Parco delle Orobie Valtellinesi – Si accende il confronto sul futuro della viabilità nelle Orobie valtellinesi. Otto associazioni ambientaliste e comitati locali della provincia hanno espresso una forte contrarietà alla variante del Piano della Viabilità Agro-Silvo-Pastorale (VASP) del Parco delle Orobie Valtellinesi, presentando una richiesta formale di sospensione durante la Conferenza pubblica del procedimento di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), svoltasi il 4 febbraio.
Al centro della contestazione c’è l’inserimento di 38 nuovi tracciati, per un totale di 47,7 chilometri di strade in area protetta, che porterebbero l’estensione complessiva della rete viaria del Parco a quasi 449 chilometri.
Tra i firmatari del documento congiunto figurano l’ASFO Val Corta di Tartano, il Centro Etica Ambientale di Sondrio, il CROS di Varenna, Legambiente, LEIDAA Sondrio, Mountain Wilderness, ORMA di Morbegno e WWF Valtellina Valchiavenna.
I dubbi sulla legittimità del piano
Secondo le associazioni, l’utilizzo dello strumento VASP potrebbe configurare un possibile “sviamento di potere”. La normativa regionale (L.R. 31/2008) prevede infatti che tali infrastrutture siano realizzate esclusivamente a supporto delle attività agro-silvo-pastorali. Dal Rapporto Ambientale allegato al progetto emergerebbe invece che circa il 18% dei nuovi tracciati condurrebbe a rifugi o strutture ricettive, mentre altri interventi interesserebbero alpeggi ormai abbandonati.
Le organizzazioni sottolineano come la crisi della pastorizia di montagna sia legata soprattutto a fattori economici e alla mancanza di ricambio generazionale, e non alla carenza di accessi stradali. A dimostrarlo, evidenziano, sarebbe l’abbandono di diversi alpeggi storici nonostante la presenza di viabilità già esistente.
Impatti su ambiente e patrimonio storico
Particolare preoccupazione riguarda la localizzazione dei nuovi percorsi: 18 tracciati su 38 ricadrebbero in aree considerate molto vulnerabili dal punto di vista ambientale. Interventi infrastrutturali in queste zone, secondo i firmatari, potrebbero compromettere habitat e specie protette a livello europeo, tra cui il gallo cedrone e il fagiano di monte.
Altri 14 tracciati interferirebbero con sentieri storici e itinerari escursionistici, come la Gran Via delle Orobie e alcuni resti della Linea Cadorna. Il progetto prevede, in alcuni casi, la possibile distruzione dei percorsi storici qualora la conservazione in loco non fosse ritenuta fattibile, un’ipotesi che le associazioni giudicano incompatibile con le norme di tutela del patrimonio culturale.
Le richieste delle associazioni
Nel documento presentato durante la conferenza VAS, le organizzazioni avanzano cinque richieste principali: la sospensione immediata della variante fino alla presentazione di dati concreti sull’effettiva necessità agro-pastorale delle opere; l’esclusione dei tracciati con prevalente finalità turistica; lo stralcio dei percorsi previsti in aree vulnerabili o lungo sentieri storici; la revisione delle misure di mitigazione ambientale; e l’introduzione di prescrizioni vincolanti nelle Zone di Salvaguardia Comunitaria, come il divieto di transito notturno e la chiusura stagionale tra aprile e luglio per tutelare la fauna in periodo di nidificazione.
Parco Orobie Valtellinesi
Nel corso dell’incontro, il Direttore del Parco delle Orobie Valtellinesi ha dichiarato che, in presenza di finanziamenti già assegnati, l’Ente non intende respingere i progetti di nuova viabilità previsti dal Piano VASP. Una posizione che le associazioni definiscono “molto grave”, ritenendo che la tutela ambientale non possa essere subordinata a logiche economiche, soprattutto all’interno di un’area protetta.
«Chiediamo legalità, trasparenza e una pianificazione coerente con le reali esigenze dell’agricoltura di montagna», concludono i rappresentanti delle organizzazioni, sottolineando la necessità che le risorse pubbliche destinate al settore primario vengano utilizzate per sostenere concretamente la pastorizia e non per interventi con finalità turistiche.
La decisione finale spetterà ora all’Ente Parco, chiamato a trovare un equilibrio tra sviluppo delle attività produttive, tutela ambientale e rispetto dei vincoli normativi in uno dei territori più delicati delle Alpi lombarde.
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