Soccorso a pagamento – Nuove regole per gli interventi di ricerca e soccorso
Sono entrate in vigore le nuove disposizioni che prevedono il pagamento dei costi sostenuti dalla Guardia di Finanza per determinati interventi di ricerca, soccorso e salvataggio.
La misura riguarda però situazioni ben precise e non significa che ogni persona soccorsa debba mettere mano al portafoglio. Il principio alla base della normativa è quello di far sostenere il costo dell’operazione a chi abbia determinato l’evento con dolo o colpa grave, oppure abbia richiesto un intervento in maniera immotivata o ingiustificata.
In altre parole, chi si trova realmente in difficoltà o ritiene concretamente che una persona sia in pericolo deve continuare a rivolgersi ai soccorsi senza il timore di ricevere automaticamente una richiesta di pagamento.
La distinzione è fondamentale, soprattutto considerando la delicatezza delle operazioni di emergenza: la priorità rimane sempre quella di salvaguardare la vita e l’incolumità delle persone.
Le nuove disposizioni mirano invece a responsabilizzare chi, attraverso comportamenti gravemente imprudenti oppure attraverso richieste prive di una reale motivazione, determina l’attivazione di uomini e mezzi pubblici.
Un intervento di ricerca e salvataggio può infatti richiedere l’impiego contemporaneo di personale specializzato, veicoli terrestri, unità navali, elicotteri, aerei o droni, con un utilizzo considerevole di risorse.
Non bisogna quindi interpretare la nuova disciplina come l’introduzione generalizzata di un “soccorso a pagamento”. Il pagamento riguarda esclusivamente le specifiche circostanze previste dalla normativa.
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Quando il soccorso a pagamento può essere addebitato
Il punto centrale delle nuove regole riguarda le circostanze nelle quali può essere richiesto il pagamento dell’intervento.
Il corrispettivo può essere previsto quando l’evento che ha reso necessario il soccorso è imputabile al dolo o alla colpa grave di chi lo ha determinato, oppure quando la richiesta di intervento risulta immotivata o ingiustificata.
Si tratta quindi di condizioni più specifiche rispetto alla semplice disattenzione o all’errore di valutazione che può verificarsi durante un’escursione, una navigazione o un’altra attività.
Per questo motivo, non è corretto affermare che qualsiasi imprudenza comporti automaticamente il pagamento del soccorso.
Allo stesso modo, una persona che chiama perché ritiene ragionevolmente che esista una situazione di pericolo non deve rinunciare a chiedere assistenza per paura delle possibili conseguenze economiche.
Diverso è il caso di una richiesta priva di una reale giustificazione oppure di una situazione determinata da un comportamento che presenti le caratteristiche previste dalla normativa.
La finalità è anche quella di tutelare le risorse disponibili. Un’operazione di soccorso può infatti richiedere molte ore e coinvolgere personale e mezzi che, nello stesso momento, potrebbero essere necessari per affrontare un’altra emergenza.
Una richiesta immotivata o ingiustificata può quindi impegnare inutilmente risorse che devono rimanere disponibili per le persone realmente in pericolo.
Prima viene il soccorso, poi le verifiche
Uno degli aspetti più importanti riguarda il momento in cui vengono valutate le eventuali responsabilità.
Il soccorso viene comunque garantito quando necessario e l’intervento non viene subordinato al pagamento preventivo da parte della persona coinvolta.
Questo principio è essenziale perché qualsiasi esitazione nel chiedere aiuto durante una vera emergenza potrebbe trasformare una situazione gestibile in un episodio molto più grave.
Prima vengono quindi effettuate le operazioni necessarie per raggiungere, assistere e mettere in sicurezza le persone coinvolte. Solo successivamente possono essere esaminate le circostanze che hanno determinato l’attivazione dei soccorsi.
Il pagamento, dunque, non scatta automaticamente nel momento in cui viene effettuata una chiamata di emergenza.
Le eventuali responsabilità vengono valutate dopo l’intervento, verificando se esistano effettivamente le condizioni previste dalle nuove disposizioni.
È quindi sbagliato sintetizzare la novità affermando semplicemente che “da oggi il soccorso della Guardia di Finanza si paga”.
La nuova disciplina stabilisce invece che, in determinate circostanze, il costo delle operazioni possa essere posto a carico di chi ha provocato la necessità dell’intervento o lo ha richiesto senza una valida motivazione.
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Il ruolo della Guardia di Finanza nelle operazioni di soccorso
La Guardia di Finanza partecipa al sistema nazionale di ricerca e soccorso insieme alle altre istituzioni e strutture impegnate nella gestione delle emergenze.
Il Corpo dispone di personale e mezzi che possono essere utilizzati in scenari molto diversi, comprese le operazioni in mare, in montagna, nelle zone difficili da raggiungere e durante calamità o altre situazioni di emergenza.
A seconda delle necessità, possono essere impiegati personale specializzato, unità cinofile, mezzi terrestri, unità navali, elicotteri, aerei e droni.
La complessità di queste operazioni permette di comprendere perché l’attivazione dei soccorsi debba avvenire in maniera responsabile.
Un intervento può infatti coinvolgere numerosi operatori e mezzi tecnologicamente avanzati e può protrarsi per diverse ore.
Utilizzare senza una reale necessità queste risorse significa ridurne temporaneamente la disponibilità per altre emergenze.
Proprio per questo le nuove disposizioni puntano a responsabilizzare chi richiede un intervento, senza però modificare la priorità assoluta attribuita alla tutela della vita e della sicurezza.
Chi è davvero in pericolo deve continuare a chiedere aiuto
Il messaggio più importante per i cittadini rimane semplice: chi si trova realmente in pericolo deve chiedere soccorso senza esitazione.
Le nuove disposizioni non devono quindi creare il timore di ricevere automaticamente una richiesta di pagamento dopo essere stati aiutati.
Un incidente può verificarsi anche quando una persona ha adottato tutte le precauzioni necessarie. Allo stesso modo, durante un’escursione, una navigazione o un’attività all’aperto, le condizioni possono cambiare rapidamente e trasformare una situazione apparentemente sicura in una vera emergenza.
Avere bisogno di essere soccorsi non significa essere automaticamente responsabili dei costi dell’operazione.
Ciò che conta è la presenza delle condizioni individuate dalla normativa, come il dolo, la colpa grave oppure una richiesta di intervento immotivata o ingiustificata.
Chi pratica attività potenzialmente rischiose resta comunque chiamato ad adottare comportamenti responsabili, valutando le proprie capacità, le condizioni meteorologiche e ambientali, l’attrezzatura disponibile e le eventuali indicazioni delle autorità.
La prudenza rappresenta infatti uno degli strumenti più importanti per prevenire incidenti e ridurre la necessità di operazioni di ricerca e salvataggio.
L’obiettivo è evitare abusi e comportamenti irresponsabili
L’obiettivo delle nuove disposizioni non è scoraggiare le persone dal chiedere aiuto, ma evitare che il sistema di soccorso venga attivato con leggerezza, senza una concreta necessità o a seguito di comportamenti caratterizzati da dolo o colpa grave.
Le risorse utilizzate durante un’operazione di ricerca e salvataggio sono preziose e devono poter essere impiegate rapidamente dove esiste una reale situazione di emergenza.
Per questo motivo, chi provoca deliberatamente oppure con un comportamento gravemente colposo una situazione che rende necessario un intervento può essere chiamato a sostenerne i costi nei casi previsti dalla normativa.
Lo stesso principio può riguardare chi richiede un intervento senza una reale necessità o senza un giustificato motivo.
La regola fondamentale, tuttavia, non cambia: davanti a un pericolo reale bisogna chiamare i soccorsi senza perdere tempo.
Prima viene garantita l’assistenza alle persone coinvolte. Successivamente vengono effettuate le verifiche necessarie per stabilire le circostanze che hanno portato all’intervento.
Solo dopo queste valutazioni potrà essere stabilito se ricorrano le condizioni previste dalle nuove disposizioni per l’eventuale addebito dei costi.
La sicurezza delle persone resta quindi la priorità, mentre la nuova disciplina punta a favorire un utilizzo più responsabile delle risorse pubbliche destinate alle operazioni di soccorso.










