Strada statale 36 del lago di Como – Galleria Monte Piazzo: un’infrastruttura fondamentale ma con una scadenza già scritta
La Galleria Monte Piazzo, situata lungo la Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, rappresenta uno dei collegamenti più importanti dell’intero Nord Italia. Ogni giorno migliaia di automobilisti, pendolari, mezzi pesanti e turisti percorrono questo tratto per raggiungere la Valtellina, la Valchiavenna e il confine con la Svizzera. Si tratta di un’infrastruttura strategica non solo per la mobilità lombarda, ma anche per l’economia del territorio, il trasporto merci e il turismo alpino.
Negli ultimi anni la galleria è tornata al centro dell’attenzione nazionale a causa di una problematica geologica che gli esperti conoscono da tempo: il tunnel è stato costruito all’interno di un versante interessato da un enorme movimento franoso profondo, che continua lentamente ma costantemente a spostarsi verso il Lago di Como. Questo fenomeno interessa l’intero costone montuoso e coinvolge direttamente la struttura della galleria, sottoponendola a deformazioni continue che richiedono monitoraggi costanti e interventi di manutenzione straordinaria.
Per garantire la sicurezza della circolazione e assicurare il collegamento in vista delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, Anas ha avviato un importante programma di consolidamento dal valore di circa 77 milioni di euro. L’intervento comprende opere di rinforzo strutturale, sistemi di monitoraggio tecnologicamente avanzati, miglioramenti impiantistici e lavori finalizzati ad aumentare il livello di sicurezza della galleria.
Tuttavia, il dato che ha maggiormente colpito amministratori, tecnici e cittadini riguarda proprio la durata dell’efficacia di questi lavori. Gli interventi non eliminano infatti la causa del problema, ma consentono solamente di convivere con essa per un periodo limitato. Secondo le valutazioni tecniche, la vita utile residua della galleria, dopo il completamento dei lavori, sarà infatti di circa 15-20 anni. Questo significa che il consolidamento non rappresenta una soluzione definitiva, ma un’importante misura temporanea che permette di mantenere operativo il collegamento nel medio periodo.
Il motivo è semplice quanto preoccupante: la montagna continua a muoversi. Il fenomeno franoso non può essere arrestato con opere di rinforzo della galleria stessa, perché interessa un’intera massa rocciosa di enormi dimensioni. Anche la migliore tecnologia disponibile può soltanto rallentare gli effetti del movimento sulla struttura, senza eliminarne definitivamente le conseguenze. Per questo motivo gli esperti parlano ormai apertamente della necessità di progettare una nuova infrastruttura che aggiri completamente l’area instabile, evitando di continuare a investire periodicamente risorse su un’opera destinata a subire nuovamente le deformazioni causate dal terreno.
Perché serve una variante definitiva della SS36 e quali sarebbero le conseguenze di una futura chiusura
La prospettiva che la Galleria Monte Piazzo possa raggiungere il limite della propria funzionalità entro i prossimi quindici o vent’anni apre scenari che vanno ben oltre la semplice manutenzione di una galleria. La SS36 costituisce infatti la principale arteria di collegamento tra Milano, il Lago di Como, la Valtellina e la Valchiavenna, sostenendo quotidianamente un traffico estremamente elevato composto da pendolari, trasporti commerciali e flussi turistici diretti verso le località alpine.
Una eventuale limitazione del traffico o, nello scenario peggiore, una chiusura della galleria provocherebbe gravi ripercussioni sull’intero sistema viario della provincia di Sondrio. Le alternative esistenti non sono infatti in grado di assorbire gli stessi volumi di traffico e comporterebbero tempi di percorrenza molto più lunghi, con inevitabili disagi per cittadini e imprese. Anche il settore turistico subirebbe un impatto significativo, considerando che la Valtellina rappresenta una destinazione sempre più importante sia durante la stagione sciistica sia nei mesi estivi.
Controlli sulla statale 36: ecco dove prestare maggiore attenzione
Per queste ragioni amministrazioni locali, rappresentanti istituzionali e categorie economiche chiedono ormai da tempo la realizzazione di una variante della SS36 completamente esterna all’area interessata dalla frana. L’obiettivo è progettare un nuovo tracciato capace di garantire la sicurezza nel lungo periodo, eliminando definitivamente il problema rappresentato dal movimento del versante.
Una nuova infrastruttura richiederebbe naturalmente investimenti molto elevati, tempi di progettazione complessi, autorizzazioni ambientali e numerosi passaggi amministrativi. Tuttavia, secondo molti osservatori, continuare a intervenire periodicamente sulla galleria esistente potrebbe risultare economicamente meno conveniente rispetto alla costruzione di una soluzione definitiva.
La vicenda della Galleria Monte Piazzo rappresenta inoltre un esempio concreto delle sfide che il cambiamento climatico e la fragilità geologica pongono alle infrastrutture italiane. Eventi meteorologici sempre più intensi, variazioni del regime delle precipitazioni e l’instabilità di molti versanti alpini rendono indispensabile una pianificazione che guardi ai prossimi decenni e non soltanto alle esigenze immediate.
I lavori realizzati da Anas consentiranno alla SS36 di affrontare con maggior sicurezza i prossimi anni e di svolgere il proprio ruolo strategico durante le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, ma il conto alla rovescia è già iniziato. I 15-20 anni di vita utile stimata non rappresentano una garanzia permanente, bensì una finestra temporale entro la quale istituzioni e Governo dovranno individuare una soluzione definitiva.
Strada statale 36 del lago di Como
Il futuro della mobilità tra la Lombardia e la Valtellina dipenderà quindi dalle decisioni che saranno prese nei prossimi anni. Rimandare ulteriormente la realizzazione di una variante significherebbe esporsi al rischio di affrontare, in futuro, un’emergenza infrastrutturale ben più complessa e costosa. Pianificare oggi una nuova opera significa invece garantire continuità ai collegamenti, sostenere lo sviluppo economico della montagna lombarda e mettere in sicurezza uno dei corridoi stradali più importanti del Paese. Le stime tecniche parlano chiaro: il consolidamento rappresenta una risposta necessaria, ma non definitiva. La vera sfida sarà costruire un nuovo collegamento capace di superare definitivamente il problema della frana e assicurare alla SS36 un futuro stabile per le prossime generazioni.














