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La seconda strada più pericolosa d’Italia

Strada statale 36 del lago di Como e dello Spluga

Strada statale 36 del lago di Como e dello Spluga tra traffico record, incidenti e criticità quotidiane

La Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga è considerata una delle arterie stradali più importanti del Nord Italia, ma anche una delle più problematiche sotto il profilo della sicurezza. Ogni giorno migliaia di automobilisti, camionisti e pendolari percorrono questa superstrada che collega Milano con Lecco, la Valtellina e il confine svizzero attraverso il Passo dello Spluga. Proprio l’enorme volume di traffico, unito a caratteristiche infrastrutturali spesso criticate, ha trasformato la SS36 in una delle strade con il più alto tasso di incidentalità del Paese.

Secondo diversi studi sulla sicurezza stradale elaborati negli anni da ACI e ISTAT, la SS36 ha fatto registrare dati particolarmente preoccupanti. In particolare, il tratto compreso tra il chilometro 13 e il chilometro 17 è stato indicato come uno dei segmenti più pericolosi d’Italia, con una media impressionante di 19,5 incidenti per chilometro ogni anno. Un numero enorme se confrontato con la media nazionale, che si aggira intorno a meno di 2 incidenti annui per chilometro.

La strada attraversa territori densamente urbanizzati della Brianza e della provincia di Lecco, dove il traffico è costante praticamente a qualsiasi ora del giorno. Le code, i rallentamenti improvvisi e gli ingressi ravvicinati agli svincoli aumentano sensibilmente il rischio di tamponamenti e sbandamenti. Non a caso, gran parte degli incidenti registrati sulla SS36 sono proprio tamponamenti a catena, spesso causati da brusche frenate o distrazioni in tratti congestionati. A questo si aggiungono problemi strutturali legati a curve, gallerie, cambi di carreggiata e corsie considerate troppo strette rispetto all’attuale volume di traffico.

La statale 36 è ormai come un’autostrada: traffico record tra Milano, Lecco e la Valtellina

Uno dei punti più critici è il tratto della cosiddetta “Nuova Valassina”, tra Monza, Lissone, Desio e Giussano, dove il flusso veicolare raggiunge numeri impressionanti. In alcune giornate si superano abbondantemente i 100 mila veicoli al giorno, rendendo la SS36 una delle superstrade più trafficate del Nord Italia. Le ore di punta sono spesso caratterizzate da traffico intenso, rallentamenti continui e incidenti che finiscono per paralizzare completamente la circolazione.

La pericolosità della SS36 non dipende solamente dal numero di auto in transito. Anche le condizioni atmosferiche giocano un ruolo importante. Pioggia intensa, nebbia e ghiaccio, soprattutto nei tratti più vicini al Lago di Como e verso la Valtellina, aumentano notevolmente il rischio di incidenti. Le gallerie rappresentano un ulteriore elemento critico: in caso di forti precipitazioni alcune sono state interessate anche da allagamenti e problemi di drenaggio. Inoltre, nelle zone montane non sono rari episodi di caduta massi o materiale roccioso vicino alla carreggiata.

Negli ultimi anni ANAS e Regione Lombardia hanno avviato diversi interventi di messa in sicurezza, soprattutto in vista delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Tra i lavori previsti figurano il rifacimento delle barriere protettive, il miglioramento della segnaletica, la sostituzione di ponti e l’ampliamento di alcuni tratti particolarmente congestionati. Tuttavia, molti automobilisti e residenti ritengono che questi interventi non siano ancora sufficienti per risolvere un problema strutturale che si trascina da decenni.

Perché la strada statale 36 del lago di Como e dello Spluga continua a essere così pericolosa

Uno degli aspetti che rende la SS36 del Lago di Como e dello Spluga particolarmente insidiosa è la combinazione tra traffico locale e traffico a lunga percorrenza. La superstrada infatti non serve soltanto i pendolari che si spostano quotidianamente tra Milano, Monza, Lecco e Como, ma rappresenta anche una via strategica per il trasporto merci e per il turismo diretto verso la Valtellina, il Lago di Como e la Svizzera. Questo comporta una continua presenza di automobili, mezzi pesanti, motociclisti e autobus, spesso costretti a convivere in spazi limitati e in condizioni di traffico estremamente variabili.

Il tratto più problematico rimane quello brianzolo, dove la densità urbana si intreccia con una rete di svincoli molto ravvicinati. In pochi chilometri si susseguono ingressi e uscite che obbligano gli automobilisti a continui cambi di corsia. Questa situazione genera forte stress alla guida e aumenta il rischio di manovre improvvise. Gli esperti sottolineano come la velocità elevata, combinata con improvvisi rallentamenti, sia una delle principali cause degli incidenti più gravi sulla SS36.

Anche la conformazione storica della strada contribuisce alle criticità. La SS36 nasce infatti come collegamento strategico verso il Nord Europa e nel corso dei decenni è stata ampliata più volte per adattarsi all’aumento del traffico. Tuttavia, alcuni segmenti risultano oggi inadatti ai moderni standard di mobilità. Gallerie strette, corsie ridotte e tratti privi di vere corsie di emergenza complicano la gestione degli incidenti e dei guasti meccanici. Basta un piccolo tamponamento per creare code chilometriche che coinvolgono l’intera rete viaria della Brianza e del Lecchese.

Un altro elemento spesso sottovalutato è la componente psicologica. Molti automobilisti percorrono la SS36 ogni giorno e tendono a sviluppare un eccesso di confidenza con la strada. Questo porta frequentemente a distrazioni, sorpassi azzardati e mancato rispetto delle distanze di sicurezza. La presenza costante di traffico induce inoltre comportamenti aggressivi alla guida, soprattutto nelle ore di punta, quando i tempi di percorrenza possono aumentare sensibilmente.

Nonostante i numerosi sistemi di controllo e monitoraggio installati negli ultimi anni, gli incidenti continuano a verificarsi con frequenza elevata. Le statistiche mostrano che i tamponamenti rappresentano la tipologia più comune, seguiti da sbandamenti e uscite di carreggiata. In alcuni casi gli incidenti coinvolgono mezzi pesanti, con conseguenze molto gravi sulla viabilità e sulla sicurezza degli altri utenti della strada.

La SS36 resta quindi una strada fondamentale per l’economia e la mobilità lombarda, ma allo stesso tempo rappresenta una delle infrastrutture più delicate del territorio. Le istituzioni stanno investendo milioni di euro per migliorarne la sicurezza, ma il vero cambiamento passa anche dai comportamenti degli automobilisti. Rispettare i limiti di velocità, mantenere le distanze di sicurezza ed evitare distrazioni alla guida restano le armi più efficaci per ridurre il numero di incidenti su una delle strade più trafficate e pericolose d’Italia.

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