Statale 36 frana – La frana del Monte Piazzo: un fenomeno geologico che interessa tutta la viabilità del Lago di Como
Quando si parla della Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, il pensiero va spesso alle lunghe code estive, ai continui restringimenti di carreggiata e ai numerosi cantieri che interessano il collegamento tra Lecco, Colico, la Valtellina e la Valchiavenna. Dietro questi disagi, però, non c’è soltanto la necessità di effettuare manutenzioni ordinarie, ma un problema geologico di enorme portata: il dissesto Garavina–Monte Piazzo, comunemente conosciuto come frana del Monte Piazzo.
Si tratta di una deformazione gravitativa profonda del versante nord del Monte Legnoncino, un fenomeno molto diverso dalla classica frana improvvisa che precipita sulla carreggiata. In questo caso la montagna si muove lentamente ma in modo continuo, con uno spostamento medio di circa 2-3 centimetri ogni anno. Una velocità apparentemente modesta che, nel corso degli anni, produce effetti importanti sulle infrastrutture costruite all’interno del versante.
Il problema principale riguarda la Galleria Monte Piazzo, lunga circa 2,5 chilometri, realizzata negli anni Settanta proprio all’interno dell’area soggetta al movimento del terreno. La pressione esercitata dalla montagna provoca deformazioni progressive del tunnel, rendendo indispensabili controlli costanti, sistemi di monitoraggio avanzati e continui lavori di consolidamento.
Proprio per questo motivo la galleria è oggi considerata uno dei punti più delicati dell’intera rete stradale lombarda. Negli ultimi anni sono stati installati sofisticati sistemi di monitoraggio capaci di rilevare anche gli spostamenti più piccoli della montagna, consentendo ai tecnici di intervenire prima che eventuali deformazioni possano compromettere la sicurezza della circolazione. Parallelamente sono stati eseguiti importanti interventi strutturali per prolungare la vita dell’infrastruttura e garantire la percorribilità della SS36.
Le conseguenze di questo fenomeno sono ben note agli automobilisti. Ogni intervento di manutenzione comporta infatti modifiche alla viabilità , restringimenti delle corsie, cambi di carreggiata e limitazioni della velocità . Durante i periodi di maggiore afflusso turistico, soprattutto in estate e nei fine settimana, questi lavori possono tradursi in chilometri di coda, con tempi di percorrenza che aumentano sensibilmente per chi si dirige verso il Lago di Como, la Valtellina e le località alpine.
La situazione è particolarmente delicata perché la SS36 rappresenta una delle principali arterie del Nord Italia. Oltre al traffico turistico, ogni giorno la percorrono migliaia di pendolari e numerosi mezzi pesanti diretti verso i poli industriali della Lombardia e verso la Svizzera. Un eventuale blocco della galleria avrebbe quindi conseguenze economiche e logistiche molto rilevanti, motivo per cui Anas continua a investire ingenti risorse nella manutenzione e nella sicurezza dell’opera.
Gli interventi attualmente in corso, tuttavia, non risolvono definitivamente il problema. Gli esperti concordano infatti sul fatto che la montagna continuerà a muoversi, rendendo inevitabile la necessità di una soluzione infrastrutturale completamente nuova, capace di superare il dissesto invece di conviverci.
I lavori di Anas e la futura variante: perché la nuova galleria è la soluzione più attesa
Per garantire la sicurezza degli utenti della SS36, Anas ha avviato negli ultimi anni un articolato programma di interventi finalizzati a mantenere efficiente la Galleria Monte Piazzo. Si tratta di opere altamente specialistiche che comprendono il consolidamento strutturale del rivestimento, il ripristino delle parti soggette a deformazione, l’installazione di sistemi di monitoraggio in tempo reale e controlli periodici eseguiti da geologi e ingegneri.
Questi lavori sono indispensabili perché il movimento del Monte Legnoncino non può essere fermato con opere tradizionali di consolidamento. Il dissesto interessa infatti una porzione molto estesa del versante e coinvolge milioni di metri cubi di roccia. In altre parole, non è la galleria a causare il problema, ma è la montagna stessa che continua lentamente a deformarsi, trasmettendo le proprie spinte all’infrastruttura.
Statale 36 frana – Ogni intervento viene pianificato cercando di limitare al massimo i disagi, ma lavorare in una galleria percorsa quotidianamente da migliaia di veicoli rappresenta una sfida complessa. Per motivi di sicurezza è spesso necessario ridurre il numero delle corsie disponibili oppure chiudere temporaneamente una delle carreggiate durante le ore notturne. Nei periodi di intenso traffico turistico queste limitazioni possono provocare rallentamenti significativi, motivo per cui gli automobilisti sono invitati a informarsi preventivamente sulle modifiche alla circolazione.
Secondo i tecnici, però, la manutenzione non rappresenta una soluzione definitiva, bensì un modo per garantire la piena funzionalità della galleria fino alla realizzazione di una nuova infrastruttura. Da tempo, infatti, viene studiata la possibilità di costruire una variante più profonda, collocata al di sotto dell’area interessata dal movimento franoso. L’obiettivo è quello di realizzare un tracciato completamente al di fuori della zona instabile, eliminando così il problema alla radice.
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Statale 36 frana – La nuova opera richiederà investimenti molto elevati e tempi di progettazione e realizzazione non brevi. Si parla infatti di un orizzonte temporale compreso tra 10 e 15 anni, considerando tutte le fasi necessarie: progettazione preliminare, studi geologici, valutazioni ambientali, reperimento delle risorse economiche, gara d’appalto e costruzione. Una volta completata, la nuova galleria consentirà di dismettere progressivamente l’attuale traforo oppure di destinarlo ad altri utilizzi tecnici, riducendo drasticamente i costi di manutenzione e aumentando il livello di sicurezza dell’intero collegamento.
L’importanza strategica dell’intervento va ben oltre il territorio lecchese. La SS36 costituisce uno dei principali assi viari della Lombardia, collegando l’area metropolitana di Milano con il Lago di Como, la Valtellina, la Valchiavenna e il confine svizzero. Ogni anno transitano milioni di veicoli, compresi numerosi mezzi commerciali che svolgono un ruolo fondamentale per l’economia del Nord Italia. Garantire la continuità di questa infrastruttura significa quindi sostenere il turismo, le attività produttive e gli spostamenti quotidiani di migliaia di persone.
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In attesa della variante definitiva, continueranno il monitoraggio del versante, gli interventi di manutenzione e gli studi geologici necessari per seguire l’evoluzione del dissesto. La frana del Monte Piazzo rappresenta un esempio concreto di come i fenomeni naturali possano influenzare nel lungo periodo la progettazione e la gestione delle grandi infrastrutture. Grazie alle moderne tecnologie di controllo e agli investimenti programmati, è oggi possibile convivere con questo fenomeno mantenendo elevati standard di sicurezza, ma la vera svolta arriverà solo con la realizzazione di una nuova galleria progettata per convivere con la complessa geologia del territorio.
La frana del Monte Piazzo continua a rappresentare una delle principali sfide infrastrutturali della Lombardia. Il lento movimento del versante obbliga a continui interventi sulla Galleria Monte Piazzo della SS36, con inevitabili ripercussioni sulla circolazione, soprattutto durante i periodi di maggiore traffico.
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Statale 36 frana
Nonostante gli importanti investimenti già effettuati, gli esperti ritengono che la soluzione più efficace sia la realizzazione di una nuova variante profonda, in grado di bypassare definitivamente l’area interessata dal dissesto. Fino ad allora, monitoraggio costante, manutenzione programmata e tecnologie di controllo resteranno fondamentali per garantire la sicurezza di una delle arterie stradali più importanti del Paese.







