Punt dal Gall – Sembra un normale lago alpino, ma la sua storia è completamente diversa
Chi arriva a Livigno e guarda verso la parte settentrionale della valle vede comparire uno dei panorami più riconoscibili dell’Alta Valtellina: una lunga distesa d’acqua stretta tra montagne, boschi e pendii che sembrano scendere direttamente verso la riva.
È il Lago di Livigno, conosciuto anche come Lago del Gallo, e a prima vista tutto lascia pensare a uno dei tanti laghi naturali nati migliaia di anni fa tra le Alpi.
La realtà è molto diversa e probabilmente è proprio questo dettaglio a renderlo ancora più interessante.
Il grande specchio d’acqua che oggi caratterizza il paesaggio di Livigno è un bacino artificiale legato alla produzione di energia idroelettrica e alla diga di Punt dal Gall, situata verso il confine con la Svizzera.
Prima della realizzazione delle grandi opere idroelettriche il fondovalle aveva infatti un aspetto differente: dove oggi siamo abituati a vedere l’acqua si trovavano terreni, prati, collegamenti e spazi utilizzati dalla comunità locale.
La trasformazione avvenuta nel Novecento ha quindi cambiato profondamente questa parte della valle, fino a creare un paesaggio che con il passare dei decenni è diventato così familiare da sembrare completamente naturale.
C’è poi un altro particolare che spesso sfugge a chi visita Livigno: il lago non è interamente italiano.
Il bacino si sviluppa principalmente in territorio italiano, ma raggiunge il confine e prosegue per una parte in territorio svizzero.
Anche la grande diga di Punt dal Gall, una struttura ad arco alta circa 130 metri, è strettamente legata alla particolare posizione internazionale di questa zona.
È quindi sufficiente osservare il lago con maggiore attenzione per rendersi conto che davanti agli occhi non c’è soltanto un bel panorama alpino.
Acqua, energia, confini internazionali e trasformazione del territorio si incontrano nello stesso luogo, creando una delle storie più curiose di Livigno.
Ed esiste un dettaglio ancora più sorprendente: le acque di questa valle seguono una direzione decisamente insolita rispetto a quella che ci si potrebbe aspettare trovandosi in Lombardia.
Attraverso il sistema dello Spöl e dell’Inn entrano infatti nel grande bacino idrografico del Danubio, diretto verso est.
La magia della neve di agosto a Livigno
Una particolarità geografica che rende Livigno ancora più singolare e che aiuta a capire perché questa valle, pur trovandosi politicamente in Italia, abbia caratteristiche naturali strettamente collegate al territorio alpino oltre il confine.
Perché il Lago di Livigno a volte sembra quasi sparire
Una delle immagini che più sorprendono chi conosce il Lago di Livigno soltanto attraverso le fotografie estive arriva quando il livello dell’acqua scende notevolmente.
Il cambiamento può essere impressionante: porzioni di fondale tornano visibili, le rive sembrano allargarsi e in alcuni momenti il grande lago azzurro visto durante la bella stagione assume un aspetto completamente differente.
È proprio in queste occasioni che può nascere spontanea una domanda: perché il Lago di Livigno è senza acqua o sembra quasi in secca?
La spiegazione fondamentale è nella natura stessa del bacino.
Non bisogna dimenticare che siamo davanti a un serbatoio artificiale utilizzato all’interno di un sistema idroelettrico, quindi il livello dell’acqua non rimane necessariamente costante durante tutto l’anno.
La gestione dell’invaso e l’utilizzo delle risorse idriche possono determinare oscillazioni molto evidenti.
Questo significa anche che vedere il lago molto basso non permette, da solo, di concludere automaticamente che la causa sia una situazione di siccità .
Il livello del bacino è influenzato anche dal suo utilizzo idroelettrico, una caratteristica essenziale per interpretare correttamente ciò che si osserva.
Durante i mesi freddi e nel passaggio verso la primavera, il panorama può così essere radicalmente diverso da quello delle cartoline estive: dove qualche mese prima c’era acqua possono apparire terreno, neve, sedimenti e il tracciato naturale del fondovalle.
Poi il paesaggio cambia ancora.
Con l’evoluzione stagionale e la gestione delle acque, il bacino può tornare progressivamente a riempirsi, recuperando l’immagine alla quale sono abituati i visitatori estivi.
È una trasformazione spettacolare perché permette quasi di osservare due Livigno differenti nello stesso punto.
Il lato più sorprendente di Livigno?
Da una parte c’è il grande lago circondato dal verde, dall’altra un fondovalle che riemerge e lascia intuire quanto il territorio sia stato modificato dalla costruzione della diga.
Anche per questo fotografare il Lago di Livigno a distanza di alcuni mesi può produrre immagini difficili da riconciliare: sembrano luoghi differenti, eppure il punto geografico è esattamente lo stesso.
Il lago non è quindi un elemento immobile del paesaggio, ma una presenza che cambia insieme alle stagioni e alle esigenze del sistema idroelettrico.
Ed è forse questa una delle caratteristiche meno conosciute e più affascinanti del bacino.
La diga di Punt dal Gall e il confine nascosto dietro il panorama
Per capire davvero il Lago di Livigno bisogna spostare lo sguardo verso la sua estremità settentrionale, dove si trova la diga di Punt dal Gall.
È questa imponente struttura a rendere possibile l’esistenza del grande invaso nella forma che conosciamo oggi.
La diga raggiunge circa 130 metri di altezza e 540 metri di lunghezza al coronamento, dimensioni che aiutano a comprendere la scala dell’opera nascosta dietro un panorama che, osservato da lontano, può apparire semplicemente naturale.
La storia moderna del bacino è legata agli accordi tra Italia e Svizzera per l’utilizzazione delle acque dello Spöl e allo sviluppo delle infrastrutture idroelettriche alpine nel corso del Novecento.
Il risultato è uno scenario decisamente particolare: la maggior parte del lago si trova in Italia, mentre una porzione raggiunge il territorio svizzero, e la diga stessa si colloca proprio nell’area di confine.
È anche uno dei motivi per cui questa zona rappresenta molto più di un semplice punto panoramico.
Poco distante si trova infatti l’accesso al tunnel Munt La Schera, uno dei collegamenti stradali utilizzati per raggiungere Livigno dalla Svizzera.
Chi percorre questa strada entra quindi nella valle attraversando un territorio nel quale infrastrutture, confini e paesaggio naturale sono strettamente intrecciati.
Anche i numeri del bacino rendono bene l’idea delle sue dimensioni: il lago si sviluppa per diversi chilometri nelle vallate circostanti e rappresenta una riserva d’acqua fondamentale per il sistema energetico collegato alla diga.
Eppure, guardandolo dai sentieri o dalla strada, tutto questo può passare in secondo piano.
L’occhio vede soprattutto il blu dell’acqua, i larici, le montagne e, nelle giornate senza vento, i riflessi delle cime sulla superficie.
È proprio questo contrasto tra origine artificiale e aspetto naturale a rendere il Lago di Livigno così particolare.
Nel giro di alcuni decenni un’opera realizzata dall’uomo è diventata parte integrante dell’identità visiva della valle, al punto che oggi sarebbe difficile immaginare Livigno senza quella lunga striscia d’acqua che accompagna il fondovalle verso il confine svizzero.















