Magazine

Qual è la galleria più vecchia della statale 36?

Statale 36 chiusura notturna

Statale 36 chiusura notturna – Le gallerie della Statale 36 non hanno tutte la stessa età: ecco perché

Chi percorre spesso la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga tende a considerarla un’infrastruttura unica e omogenea. In realtà, la SS36 è il risultato di oltre un secolo di lavori, ampliamenti e trasformazioni, avvenuti in periodi storici molto diversi tra loro. Le sue gallerie raccontano perfettamente questa evoluzione: alcune hanno origini addirittura ottocentesche, mentre altre sono opere moderne inaugurate negli ultimi vent’anni.

La differenza di età tra i vari tunnel della Statale 36 dipende soprattutto dalle esigenze di traffico emerse nel tempo. Le prime tratte erano nate come semplici collegamenti militari e commerciali lungo il lago di Como, mentre le gallerie più recenti sono state progettate per sostenere il traffico intenso di una delle arterie più importanti della Lombardia. Oggi la SS36 collega Milano, Monza, Lecco, la Valtellina e la Svizzera, rappresentando una via strategica sia per il trasporto merci sia per il turismo alpino.

Le origini storiche della strada risalgono alla cosiddetta “strada militare lacuale”, costruita dagli austriaci tra il 1824 e il 1832 sotto la direzione dell’ingegnere Carlo Donegani. In quel periodo vennero realizzate le prime storiche gallerie lungo il lago, opere considerate straordinarie per l’epoca. Si trattava di tunnel scavati direttamente nella roccia per permettere il passaggio delle carrozze e garantire collegamenti più rapidi tra Milano e la Valtellina. Molte di queste infrastrutture costituirono la base delle future evoluzioni della SS36 moderna.

Con il boom economico degli anni Sessanta e Settanta, la vecchia strada non era più sufficiente a sostenere il crescente traffico automobilistico. Fu allora che nacque il progetto della superstrada Lecco-Colico, una delle opere viarie più importanti del Nord Italia. I lavori iniziarono negli anni ’60 ma procedettero per lotti successivi, con inaugurazioni distribuite nell’arco di quasi trent’anni. La tratta completa venne infatti resa operativa solo nel 1987-1988, dopo enormi investimenti economici e importanti sfide ingegneristiche.

Perché la statale 36 chiude così spesso? I motivi dietro i cantieri

Statale 36 chiusura notturna – Le gallerie realizzate in quel periodo riflettono perfettamente la tecnologia dell’epoca. Molti tunnel furono costruiti per attraversare montagne particolarmente instabili o per evitare il tortuoso tracciato costiero della vecchia strada lacuale. Alcune opere, come la celebre galleria Monte Piazzo, furono completate tra la fine degli anni ’70 e la metà degli anni ’80. Proprio questa galleria è diventata nel tempo simbolo delle difficoltà strutturali della SS36, a causa dei problemi geologici del versante montano che sovrasta il lago.


Dai tunnel storici alle opere moderne: l’evoluzione della SS36

Tra le opere più importanti della Statale 36 moderna ci sono sicuramente le gallerie dell’attraversamento di Lecco. Fino agli anni Novanta il traffico diretto verso la Valtellina attraversava il centro cittadino, creando code interminabili e pesanti problemi ambientali. Per risolvere questa situazione vennero progettati nuovi tunnel strategici come il Monte Barro e il sistema sotterraneo di Lecco, inclusa la celebre galleria San Martino.

Queste infrastrutture rappresentano una generazione completamente diversa rispetto alle gallerie storiche del lago. Furono progettate con criteri moderni di sicurezza, ventilazione e gestione del traffico. La galleria San Martino, inaugurata nel 1999 dopo circa vent’anni di lavori, è una delle opere più complesse della Lombardia: un sistema sotterraneo a doppio livello che permette di attraversare Lecco senza interferire con il traffico urbano. L’intervento cambiò radicalmente la mobilità del territorio lecchese e rese la SS36 molto più scorrevole.

Negli anni successivi arrivò anche il raccordo Lecco-Ballabio, aperto nel 2006, quasi interamente sviluppato in galleria. Questo nuovo asse viario migliorò i collegamenti con la Valsassina e contribuì ulteriormente a trasformare la zona in un nodo infrastrutturale fondamentale per tutta la regione.

Ancora più recente è invece la Variante di Monza, uno dei progetti viari più discussi e costosi della Lombardia contemporanea. Per decenni il traffico della SS36 attraversava viale Lombardia dividendo la città in due, con livelli di smog e congestione tra i più elevati d’Europa. Dopo anni di proteste e dibattiti, venne approvata la realizzazione di un tunnel urbano sotterraneo.

La nuova galleria di Monza fu inaugurata nel 2013 e rappresenta una delle opere più moderne della SS36. Il tunnel corre sotto la città per circa 1,8 chilometri e consente di eliminare gran parte del traffico di superficie. A differenza delle gallerie storiche dell’Alto Lago, costruite principalmente scavando nella roccia, qui si è lavorato in un contesto urbano estremamente complesso, con tecnologie avanzate e sistemi di sicurezza di ultima generazione.

Statale 36 chiusura notturna

Oggi la Statale 36 appare quindi come un vero mosaico infrastrutturale: lungo il suo percorso convivono gallerie ottocentesche nate come strade militari, tunnel costruiti durante il boom economico degli anni ’70 e opere ultramoderne inaugurate nel nuovo millennio. Questa stratificazione storica spiega perché alcune gallerie mostrino problematiche strutturali legate all’età e alle tecniche costruttive dell’epoca, mentre altre siano progettate secondo standard molto più recenti.

La SS36 non è soltanto una strada: è una testimonianza concreta dell’evoluzione economica, industriale e tecnologica della Lombardia. Ogni galleria racconta un pezzo di storia diversa, dalle ambizioni militari dell’Ottocento fino alle moderne esigenze di mobilità del XXI secolo.

LE OFFERTE DI OGGI

LU SULE, LU MARE, LU IENTU

Ricevi le news con WhatsApp
Telegram Messenger Instagram