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Scorci caratteristici del centro storico di Grosio

scorci caratteristici del centro storico di grosio

Centro storico di Grosio – La caratteristica fontana con lavatoio nei pressi della chiesa dedicata a San Giorgio, nel centro storico di Grosio.

I castelli di Grosio

Centro storico di Grosio

Una radicata leggenda, a Grosio, narra che le donne grosine, particolarmente belle e forti, con un costume assai caratteristico e del tutto diverso dagli altri valtellinesi, originino da “schiave armene” assegnate, ai lavoratori portuali grosini, a Venezia, nel 1500/1600.

La porta di accesso alla Val Grosina

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Il popolamento a Grosio risale all’età del bronzo ed è testimoniato dal maggior monumento archeologico valtellinese: la Rupe Magna. Come nella più famosa e vicina Valcamonica anche qui troviamo delle incisioni rupestri.

Durante il Medioevo il paese fu feudo dei Venosta. Testimonianze di questo periodo sono i due castelli che sovrastano gli abitati di Grosio e Grosotto, costruiti con funzioni sia difensive sia di avvistamento:

il primo, detto di San Faustino, si trova sopra Grosotto ed è di fondazione vescovile;
il secondo, detto castello nuovo, si trova sopra Grosio e risale invece al periodo delle lotte tra guelfi e ghibellini (seconda metà del XIII secolo).

A Grosio esiste un luogo dove 5.000 anni di storia convivono nello stesso paesaggio

Durante il Seicento il paese ebbe frequenti contatti con la Repubblica di Venezia. Molti grosini si recavano nella Serenissima per lavoro o come soldati. Il costume tipico del paese, diverso dagli altri della zona, viene fatto risalire a questo periodo e a questi contatti.

Secondo le leggende deriverebbe da quello di schiave circasse, balcaniche od ottomane, comperate e poi sposate dagli abitanti di Grosio che si erano trasferiti come emigranti a Venezia.

A queste origini risalirebbe anche il costume tipico delle donne, “costume tipico dai colori vivaci, dalle scollature profonde, dai gioielli, dai fiocchi di seta e dai cappelli con piume di struzzo”, che molte grosine anziane continuano a indossare.

Questa tenuta è arricchita da peculiari orecchini, detti in lingua locale urecìn di bròchi, “orecchini d’oro, ad anello con una borchia, che vengono portati dalle donne di Grosio. Possono essere lisci o in filigrana e, fino agli inizi di questo secolo, provenivano direttamente da Venezia. Alla lettera “orecchini con le bullette”, detti anche urecìn cun la bròca”.

Secondo la tradizione, le donne circasse e straniere importarono la coltivazione del grano saraceno, che poi da Grosio (ma anche da Teglio) si diffuse in Valtellina; ancora oggi base per la preparazione dei pizzoccheri valtellinesi.

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