Dicembre 4, 2022 14:12

Bambi della Valmalenco e animalismo fanatico, il parere dello zoologo

Come noto il Dipartimento Veterinario dell’ATS della Montagna si è occupato del cervo “Bambi della Valmalenco”, al fine di garantire il rispetto delle leggi nazionali che fanno divieto del possesso di specie selvatiche in assenza dei dovuti requisiti e delle previste autorizzazioni.
Procedendo alla verifica dello stato di benessere del cervo in tutte le fasi della sua gestione e del suo trattamento. Provvedendo al trasferimento dell’ungulato in un luogo più sicuro e autorizzato alla gestione della fauna selvatica a maggior garanzia della sua salute così come dell’incolumità delle persone.

Sul caso ospitiamo il parere dello Zoologo Davide Rufino (info e pagina Facebook).

“Sempre più spesso, zoologi e naturalisti si sentono dei novelli don Chisciotte. Ci sembra di combattere letteralmente contro i mulini a vento: più ci si sforza di educare le persone al corretto e rispettoso rapporto col selvatico, più arrivano i bastian contrari, il popolo dei politically correct, quello dei sentimentalisti, degli emotivi, dei buonisti, dei perbenisti . A farci venire un travaso di bile, stavolta, è quest’ultimo episodio accaduto in provincia di Sondrio.
Ecco dunque i fatti: un cervo viene detenuto per due anni da un privato. Non ci è dato sapere come l’uomo sia entrato in possesso dell’ungulato, presumibile che lo abbia trovato ancora giovanissimo accucciato nel bosco, in evidente pronazione come spesso i piccoli cervidi fanno: a nulla valgono i ripetuti appelli – quei piccoli immobili nell’erba non sono abbandonati!- e il cerbiatto è stato raccolto, strappato alla sua vita e portato nel terreno di chi poi lo ha detenuto. Una volta scoperta la detenzione del cervo, quest’ultimo viene giustamente tolto all’uomo. E sottolineo giustamente, in quanto cervo: non una capra o un’ochetta, bensì un animale selvatico che dunque per legge non può essere rimosso dal suo habitat né detenuto da chi non possiede specifica autorizzazione. Come recita la legge sulla tutela della fauna omeoterma, la 157/92, la fauna selvatica è “patrimonio indisponibile dello stato” e dunque un bene comune. Un animale selvatico non può essere prelevato o/e detenuto a meno che non stia correndo gravi rischi per la sua incolumità, e per questo esistono i CRAS. Se in questo paese le leggi venissero applicate, alla persona in questione – a cui si riconosce indubbiamente la buona fede, e affezionarsi non è certo un reato – verrebbe applicata una sanzione.
Invece, cosa succede? Succede che “Bambi” (sì, proprio così, sembra una presa in giro e un affronto, giusto per sottolineare come il mondo naturale venga ormai visto sempre più sotto lo zuccheroso quanto antiscientifico filtro Disney, ben lontano dalla realtà) verrà restituito al privato che si premurerà di costruire un recinto adeguato. E magari non poteva essere altrimenti, dopo la sollevazione popolare per riunire il cervo alla sua “famiglia”: compaesani, associazioni di stampo animalista e persino i “mezzi di informazione” si sono mobilitati chiedendo a gran voce che l’ingiustizia venisse riparata. Dove per ingiustizia non si intende il prelievo di fauna non autorizzato e la detenzione non consentita di un cervo, ma l’aver strappato quest’ultimo dalle mani di chi lo ha prelevato e tenuto.
Italia, paese meraviglioso: chi detiene un animale selvatico diventa un eroe, e viene pure spalleggiato a furor di popolo. Non è mia intenzione demonizzare il “padrone” di Bambi, non metto in dubbio la buona fede, ma io mi occupo di questo argomento e non posso che constatare come l’approccio nei confronti della fauna selvatica sia sempre più lontano da come dovrebbe essere. E chi dovrebbe spingere nella direzione giusta e affidarsi alla voce degli esperti, fa il contrario: articoli scritti di pancia, disinformazione, media compiacenti, animalismo fanatico dilagante ed esasperazioni emotive si stanno divorando scienza e consapevolezza.
Si dichiarano tutti molto soddisfatti di questa grande “vittoria”, peccato che a perdere davvero sia il cervo: privato della sua vita, cosa farà quando gli salirà il testosterone? Comincerà a bramire come un ossesso, magari attirando altri maschi. Magari comincerà a guardare il paparino umano non più come un dispensatore di cibo e carezze, ma come un rivale o un intruso. Cosa anche possibile, visto che ha perso la diffidenza nei confronti dell’umano. o.
Ma poi, soprattutto, si va a creare un precedente pericoloso che potrebbe fare giurisprudenza. E non importa quanto gli esperti del settore continuino a dire che i giovani cervidi accucciati nel bosco non vadano toccati: non stupiamoci se poi qualcuno si sentirà ancor più legittimato a farlo, conscio del fatto che tanto è carino, se me lo tengo poi magari me lo lasciano pure”.

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