News

Ghiacciai in Valtellina, Arpa installa due nuove stazioni meteo: sul Bernina il primato lombardo a 3.597 metri

qualità dell'aria in lombardia

Qualità aria in Lombardia – Due nuovi punti di osservazione ad alta quota per studiare il cambiamento climatico, controllare le temperature e comprendere meglio l’evoluzione dei ghiacciai alpini. Arpa Lombardia potenzia la propria rete di monitoraggio nivometeorologico con l’installazione di due stazioni automatiche sulle montagne della Valtellina, una nel territorio di Lanzada, nel gruppo del Bernina, e l’altra a Valfurva, nell’area dell’Ortles-Cevedale. Con questi interventi, la rete regionale raggiunge complessivamente 49 stazioni attive, rafforzando la capacità di raccogliere informazioni meteorologiche in ambienti particolarmente sensibili alle trasformazioni climatiche.

La novità più significativa riguarda la stazione collocata nei pressi del Rifugio Marco e Rosa, a 3.597 metri di altitudine, che diventa la più alta dell’intera rete gestita dall’Agenzia regionale. Un’installazione strategica per osservare le condizioni atmosferiche delle quote più elevate, dove le temperature, le precipitazioni e gli altri fenomeni meteorologici influenzano direttamente la conservazione delle masse glaciali.

Sul Bernina la stazione meteorologica più alta della Lombardia

La nuova stazione di Lanzada, installata a 3.597 metri nei pressi del Rifugio Marco e Rosa, rappresenta un importante passo avanti nel monitoraggio meteorologico delle Alpi lombarde. La sua posizione, nel cuore del massiccio del Bernina, permette di raccogliere informazioni in un ambiente caratterizzato da condizioni climatiche estreme, temperature frequentemente sotto lo zero e fenomeni atmosferici che possono rendere difficili anche le normali attività di rilevamento.

Proprio l’altitudine costituisce uno degli elementi di maggiore interesse scientifico. Disporre di misurazioni continue a quasi 3.600 metri significa poter osservare direttamente l’evoluzione delle condizioni meteorologiche in una fascia alpina particolarmente delicata, dove anche variazioni relativamente contenute delle temperature possono influenzare l’accumulo nevoso, la durata della copertura di neve e i processi di fusione glaciale.

La stazione è progettata per funzionare automaticamente, raccogliendo dati senza richiedere una presenza costante degli operatori. Questo aspetto è fondamentale in un contesto montano dove l’accessibilità può essere limitata per lunghi periodi, soprattutto durante l’inverno o in presenza di condizioni meteorologiche avverse. Le informazioni registrate contribuiranno alla costruzione di serie storiche utili per individuare tendenze climatiche e confrontare l’andamento delle temperature nel corso degli anni.

Il monitoraggio delle alte quote assume un’importanza crescente anche alla luce delle trasformazioni che stanno interessando i ghiacciai alpini. L’aumento delle temperature può modificare il bilancio tra neve accumulata durante la stagione fredda e ghiaccio perso nei mesi più caldi, contribuendo alla progressiva riduzione delle superfici glaciali. Comprendere questi processi richiede osservazioni affidabili, prolungate nel tempo e raccolte direttamente negli ambienti interessati.

La presenza di una stazione sul Bernina consentirà quindi di ampliare il patrimonio di informazioni disponibili sul clima d’alta montagna, integrando le rilevazioni effettuate in altre aree della Lombardia. Il primato altimetrico raggiunto dall’installazione non rappresenta soltanto un dato significativo dal punto di vista geografico, ma evidenzia anche la volontà di estendere le attività di osservazione verso territori nei quali ottenere misurazioni continuative risulta particolarmente complesso.

Il Bernina diventa così uno dei punti di riferimento della rete regionale per lo studio delle condizioni meteorologiche alle quote più elevate, con dati destinati a contribuire alla comprensione dei cambiamenti climatici e delle loro conseguenze sugli ecosistemi alpini.

A Valfurva una nuova stazione per studiare il Ghiacciaio del Dosegù e le risorse idriche

La seconda installazione è stata realizzata nel territorio comunale di Valfurva, a 3.250 metri di altitudine, su uno sperone roccioso situato nel gruppo dell’Ortles-Cevedale, alla base del Ghiacciaio del Dosegù. Anche in questo caso l’obiettivo è migliorare la conoscenza delle condizioni meteorologiche d’alta quota, ma con un’attenzione particolare al rapporto tra l’andamento delle temperature, la fusione dei ghiacciai e la quantità d’acqua che raggiunge i corsi d’acqua montani.

La nuova stazione si inserisce infatti in un contesto nel quale vengono già effettuate misurazioni idrologiche sul torrente alimentato dalle acque provenienti dal ghiacciaio. Attraverso il controllo della portata del corso d’acqua, i tecnici possono osservare le variazioni del volume idrico che attraversa l’alveo e analizzarne le relazioni con le condizioni atmosferiche.

L’integrazione di queste informazioni permetterà di ottenere un quadro più completo dei processi che regolano il comportamento del sistema glaciale. Mettere in relazione i dati meteorologici con quelli idrologici significa poter approfondire il legame tra temperature, scioglimento del ghiaccio e disponibilità delle risorse idriche, un tema particolarmente importante per gli ambienti alpini.

I ghiacciai svolgono infatti una funzione significativa nel ciclo dell’acqua delle regioni montane. Durante i periodi più caldi, la fusione della neve e del ghiaccio contribuisce ad alimentare torrenti e bacini idrografici, influenzando la quantità d’acqua disponibile a valle. Tuttavia, l’intensità di questi processi può cambiare nel tempo in relazione all’evoluzione delle condizioni climatiche e alla progressiva trasformazione delle masse glaciali.

Per questo motivo, disporre di osservazioni effettuate direttamente nelle vicinanze del Ghiacciaio del Dosegù rappresenta un’opportunità importante per approfondire le dinamiche che interessano l’alta montagna. Le rilevazioni meteorologiche potranno essere confrontate con le misurazioni della portata del torrente, consentendo di analizzare come le variazioni atmosferiche si riflettano sul deflusso delle acque di fusione.

La disponibilità di dati continuativi sarà fondamentale anche per distinguere le oscillazioni stagionali dalle trasformazioni che si manifestano su periodi più lunghi. Un’estate particolarmente calda, ad esempio, può determinare condizioni di fusione differenti rispetto a una stagione più fresca, ma soltanto osservazioni ripetute e confrontabili permettono di valutare l’evoluzione complessiva del fenomeno.

L’installazione di Valfurva rafforza quindi un’attività di monitoraggio che non riguarda esclusivamente il ghiacciaio, ma coinvolge anche il sistema idrico collegato alla sua presenza. Un approccio integrato che potrà contribuire a migliorare le conoscenze scientifiche sulle trasformazioni del territorio alpino e sulle conseguenze che queste possono avere per le risorse d’acqua.

Stazioni automatiche e impatto ambientale ridotto: come cresce la rete Arpa Lombardia

Qualità aria in Lombardia – Le due nuove stazioni installate in Valtellina sono state concepite per operare in ambienti montani particolarmente impegnativi, dove il vento, le basse temperature, la neve e le difficoltà di accesso rappresentano ostacoli importanti per le attività di osservazione. L’automazione delle rilevazioni consente di raccogliere informazioni meteorologiche in maniera continuativa, riducendo la necessità di interventi frequenti sul posto e favorendo la disponibilità di dati anche durante i periodi in cui raggiungere le installazioni risulta complicato.

Un elemento distintivo riguarda inoltre l’attenzione riservata all’inserimento delle strutture nel paesaggio naturale. Le installazioni sono state progettate per contenere il più possibile l’impatto visivo sull’ambiente alpino e presentano caratteristiche che ne consentono l’eventuale spostamento in altre posizioni, qualora le esigenze scientifiche dovessero cambiare nel corso del tempo.

Qualità aria in Lombardia – La possibilità di rimuovere e ricollocare le strutture senza lasciare tracce permanenti costituisce un aspetto particolarmente importante in territori caratterizzati da un elevato valore naturalistico. L’obiettivo è conciliare la necessità di ottenere informazioni meteorologiche affidabili con quella di preservare le caratteristiche degli ambienti d’alta quota.

La flessibilità delle installazioni rappresenta anche un vantaggio dal punto di vista operativo. Gli ambienti glaciali sono soggetti a trasformazioni continue e, con il passare degli anni, può diventare necessario modificare la posizione degli strumenti per mantenere efficaci le attività di monitoraggio. Poter adattare la rete di osservazione all’evoluzione del territorio permette di rispondere meglio alle esigenze della ricerca scientifica.

Con l’attivazione delle stazioni di Lanzada e Valfurva, la rete nivometeorologica di Arpa Lombardia raggiunge quota 49 postazioni, ampliando la propria presenza in due aree di grande interesse per lo studio del clima alpino. I nuovi strumenti contribuiranno a raccogliere informazioni utili per analizzare le variazioni meteorologiche, seguire i fenomeni connessi alla fusione dei ghiacciai e approfondire le relazioni tra condizioni climatiche e disponibilità d’acqua.

L’importanza di queste osservazioni va oltre il semplice rilevamento delle temperature. I dati raccolti potranno contribuire a costruire un quadro più dettagliato delle trasformazioni che interessano progressivamente le montagne lombarde, offrendo elementi di conoscenza utili alla ricerca e alla comprensione delle dinamiche ambientali.

La Valtellina rafforza così il proprio ruolo nello studio del cambiamento climatico in alta quota. Da una parte il Bernina, con la stazione meteorologica più elevata della rete regionale a 3.597 metri; dall’altra il Ghiacciaio del Dosegù, dove l’integrazione tra osservazioni atmosferiche e misurazioni idrologiche consentirà di seguire più da vicino il rapporto tra fusione glaciale e risorse idriche.

Due installazioni diverse per posizione e caratteristiche, ma accomunate dallo stesso obiettivo: comprendere sempre meglio come stanno cambiando le Alpi e raccogliere dati scientifici per documentare l’evoluzione del clima e dei ghiacciai nel tempo.

Perché il miele di montagna è diverso da tutti gli altri?

Qualità aria in Lombardia

  • Essendo nella zona pedemontana, la Valtellina beneficia di venti favorevoli e limitata circolazione urbana pesante, il che riduce fortemente i livelli di polveri sottili (PM).

  • I dati regionali confermano un chiaro contrasto con la Pianura Padana, dove Milano (68 giorni di smog nel 2024) e Cremona (57 giorni) registrano problemi molto più rilevanti. In confronto, Lecco e Sondrio sono tra le zone più virtuose della Lombardia.


  • Attività all’aperto: sono pienamente consigliabili. In particolare, ozono a livelli attuali (moderati) non richiede restrizioni per la maggior parte delle persone.

  • Gruppi sensibili (bambini, asmatici, anziani): possono comunque ridurre sforzi prolungati nelle ore più calde, anche se la qualità dell’aria è buona.

  • Approfondimenti locali: è possibile consultare ARPALombardia per mappe aggiornate e dati precisi su stazioni fisse o mobili.


Qualità aria in Lombardia – La Valtellina gode attualmente di una qualità dell’aria davvero elevata, con valori di PM2.5 e PM10 ben al di sotto della soglia critica e livelli di ozono contenuti. Sondrio e le zone limitrofe si distinguono come esempi virtuosi in Lombardia, in netto contrasto con le aree più inquinate della Pianura Padana.

Le offerte di oggi

Valtellina Mobile fonte preferita Google

WhatsApp Telegram Messenger Instagram