Si chiude con un patteggiamento la vicenda giudiziaria legata al grave episodio avvenuto il 18 luglio 2025 al rifugio “Mai Tardi”, sugli Andossi, nel territorio di Madesimo. Protagonista della vicenda Massimiliano Pinoli, 45 anni, che ha concordato una pena di 3 anni di reclusione per il tentato omicidio del nipote Ivan Invernizzi, all’epoca 31enne.
L’accordo è stato raggiunto davanti al giudice per le indagini preliminari Antonio De Rosa. Determinante, nella definizione della pena, il riconoscimento delle attenuanti, in particolare quella dello stato d’ira provocato da un fatto ritenuto ingiusto, oltre al risarcimento del danno nei confronti della parte civile. Pinoli, assistito dall’avvocato Francesco Romualdi, risulta attualmente in libertà.
La vicenda aveva suscitato forte impressione in tutta la zona, sia per la gravità dell’accaduto sia per il contesto familiare e lavorativo in cui si era verificato. Il fatto risale al pomeriggio del 18 luglio, quando all’interno della cucina del rifugio di famiglia – attivo da oltre quarant’anni – era scoppiata una violenta lite tra zio e nipote, entrambi coinvolti nella gestione dell’attività.
Secondo quanto ricostruito, all’origine dello scontro vi sarebbero state tensioni legate proprio alla conduzione del locale. Dalle parole si era passati rapidamente ai fatti: durante il diverbio sarebbero stati lanciati oggetti, fino a quando Pinoli avrebbe afferrato un coltello da cucina con una lama di circa 25 centimetri, colpendo il nipote all’addome.
Un gesto che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Come accertato dai medici, il colpo non è risultato fatale solo per una circostanza fortuita: la lama è stata fermata da una costa, evitando lesioni agli organi vitali.
Il 31enne era stato soccorso e trasportato in elicottero all’ospedale di Lecco, dove era stato sottoposto a intervento chirurgico. Le sue condizioni, inizialmente serie, erano migliorate rapidamente: già nelle ore successive era stato dichiarato fuori pericolo, fino alla completa guarigione nel giro di alcune settimane.
Le indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Chiavenna con il supporto del Nucleo investigativo provinciale e coordinate dalla Procura di Sondrio, avevano permesso di ricostruire nel dettaglio la dinamica dei fatti. Fondamentali i rilievi effettuati sul posto, il sequestro dell’arma e le testimonianze raccolte.
La cucina del rifugio era stata posta sotto sequestro per alcuni giorni, al fine di consentire tutti gli accertamenti tecnici necessari. Sulla base degli elementi raccolti, alla fine di agosto era stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Pinoli, inizialmente posto agli arresti domiciliari nella sua abitazione in Bassa Valtellina.