Strada statale 36 lavori – La galleria Monte Piazzo si avvicina alla conclusione degli interventi strutturali, ma per gli automobilisti i disagi non sono ancora finiti. Tra chiusure notturne, nuovi cantieri e il problema del versante franoso, il futuro della Statale 36 continua a sollevare interrogativi sulla sicurezza e sull’affidabilità dei collegamenti verso la Valtellina.
Statale 36, perché la fine dei lavori non significa la fine dei problemi
La Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga rappresenta uno dei collegamenti più importanti della Lombardia, soprattutto per chi deve raggiungere la Valtellina, la Valchiavenna e le località dell’Alto Lago di Como.
Ogni giorno questa arteria viene percorsa da migliaia di automobilisti, pendolari, lavoratori e mezzi pesanti, oltre che dai turisti diretti verso le montagne. Per questo motivo, qualsiasi intervento sulla strada può avere conseguenze che vanno ben oltre il tratto direttamente interessato dai cantieri.
La situazione della galleria Monte Piazzo, tra Dervio e Colico, è diventata negli anni uno degli esempi più evidenti della fragilità di questo collegamento.
Gli interventi di consolidamento e messa in sicurezza, per un investimento complessivo di circa 77 milioni di euro, stanno entrando nella loro fase conclusiva, ma sarebbe sbagliato interpretare questa notizia come il ritorno immediato alla normalità .
Le opere strutturali sono infatti soltanto una parte di una questione più complessa, nella quale si intrecciano manutenzione, sicurezza del territorio, capacità della rete stradale e necessità di garantire collegamenti affidabili anche durante le emergenze.
Secondo il quadro aggiornato all’inizio di novembre 2026, le limitazioni alla circolazione nella zona di Monte Piazzo proseguiranno fino al 23 dicembre 2026.
Durante il giorno è prevista la riduzione a una corsia per senso di marcia, mentre nelle ore notturne la carreggiata diretta verso Sondrio è soggetta a chiusure programmate, con deviazioni sulla viabilità provinciale.
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Questo significa che anche nelle settimane che precedono le festività natalizie chi percorre la Statale 36 dovrà continuare a organizzare gli spostamenti tenendo conto di possibili rallentamenti e modifiche al percorso.
Il problema riguarda soprattutto chi utilizza la strada quotidianamente e non può scegliere liberamente quando partire. Per un pendolare, un autotrasportatore o un lavoratore che deve rispettare orari precisi, anche un ritardo apparentemente contenuto può trasformarsi in una difficoltà concreta.
La preoccupazione principale, però, guarda oltre dicembre: il completamento del consolidamento non elimina automaticamente tutte le criticità geologiche e infrastrutturali della zona.
La vera sfida non consiste soltanto nel terminare gli interventi già programmati, ma nel capire come garantire nel lungo periodo una strada sicura, efficiente e meno vulnerabile agli imprevisti.
Il problema della frana di Monte Piazzo: perché la sicurezza resta una prioritÃ
Il vero interrogativo sul futuro della galleria Monte Piazzo riguarda la stabilità del territorio nel quale è stata realizzata. La struttura si trova infatti in un contesto geologico particolarmente delicato, caratterizzato dalla presenza di un movimento franoso conosciuto da decenni.
Gli interventi di consolidamento hanno permesso di rafforzare l’infrastruttura, ma non hanno eliminato completamente le problematiche idrogeologiche dell’area.
Questa distinzione è fondamentale per comprendere perché, nonostante gli investimenti e l’avvicinarsi della conclusione dei lavori principali, il futuro della Statale 36 continui a essere oggetto di valutazioni tecniche.
Mettere in sicurezza una struttura esistente non equivale necessariamente a eliminare le cause geologiche che ne condizionano il comportamento nel tempo.
Per questo motivo il monitoraggio rimane un elemento essenziale, insieme alla manutenzione e alla valutazione di eventuali soluzioni alternative. Non significa che la galleria sia automaticamente pericolosa per chi la percorre, ma che il suo contesto richiede un’attenzione costante.
Proprio per affrontare questa situazione, Anas ha avviato uno studio di fattibilità per un possibile nuovo tracciato capace di superare le criticità legate al versante.
Le ipotesi attualmente considerate prevedono investimenti molto importanti. Una prima soluzione riguarda una variante di circa 3-4 chilometri, con un costo stimato tra 600 e 700 milioni di euro.
La seconda ipotesi è decisamente più impegnativa: un percorso alternativo di circa dieci chilometri, per una spesa che potrebbe superare 1,5 miliardi di euro.
Si tratta di scenari ancora in fase di valutazione e non di progetti definitivamente approvati o finanziati. Restano quindi aperte domande fondamentali sui tempi, sulle risorse disponibili e sulla soluzione tecnicamente più adatta.
Anche la realizzazione di una nuova infrastruttura richiederebbe diversi anni, tra progettazione, autorizzazioni, finanziamenti e costruzione. Nel frattempo, l’attuale tracciato continuerà a svolgere un ruolo indispensabile per la mobilità dell’intero territorio.
È proprio questa prospettiva a preoccupare maggiormente chi percorre abitualmente la SS36: il rischio di dover convivere ancora a lungo con interventi periodici, limitazioni alla circolazione e possibili nuove esigenze di manutenzione.
La questione non riguarda soltanto la durata dei cantieri, ma la capacità di costruire una soluzione sostenibile per i prossimi decenni, evitando che ogni nuova criticità si trasformi in un’emergenza per i collegamenti tra Lecco, l’Alto Lago e la Valtellina.
Nuovi cantieri sulla Statale 36: cosa succederà nel 2027
Mentre gli interventi strutturali nella zona di Monte Piazzo si avvicinano alla conclusione, un altro importante progetto si prepara a entrare nella fase operativa.
Si tratta del nuovo collegamento tra la Statale 36 e la Strada Provinciale 72 a Dervio, un’opera destinata a migliorare l’accessibilità della viabilità locale e a rendere più funzionali i collegamenti tra la superstrada e la strada che costeggia il Lago di Como.
Il progetto prevede un investimento di circa 46 milioni di euro e, secondo le indicazioni disponibili all’inizio di novembre, l’avvio dei lavori è atteso tra gennaio e febbraio 2027.
La partenza del cantiere era inizialmente prevista tra novembre e dicembre 2026, ma alcune difficoltà legate agli espropri dei terreni hanno comportato uno slittamento del calendario.
Prima dell’avvio delle lavorazioni principali sono inoltre previste verifiche preliminari, comprese indagini per accertare l’eventuale presenza di ordigni bellici.
L’obiettivo del nuovo collegamento è importante perché la SP72 costituisce una delle principali alternative alla superstrada quando si verificano chiusure o limitazioni lungo la SS36.
Il problema, tuttavia, è che la Provinciale 72 non possiede le stesse caratteristiche e la stessa capacità di smaltimento del traffico della superstrada.
Quando un numero elevato di veicoli viene deviato su questa strada, soprattutto durante i fine settimana o nei periodi di maggiore afflusso turistico, possono verificarsi rallentamenti significativi.
La presenza di centri abitati, intersezioni e tratti con caratteristiche differenti da quelle di una strada a scorrimento veloce rende più complicata la gestione dei flussi.
Il nuovo collegamento di Dervio potrebbe quindi rappresentare un miglioramento importante, ma non deve essere considerato una soluzione definitiva a tutte le criticità della rete.
Inoltre, l’apertura di un nuovo cantiere comporterà inevitabilmente la necessità di organizzare le lavorazioni e coordinare eventuali modifiche alla circolazione.
Per chi viaggia verso la Valtellina, il timore è che alla conclusione di un intervento possa seguire un nuovo periodo di disagi, senza una fase sufficientemente lunga di normalità .
Diventa quindi essenziale programmare i lavori in modo coordinato, evitando per quanto possibile sovrapposizioni tra chiusure, deviazioni e interventi sulla viabilità provinciale.
La vera efficacia del progetto si misurerà non soltanto nella realizzazione della nuova infrastruttura, ma anche nella sua capacità di rendere più affidabile l’intero sistema dei collegamenti dell’Alto Lago.
Chiusure e limitazioni a novembre e dicembre 2026: cosa devono sapere gli automobilisti
Per chi deve percorrere la Statale 36 verso Colico, Sondrio e la Valtellina, le prossime settimane richiederanno ancora particolare attenzione.
Il calendario delle limitazioni prevede infatti una serie di provvedimenti che interessano diversi tratti della strada, con conseguenze differenti a seconda della direzione di marcia e dell’orario.
Uno dei provvedimenti principali riguarda il tratto compreso tra il chilometro 75+300 e il chilometro 85+750, in direzione nord, dove è prevista una finestra di chiusure notturne dal 1° novembre al 23 dicembre 2026, nella fascia compresa tra le 21:00 e le 5:00.
È importante precisare che la validità del provvedimento non significa necessariamente che la strada rimarrà chiusa ogni singola notte: l’effettiva applicazione delle limitazioni deve essere verificata attraverso gli aggiornamenti sulla viabilità .
Durante il giorno, nella zona interessata dagli interventi di Monte Piazzo, continueranno inoltre i restringimenti a una corsia per senso di marcia.
Questo può provocare rallentamenti anche in assenza di incidenti, soprattutto quando il traffico aumenta o quando i flussi turistici si sovrappongono agli spostamenti quotidiani.
Altre limitazioni interessano il collegamento verso la Valchiavenna. Nel territorio di Verceia, tra il chilometro 101+000 e il chilometro 101+135 della SS36, è stato disposto un senso unico alternato regolato da semaforo o movieri, con una fase continuativa programmata dal 26 ottobre al 27 novembre 2026.
Questo intervento riguarda soprattutto chi si dirige verso Chiavenna e le località della valle, e non deve essere confuso con il percorso della SS38 verso Sondrio.
La presenza contemporanea di diversi cantieri rende ancora più importante distinguere i tratti interessati, evitando di considerare tutte le limitazioni come un unico blocco stradale.
Per gli automobilisti, il consiglio più utile è controllare le condizioni della circolazione immediatamente prima della partenza, senza affidarsi esclusivamente agli orari abituali o alle indicazioni memorizzate nei giorni precedenti.
È inoltre opportuno prevedere un margine aggiuntivo sui tempi di percorrenza, soprattutto per appuntamenti, coincidenze ferroviarie o spostamenti di lavoro.
Il problema principale non è soltanto la possibilità di incontrare una coda, ma l’incertezza sulla durata effettiva del viaggio, una condizione che può incidere sensibilmente sull’organizzazione quotidiana di residenti, pendolari e imprese.
Il futuro della Statale 36: una soluzione definitiva è davvero possibile?
La situazione della Statale 36 tra Lecco e la Valtellina mette in evidenza una questione che va oltre il singolo cantiere: la necessità di garantire collegamenti affidabili in un territorio dove le alternative stradali sono limitate.
Negli ultimi anni gli interventi di manutenzione e consolidamento hanno richiesto investimenti considerevoli, ma la continuità della circolazione resta una delle principali preoccupazioni di chi utilizza questa infrastruttura.
La SS36 non è soltanto una strada per raggiungere le località turistiche. È un collegamento essenziale per le attività economiche, il trasporto delle merci, gli spostamenti professionali e l’accessibilità di intere comunità .
Quando si verificano rallentamenti prolungati o chiusure improvvise, le conseguenze possono estendersi rapidamente alla viabilità secondaria, coinvolgendo centri abitati e percorsi alternativi già utilizzati dal traffico locale.
Anche il sistema ferroviario assume un ruolo importante: quando alle difficoltà stradali si aggiungono ritardi o interruzioni dei treni, le possibilità di spostamento si riducono ulteriormente.
Per questo motivo, nel dibattito istituzionale è stata sollevata più volte la necessità di un maggiore coordinamento tra Anas, Regione Lombardia, Province, amministrazioni locali e gestori del trasporto ferroviario.
La prospettiva più importante riguarda però la programmazione a lungo termine. Gli studi su una possibile variante della Monte Piazzo rappresentano un passaggio significativo, perché indicano la volontà di valutare soluzioni che vadano oltre il semplice consolidamento dell’infrastruttura esistente.
Tuttavia, tra l’analisi delle alternative e l’eventuale realizzazione di un nuovo tracciato esiste una distanza considerevole, fatta di scelte progettuali, autorizzazioni, risorse economiche e tempi di costruzione.
Nel frattempo sarà indispensabile proseguire con i controlli e gli interventi necessari a mantenere efficiente la strada attuale.
La vera sfida sarà trovare un equilibrio tra sicurezza, continuità del traffico e investimenti sostenibili, senza trasformare ogni esigenza di manutenzione in una nuova stagione di difficoltà per automobilisti e imprese.
Per chi viaggia verso la Valtellina, quindi, la conclusione dei lavori alla galleria Monte Piazzo rappresenta certamente un passaggio positivo, ma non ancora la risposta definitiva alle preoccupazioni accumulate negli anni.
Il punto decisivo sarà capire se gli interventi programmati riusciranno a migliorare stabilmente l’affidabilità della rete o se continuerà a essere necessario ricorrere a limitazioni periodiche.
La fine di un cantiere può restituire temporaneamente fluidità alla circolazione, ma soltanto una strategia infrastrutturale di lungo periodo potrà offrire maggiori certezze a chi percorre ogni giorno la Statale 36.









