Dicembre 2, 2022 14:01

Emilio Visconti Venosta il nostro più grande con valligiano





Emilio Visconti Venosta, il nostro “più grande con valligiano”, come lo definì Luigi Credaro commemorandone la scomparsa in Consiglio provinciale. Cospiratore con Mazzini nel 1848 combatté nelle cinque giornale di Milano, esule in Piemonte divenne collaboratore di Cavour che nel 1859 lo inviò commissario al campo di Garibaldi. Diplomatico di carriera, fu deputato e senatore e per ben otto volte ministro per gli Affari esteri del nuovo Regno d’Italia che aveva contribuito a costituire. Erede per matrimonio degli Alfieri e dei Cavour e dei relativi possedimenti e castelli, rimase sempre legato a Grosio dove restaurò le antiche dimore di famiglia per trascorrervi puntualmente ogni anno le vacanze. Ciò che più testimonia il suo affetto per il paese è la scelta di erigere nel cimitero grosino la cappella in cui volle riposassero i suoi resti mortali.
Emilio Visconti Venosta (Milano 1829-Roma 1914) discendente di una delle più illustri famiglie valtellinesi, fu educato a Milano e divenne mazziniano. Nel 1848 fu uno dei protagonisti delle “Cinque giornate” di Milano, ma dopo i moti del ’53 capì che la rivoluzione da sola non avrebbe condotto all’unità d’Italia. Esule in Piemonte conobbe il Cavour che nel 1859 gli affidò il rischioso e delicato incarico di commissario regio presso Garibaldi. Divenne poi uno dei principali statisti italiani e fu per otto volte ministro degli Esteri. In questa veste o per speciale incaricato del Governo, trattò le più importanti questioni internazionali con grande tatto e capacità. Fu sempre orgoglioso della sua origine valtellinese e volle essere sepolto a Grosio dove soltanto, diceva, di sentire “le radici sotto i piedi”. Non gli mancarono riconoscimenti, fu deputato e senatore, divenne marchese e fu decorato del Gran Collare dell’Annunziata, la massima onorificenza del Regno che aveva contribuito a conquistare. Rimane tuttora il nostro “più grande con valligiano, come lo definì Luigi Credaro nella commemorazione tenuta al Consiglio provinciale quando morì.
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