Un pedaggio che non si paga con il portafoglio
La tangenziale di Morbegno, più correttamente Variante di Morbegno della strada statale 38 dello Stelvio, non ha caselli, barriere e nemmeno un pedaggio da pagare. Eppure, per molti automobilisti che entrano in Valtellina, soprattutto nei giorni di maggiore afflusso turistico, un pedaggio esiste eccome: si paga con il proprio tempo.
Il problema si presenta soprattutto per chi arriva dalla direttrice Milano-Lecco-Colico ed è diretto verso Sondrio, Tirano e le località dell’Alta Valtellina, come Bormio e Livigno.
Dopo avere percorso la Variante di Morbegno in maniera relativamente scorrevole, gli automobilisti raggiungono infatti uno dei punti più delicati dell’intero itinerario: la fine della tangenziale in corrispondenza del viadotto del Tartano e della rotatoria di Morbegno Est.
Ed è proprio qui che, quando il traffico aumenta, può arrivare il conto.
Non servono necessariamente condizioni eccezionali. Basta un flusso di veicoli superiore alla capacità del nodo perché i rallentamenti si propaghino rapidamente all’indietro, trasformandosi in code che nelle giornate più problematiche possono estendersi per chilometri.
La situazione è resa più delicata dal fatto che nella zona confluiscono differenti flussi di traffico, compreso quello proveniente dalla vecchia viabilità della SS38, oltre agli spostamenti locali.
Il risultato è un curioso paradosso: una strada costruita per rendere più rapido l’accesso alla Valtellina può terminare, proprio nei momenti in cui servirebbe maggiormente, in un collo di bottiglia capace di ridurre parte del vantaggio ottenuto nei chilometri precedenti.
La rotonda del Tartano, il punto debole della Variante
La Variante di Morbegno ha rappresentato un cambiamento importante per la viabilità della Bassa Valtellina. Ha permesso di evitare l’attraversamento dell’area urbana di Morbegno e di separare buona parte del traffico di lunga percorrenza da quello locale.
Il problema, quindi, non è la Variante in sé, ma ciò che accade alla sua estremità orientale.
Per molti chilometri gli automobilisti percorrono un’infrastruttura moderna e relativamente scorrevole. Poi arrivano alla zona del Tartano, dove i flussi devono confrontarsi con un nodo viabilistico molto più complesso.
In condizioni normali il sistema può funzionare senza particolari difficoltà. Il vero banco di prova arriva durante weekend, ponti, festività, vacanze natalizie e giornate caratterizzate da un forte movimento turistico verso l’Alta Valtellina.
Migliaia di automobilisti percorrono la stessa direttrice e tendono ad arrivare nello stesso arco temporale alla parte terminale della Variante.
I colli di bottiglia della statale 38: dove la Valtellina continua a fermarsi
È uno dei principi più semplici della viabilità: la capacità di un itinerario viene spesso determinata dal suo punto più debole. Poco importa avere diversi chilometri di strada scorrevole se alla fine tutti i veicoli vengono concentrati in un nodo che, in determinate condizioni, non riesce a smaltire rapidamente il traffico in arrivo.
Quando questo accade alla rotonda del Tartano, il rallentamento può propagarsi verso la tangenziale. La fila cresce e pochi minuti di attesa possono trasformarsi in decine di minuti, proprio mentre l’automobilista pensava di avere ormai superato uno dei tratti storicamente più problematici dell’accesso alla Valtellina.
La criticità di Morbegno Est è peraltro un tema entrato nella pianificazione della mobilità provinciale, dove il nodo viene considerato tra i punti sui quali concentrare l’attenzione per migliorare la fluidità della SS38.
Il vero pedaggio: tempo perso, carburante e turismo
Definire questa situazione “il pedaggio della tangenziale di Morbegno” è volutamente provocatorio, ma rende immediatamente comprensibile il problema.
SS36, perché le code si formano anche senza incidenti: il collo di bottiglia tra lago e montagna
Su un’autostrada il costo del viaggio è evidente: si paga una determinata somma di denaro. Su una strada congestionata il costo è meno visibile, ma esiste ugualmente.
Il primo prezzo da pagare è il tempo.
Mezz’ora trascorsa in coda significa mezz’ora sottratta alla giornata. Per chi è diretto in vacanza può voler dire arrivare più tardi in albergo, perdere parte della giornata o semplicemente iniziare il soggiorno con una lunga attesa in automobile.
Il problema, naturalmente, non riguarda soltanto i turisti. La SS38 rappresenta l’asse viario fondamentale della Valtellina ed è utilizzata quotidianamente anche da residenti, lavoratori e imprese.
Poi ci sono il carburante consumato durante le code, le emissioni e soprattutto un altro fattore importante: l’incertezza dei tempi di percorrenza.
Per una destinazione turistica l’accessibilità non dipende infatti soltanto dalla distanza chilometrica. Conta anche sapere, con una ragionevole precisione, quanto tempo sarà necessario per raggiungerla.
Ed è qui che il problema della parte terminale della Variante assume una dimensione più ampia.
La Valtellina ha località turistiche conosciute a livello internazionale e una parte consistente dei visitatori provenienti dalla Lombardia raggiunge la valle in automobile. La qualità della viabilità diventa quindi parte integrante dell’esperienza turistica del territorio.
La vacanza, in fondo, non comincia quando si entra in albergo. Comincia anche dalla strada necessaria per arrivarci.
Per questo la domanda non dovrebbe essere se la Variante di Morbegno sia stata utile: lo è stata e ha profondamente migliorato la viabilità della zona. La questione è piuttosto come completare quel miglioramento, intervenendo sul nodo che oggi può limitarne l’efficacia proprio durante le giornate di maggiore traffico.
Perché finché alla fine della tangenziale continueranno a formarsi lunghe code, resterà difficile non parlare di un particolare “pedaggio di Morbegno”.
Un pedaggio senza casello e senza tariffa.
Non si paga in euro. Si paga in tempo.







