Turismo usa e getta
Trenord: promesse, investimenti e realtà quotidiana
Negli ultimi anni, Trenord ha investito tempo, risorse e promesse per migliorare la linea ferroviaria Milano‑Sondrio. A parole, si parlava di maggiore frequenza, maggiore affidabilità e di una ferrovia pronta a sostenere un traffico passeggeri più intenso. Ma, nella realtà di ogni giorno, la situazione è ben diversa.
Basta guardare la routine di un pendolare o di un turista qualsiasi: ritardi costanti, cancellazioni imprevedibili, convogli che non arrivano, oppure che partono con ritardo. In una delle principali direttrici di collegamento tra Milano e la Valtellina, questo è ormai diventato parte del normale “servizio”. E non è un dettaglio marginale: per chi usa il treno tutti i giorni, queste inefficienze si traducono in ore perse, stress, costi extra e un forte senso di frustrazione.
Se poi si aggiunge la questione dei passaggi a livello, come quello al Trippi — dove ogni treno provoca code chilometriche e rallentamenti per auto e mezzi di trasporto — si comprende quanto sia complessivamente critico il quadro. Non si tratta più di fastidi isolati: è un problema strutturale con impatti sociali, economici e logistici evidenti.
E qui arriva il nodo più grande: nonostante questa realtà quotidiana sia sotto gli occhi di tutti, Trenord continua a fare promesse ambiziose in vista delle Olimpiadi Invernali.
Le promesse olimpiche: 30 minuti, traffico e disorganizzazione
Trenord ha annunciato che, durante le Olimpiadi Invernali Milano‑Cortina, garantirà un treno ogni 30 minuti sulla linea Milano‑Sondrio. Una promessa roboante, che sulla carta suona benissimo e dovrebbe far pensare a una ferrovia impeccabile, pronta a gestire un traffico passeggeri straordinario.
Peccato che non ci sia nessun periodo di prova, nessun test reale di questa ipotetica intensificazione del servizio. Zero simulazioni, nessun dry‑run operativo, nessuna verifica tecnica su come gestire la frequenza raddoppiata. Tutto verrà messo in scena direttamente “a evento aperto”.
È una scelta che, se letta con occhi minimamente critici, appare folle, presuntuosa e tecnicamente insensata. Per chiunque abbia anche solo un minimo di esperienza organizzativa, l’idea di “andare in scena senza provare prima il copione” è semplicemente una ricetta per il disastro.
E infatti non parliamo di un lancio di un’app o di un evento locale: stiamo parlando della gestione di un’infrastruttura critica, con migliaia di viaggiatori coinvolti, esigenze di puntualità, sicurezza e integrazione con il traffico stradale e ferroviario.
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I motivi di preoccupazione sono molti:
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Raddoppio della frequenza senza test
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Nessuna prova di gestione dei picchi di traffico passeggeri
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Coinvolgimento di infrastrutture obsolete
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Totale assenza di piani di emergenza verificati
Chiunque gestisca progetti complessi sa che queste sono esattamente le condizioni che portano agli errori più costosi e clamorosi.
Inverno sintetico sulle piste della Valtellina
Valtellina: isolamento e disagi tra treni, auto e turismo
Ora immaginiamo la Valtellina tra il 6 e il 22 febbraio. Secondo Trenord e gli organizzatori delle Olimpiadi, tutto dovrebbe andare per il meglio. Ma se la ferrovia è già in difficoltà con un treno all’ora, cosa succederà con due treni all’ora, traffico turistico raddoppiato e strade sotto pressione continua?
Il rischio è quello di un collasso totale:
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Treni affollati, ritardi a catena e corse cancellate
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Passaggi a livello bloccati a lungo
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Auto ferme per decine di minuti
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Strade principali e secondarie congestionate
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Incidenti, malcontento e disservizi generali
Il risultato? Una Valtellina non raggiungibile in modo efficiente né in treno né in auto, con code ovunque e frustrazione diffusa. E tutto questo proprio per un evento sportivo che — come diremo tra poco — qui ha un significato molto relativo.
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E non pensate che sia una semplice esagerazione: il problema dei passaggi a livello, da anni, è un tema aperto. RFI (Rete Ferroviaria Italiana) gestisce infrastrutture che risalgono agli anni ’90, non sempre allineate con gli standard moderni di traffico e sicurezza ferroviaria. In pratica, stiamo chiedendo a un sistema non completamente adeguato di reggere un peso straordinario senza le necessarie prove tecniche e logistiche.
Le Olimpiadi: opportunità o delusione annunciata?
E veniamo al punto dolente: le Olimpiadi Invernali Milano‑Cortina 2026. Un evento sportivo di portata internazionale, che dovrebbe portare benefici economici, turistici e di prestigio. Ma cosa significa davvero per la Valtellina?
I fatti parlano da soli:
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La Valtellina non è la sede principale dell’evento (il nome ufficiale è “Milano‑Cortina”, non Valtellina)
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Le gare che si svolgono sulle nostre montagne sono solo una parte di tutto l’evento
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Il turismo tradizionale valtellinese non ruota esclusivamente attorno agli sport invernali
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La neve — elemento chiave dell’immaginario olimpico — non è più garantita come una volta
In altre parole, l’evento olimpico rischia di essere una grande operazione di marketing, ma non una vera occasione di sviluppo sostenibile per la nostra valle.
È inevitabile chiedersi: perché investire così tanto sacrificando la normalità quotidiana di migliaia di persone per un evento che per molti aspetti non si tradurrà in un beneficio concreto e duraturo?
La risposta purtroppo sembra semplice: interessi di marketing e di breve periodo. La Valtellina, per gli organizzatori, sembra essere vista più come un tratto di strada panoramico da collegare alle piste, piuttosto che come una comunità viva con esigenze reali e prioritarie.
E questo è ancora più amaro quando si scopre che anche alcuni amministratori locali, invece di tutelare gli interessi della valle, sembrano essersi messi sulla stessa linea degli organizzatori. Per alcuni di loro, forse, il beneficio immediato vale più di una visione strategica a lungo termine.
Turismo “usa e getta”: illusioni vs realtà
È tempo di affrontare un’altra promessa ricorrente: quella del “ritorno turistico”. Spesso sentiamo dire che un grande evento porterà nuove persone, nuovi soldi e nuove opportunità. Ma funziona davvero così?
La risposta è: dipende da come è gestito l’investimento e da quanto esso si integra con una strategia turistica reale e sostenibile.
Nel caso della Valtellina, però, ci sono diverse criticità:
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La nostra offerta turistica non è legata solo alla neve
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Le stagioni si stanno alternando in modo imprevedibile
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La neve è sempre meno garantita
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Molti turisti cercano esperienze ambientali, culturali, enogastronomiche che non hanno nulla a che vedere con gli sport invernali
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Non esiste un piano integrato che valorizzi davvero il territorio
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Ci si concentra solo sugli eventi, non sulla qualità dell’esperienza
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Le infrastrutture di accesso non sono adeguate
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Il beneficio economico rischia di essere concentrato solo in poche località
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Livigno e Bormio possono trarre vantaggio
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Ma molte altre zone rischiano di restare ai margini dei flussi turistici
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Insomma: se il turismo non viene armonizzato con la sostenibilità territoriale, con la vita quotidiana delle comunità e con infrastrutture efficienti, il rischio è che l’effetto sia quello del famoso “usa e getta”: una valanga di gente per pochi giorni — e poi il nulla di sempre.
Turismo usa e getta: una Valtellina che merita di più
La Valtellina non è un semplice corridoio tra Milano e le piste da sci. È una terra ricca di storia, cultura, natura e comunità orgogliose. Merita politiche infrastrutturali serie, non promesse irrealistiche. Merita una ferrovia moderna, efficiente, testata e affidabile — non una gestione “in diretta” senza prove.
E merita un turismo che non sia solo legato a un evento, ma che valorizzi la sua identità unica.
Se Trenord, RFI, gli organizzatori olimpici e i nostri amministratori vogliono davvero fare qualcosa di buono per questa valle, non basta un treno ogni 30 minuti durante le Olimpiadi: serve una visione strategica, investimenti reali e soprattutto rispetto per chi vive qui tutto l’anno.









