Magazine

La porta di pietra che unisce l’Italia all’Europa

Passo dello Spluga in bici

Passo dello Spluga in bici : una strada sospesa tra storia, Alpi e grandi viaggi

Ci sono strade che servono semplicemente per andare da un luogo all’altro e poi ci sono strade capaci di raccontare una storia. Il Passo dello Spluga appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Da secoli questo valico alpino rappresenta una delle più importanti vie di collegamento tra la Lombardia e l’Europa centrale, un corridoio naturale attraverso le montagne che ha visto passare commercianti, eserciti, pellegrini, viaggiatori e, in tempi molto più recenti, migliaia di appassionati di ciclismo.

Situato sul confine tra Italia e Svizzera, a oltre 2.100 metri di altitudine, il passo mette in comunicazione la Valle Spluga e la Valchiavenna con il Rheinwald, nel Canton Grigioni, creando un legame geografico e culturale tra il versante italiano delle Alpi e quello germanofono. La sua importanza, però, precede di molti secoli l’arrivo dell’asfalto: lo Spluga era conosciuto e attraversato già nell’antichità, diventando nel corso del tempo una delle direttrici utilizzate per superare le Alpi centrali.

L’aspetto che oggi rende questo luogo ancora più spettacolare è la strada carrozzabile ottocentesca, indissolubilmente legata al nome dell’ingegnere Carlo Donegani, protagonista dell’ingegneria stradale alpina e successivamente autore anche della celebre strada dello Stelvio. Realizzata nei primi decenni dell’Ottocento, la carrozzabile dello Spluga rappresentò un’opera straordinaria per l’epoca.

Tornanti, muri di sostegno, gallerie e opere di protezione permisero di trasformare un difficile attraversamento montano in una moderna arteria di comunicazione. Ancora oggi percorrerla significa osservare da vicino un autentico monumento dell’ingegneria alpina, perfettamente inserito in un ambiente dominato da pareti rocciose, torrenti, pascoli e vette.

È proprio questa combinazione tra storia, paesaggio e difficoltà tecnica ad aver trasformato il Passo dello Spluga in una meta particolarmente affascinante per chi ama affrontare le grandi salite in bicicletta.

Passo dello Spluga in bicicletta: la lunga salita da Chiavenna

Per un cicloamatore, affrontare il Passo dello Spluga da Chiavenna significa misurarsi con una salita che non concede molto spazio alla distrazione, ma che ricompensa ogni metro conquistato con panorami sempre diversi.

Passo dello Spluga in bici – L’itinerario ciclistico si sviluppa per poco più di 30 chilometri, partendo dal fondovalle di Chiavenna, a circa 330 metri di quota, per raggiungere gli oltre 2.100 metri del confine italo-svizzero. Si tratta quindi di una vera salita alpina, caratterizzata da un dislivello importante e soprattutto da una notevole varietà di situazioni.

I primi chilometri permettono di entrare gradualmente nel ritmo. Lasciata Chiavenna, la strada risale la valle seguendo un andamento inizialmente abbastanza regolare, mentre le montagne iniziano progressivamente a chiudersi attorno al ciclista.

Avvicinandosi a San Giacomo Filippo e Campodolcino, il carattere della salita cambia e l’ambiente diventa sempre più alpino. È qui che si comincia a comprendere davvero perché lo Spluga sia considerato una delle strade di montagna più scenografiche della Lombardia.

La carreggiata si inserisce tra pareti rocciose e pendii ripidi, alternando tratti relativamente pedalabili a rampe decisamente più impegnative. Ma il vero spettacolo arriva quando la strada comincia letteralmente ad avvolgersi sulla montagna attraverso una successione di tornanti.

Il tratto del Sengio e la zona verso Pianazzo costituiscono una delle immagini simbolo dell’intera salita. Osservando la strada dal basso sembra quasi impossibile capire come sia stato possibile costruirla su un territorio così ripido e complesso.

Per il ciclista significa affrontare chilometri nei quali il ritmo diventa fondamentale. Partire troppo forte a Chiavenna può presentare il conto proprio nella parte centrale, quando le pendenze aumentano e nelle gambe iniziano già a farsi sentire centinaia di metri di dislivello.

Val Codera, il luogo senza strade dove sopravvivono antiche leggende

Lo Spluga non è una salita da affrontare inseguendo soltanto velocità e cronometro. È un’ascesa da interpretare, nella quale conviene distribuire attentamente le energie e, almeno una volta, concedersi qualche secondo per guardare alle proprie spalle e osservare la spettacolare strada appena percorsa.

Dal lago di Montespluga al valico: gli ultimi chilometri nel cuore delle Alpi

Superata la parte più tortuosa della salita, il paesaggio cambia ancora una volta e conduce verso uno dei luoghi più suggestivi dell’intero itinerario: Montespluga.

Qui la montagna assume un volto completamente diverso. Le pareti più chiuse della valle lasciano spazio a un ambiente d’alta quota ampio e severo, dominato dal lago artificiale di Montespluga, dai pascoli e dalle montagne che segnano il confine con la Svizzera.

Il piccolo abitato sembra quasi sospeso nel tempo e conserva ancora oggi l’atmosfera di un antico punto di passaggio alpino. Non è difficile immaginare carrozze, mercanti e viaggiatori che nei secoli scorsi raggiungevano queste quote prima di affrontare il valico.

Per chi arriva in bicicletta, però, il viaggio non è ancora concluso. Dal lago bisogna raccogliere le ultime energie per affrontare il tratto conclusivo verso il Passo dello Spluga, dove una nuova successione di curve risale il pendio fino alla frontiera.

Sono chilometri nei quali la fatica accumulata si sente inevitabilmente, ma è proprio qui che l’esperienza raggiunge il suo momento più intenso. La vegetazione si fa rada, l’orizzonte si apre e la strada sembra perdersi tra roccia e cielo.

Passo dello Spluga in bici – Una volta raggiunto il valico, a circa 2.115 metri di quota, ci si trova su uno spartiacque non soltanto geografico. Da una parte l’Italia e il bacino dell’Adda, dall’altra la Svizzera e il sistema del Reno: due mondi europei separati da pochi metri di montagna e collegati dalla stessa strada.

Nella zona di Montespluga si trova inoltre una curiosità geografica poco conosciuta: qui si individua l’area del territorio italiano più distante dal mare in linea d’aria, un dettaglio che rende ancora più particolare l’esperienza di raggiungere queste quote pedalando.

Il Passo dello Spluga non possiede forse la fama internazionale dello Stelvio, del Gavia o del Mortirolo, ma proprio questa relativa discrezione costituisce una parte importante del suo fascino. È una grande salita alpina senza bisogno di presentarsi come tale, una strada nella quale ciclismo, storia e paesaggio continuano a convivere metro dopo metro.

Perché il Passo dello Spluga è una delle salite da fare almeno una volta

Inserire il Passo dello Spluga tra le salite da affrontare almeno una volta in bicicletta significa scegliere un’esperienza che va molto oltre la semplice prestazione sportiva.

Naturalmente i numeri hanno il loro peso. Più di trenta chilometri di ascesa, un dislivello considerevole e un arrivo oltre quota duemila richiedono allenamento, gestione dello sforzo e una buona preparazione. Ma ridurre lo Spluga alle statistiche sarebbe un errore.

Il borgo senza strade tra natura e leggende

Il vero valore di questa strada sta nella successione continua di ambienti e sensazioni. Si parte dal clima relativamente mite di Chiavenna, si attraversano i centri della Valle Spluga, si entra nelle gole e nelle pareti rocciose, si affrontano i tornanti disegnati dall’ingegneria ottocentesca e infine si raggiunge il paesaggio d’alta montagna che circonda Montespluga.

Nel giro di poche ore si attraversa una differenza altimetrica enorme e, simbolicamente, secoli di storia europea. È proprio questa continua trasformazione del paesaggio a rendere la salita diversa da molte altre grandi ascese alpine.

Prima di partire è comunque fondamentale verificare le condizioni della strada. Essendo un valico alpino d’alta quota, il Passo dello Spluga è soggetto a chiusura stagionale e neve, vento, nebbia e bruschi cali di temperatura possono verificarsi anche quando a Chiavenna il clima è decisamente più mite.

Abbigliamento adeguato per la discesa, acqua, alimentazione e controllo delle condizioni meteorologiche sono quindi elementi indispensabili per affrontare la salita in sicurezza.

Una volta rispettate queste precauzioni, resta soltanto da pedalare. Tornante dopo tornante, lo Spluga racconta perché le grandi strade alpine esercitino ancora oggi un fascino così potente: non sono soltanto percorsi costruiti attraverso le montagne, ma luoghi nei quali natura, storia e ingegno umano finiscono per diventare una cosa sola.

La Nizza delle Alpi: il gioiello nascosto della Lombardia tra storia, natura e sapori autentici

Passo dello Spluga in bici – E quando finalmente compare il valico e alle spalle rimangono Chiavenna, Campodolcino, Pianazzo e il lago di Montespluga, il confine con la Svizzera sembra quasi secondario. La vera meta è aver percorso fino in cima una delle più spettacolari porte di pietra tra l’Italia e il cuore dell’Europa.

LE OFFERTE DI OGGI

Ricevi le news con WhatsApp
Telegram Messenger Instagram