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SS36, perché le code si formano anche senza incidenti: il collo di bottiglia tra lago e montagna

gallerie SS36

Gallerie SS36 – Una coda senza incidente: com’è possibile?

Chi percorre spesso la SS36 del Lago di Como e dello Spluga conosce bene la scena: traffico intenso, improvvise frenate, velocità che diminuisce e, nel giro di pochi minuti, una lunga colonna di automobili. La prima domanda viene spontanea: “C’è stato un incidente?”.

Eppure, arrivati alla fine della coda, può capitare di non trovare nulla. Nessun tamponamento, nessun veicolo fermo e nessun ostacolo sulla carreggiata. Il motivo è semplice: una coda non ha necessariamente bisogno di un incidente per formarsi.

È sufficiente che il numero di veicoli in arrivo si avvicini, o superi, la capacità massima che un determinato tratto di strada riesce a smaltire. È un fenomeno particolarmente evidente sulla SS36 tra Lecco e Colico, dove la conformazione del territorio rende la circolazione molto sensibile alle variazioni dei flussi.

Da una parte c’è il Lago di Como, dall’altra la montagna. In mezzo corre un’arteria fondamentale caratterizzata da gallerie, viadotti, svincoli e spazi limitati. Una strada che deve assorbire contemporaneamente traffico locale, pendolari, mezzi commerciali e grandi flussi turistici diretti verso lago, Valtellina e Valchiavenna.

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Il collo di bottiglia delle gallerie SS36 tra lago e montagna

Per capire il problema basta immaginare la SS36 come un tubo attraversato dall’acqua. Finché il tubo riesce a far passare tutto il flusso in entrata, il sistema funziona. Quando però arriva più acqua di quella che il punto più stretto può smaltire, questa comincia ad accumularsi.

Gallerie SS36 – Con le automobili accade qualcosa di molto simile. Un restringimento, uno svincolo molto trafficato, una galleria o anche una semplice riduzione della velocità possono trasformarsi in un collo di bottiglia.

Il fenomeno diventa particolarmente evidente nei fine settimana, durante le festività e nei periodi turistici. Verso nord si concentrano le partenze, mentre nelle giornate di rientro migliaia di veicoli possono dirigersi verso sud nelle stesse ore.

In queste condizioni basta poco per rompere l’equilibrio. Se arrivano più automobili di quante ne riescano a transitare, la coda cresce progressivamente verso monte.

La particolarità della SS36 è che le alternative hanno capacità molto differenti. La viabilità locale può essere fondamentale in caso di emergenza, ma non rappresenta semplicemente una seconda superstrada parallela. Quando molti automobilisti cercano contemporaneamente una deviazione, anche le strade ordinarie possono congestionarsi rapidamente.

L’effetto fisarmonica che crea code dal nulla

A rendere ancora più evidente il fenomeno c’è il cosiddetto effetto fisarmonica. Immaginiamo una lunga fila di automobili che viaggiano a distanza ridotta. Il primo conducente frena leggermente, magari passando da 90 a 75 chilometri orari.

Chi segue reagisce con un piccolo ritardo e frena un po’ più intensamente. La stessa cosa avviene con il terzo, il quarto e tutti gli automobilisti successivi. Dopo alcune decine di veicoli, una piccola variazione di velocità può trasformarsi in una frenata molto più forte e, più indietro, addirittura in un arresto completo.

Nasce così un’onda di rallentamento che si propaga all’indietro. È il motivo per cui un automobilista può rimanere fermo per alcuni minuti, ripartire e non trovare alcun incidente.

Quando la strada è vicina alla saturazione, inoltre, cambi di corsia continui, frenate improvvise e distanze troppo ridotte possono amplificare il problema anziché velocizzare il traffico.

Perché la coda rimane anche quando il problema è finito

Un altro aspetto importante riguarda il tempo necessario per smaltire un ingorgo. Supponiamo, per semplicità, che un tratto riesca a far transitare 100 veicoli in un determinato intervallo. Se ne arrivano 90, il traffico continua a scorrere.

Se però la capacità scende temporaneamente a 70 mentre continuano ad arrivarne 90, 20 veicoli rimangono in eccesso a ogni intervallo. La fila aumenta rapidamente.

Anche quando la capacità torna normale, la congestione non sparisce immediatamente: bisogna prima smaltire tutte le automobili accumulate. Per questo può capitare che la causa originaria di una coda sia già scomparsa mentre gli automobilisti continuano a trovare chilometri di rallentamenti.

Il vero problema delle gallerie SS36 è il margine ridotto

La conformazione del territorio rende difficile immaginare soluzioni semplici. Lago, montagne, gallerie, centri abitati e infrastrutture esistenti limitano fisicamente lo spazio disponibile, mentre gli interventi importanti richiedono tempi e investimenti considerevoli.

Per questo la gestione del traffico diventa fondamentale: monitoraggio dei flussi, informazioni in tempo reale, coordinamento dei cantieri e gestione degli svincoli possono contribuire a limitare gli effetti delle giornate più difficili.

Anche distribuire maggiormente le partenze può fare la differenza. Weekend estivi, festività e grandi rientri sono infatti fenomeni in buona parte prevedibili.

La conclusione è apparentemente paradossale: sulla SS36 non serve necessariamente un incidente per creare una coda. Bastano molti veicoli nello stesso momento, un punto vicino alla propria capacità massima e una piccola perturbazione.

È questo il vero collo di bottiglia tra lago e montagna: nei momenti di punta il problema non è soltanto lo spazio disponibile sulla strada, ma soprattutto l’assenza di margine per assorbire un rallentamento senza trasformarlo in chilometri di coda.

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