Primo sordoparlante – Felice Carbonera nacque a Vervio il 19 ottobre 1819.
Menomato nella parola e nell’udito, studiò dal 1832 al 1837 nell’Istituto per sordomuti di Milano, poi fu educato privatamente alla parola, dal 1847 al 1848, dal maestro Bianchi di detto istituto.
Gli affreschi medievali a Pian di Scala Tovo Sant’Agata
Sordoparlante valtellinese
Studiò contemporaneamente pittura e dipinse due tele nella preposturale di Tirano, una per l’oratorio di Tovo di Sant’Agata e altre ancora, giudicate pregevoli, oltre a numerosi ritratti.
Tuttavia la sua attività principale consistette nell’educare i sordomuti di famiglie povere.
Morì a Vervio il 13 novembre 1881.
Una targa lo ricorda in paese in piazza S. Ilario
Alessandro Deriu
Vervio si trova tra Tirano e Bormio, lungo il fiume Adda e ai piedi del monte Masuccio (2.816 m s.l.m.). È un piccolo borgo rurale della Valtellina, caratterizzato da un paesaggio alpino di grande fascino.
Mentre le origini di Vervio sono generalmente fatte risalire all’anno Mille, è importante notare che l’area era già abitata in epoca preistorica. Le incisioni rupestri, che si trovano nei dintorni di Grosio e Grosotto, confermano la frequentazione della zona in tempi antichissimi.
Il paese fu alle dipendenze feudali della famiglia di origine tirolese von Matsch o de Mazia, successivamente chiamati Venosta in quanto provenienti dalla valle omonima (val di Mazia) in alta Val Venosta, che si insediarono a Mazzo intorno al XI secolo presidiando la pieve con diverse fortificazioni: i castelli degli Amidei (Omodei) a Sernio, di S. Maria a Lovero, di Nova a Vervio, di Bellaguarda a Tovo, di Pedenale a Mazzo, la torre di Vione, i castelli di San Faustino e Castrum Novum (Castello Nuovo) a Grosio.
Il territorio di Vervio è un vero e proprio scrigno di antiche contrade: Bertoli, Bosca (Della Bosca), Ca Colda (Colda), Ca Giacomelli, Ca Giacomo (Casa Giacomo), Ca Gianin (Cagianino), Ca Torchio (Casa Torchio), Falsi, Martinelli, Moncecco, Nova (Nuova), Rogorbello (Montagna di Vervio), Roncale, Scalotti, Zepoli.












