazione — è possibile ridare vita ai centri storici, preservarli, renderli nuovamente attrattivi.

Per Sondrio (e per molte altre città come lei) è il momento di scegliere: lasciare che la città “muoia” o impegnarsi per farla rinascere.

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