SS36 Galleria Monte Piazzo: un problema che non può più essere rimandato
La galleria Monte Piazzo torna al centro dell’attenzione per il futuro della Statale 36, una delle arterie più importanti della Lombardia settentrionale. Il tunnel rappresenta infatti un collegamento fondamentale tra Lecco, l’Alto Lario, Colico e la Valtellina, ma da tempo deve fare i conti con una situazione geologica particolarmente complessa.
Il problema principale riguarda il versante attraversato dalla galleria, interessato da un movimento franoso lento ma costante verso il lago. Una condizione conosciuta da decenni e che nel corso del tempo ha reso necessari numerosi interventi di manutenzione, consolidamento e monitoraggio.
Oggi sono in corso importanti opere per aumentare la sicurezza dell’infrastruttura. L’investimento previsto per gli interventi di consolidamento raggiunge circa 80 milioni di euro e comprende lavori strutturali sulle due canne della galleria.
SS36 Lecco-Colico, gli errori che trasformano un piccolo rallentamento in chilometri di coda
Gli interventi sono fondamentali per garantire la percorribilità della SS36, ma non possono cancellare il problema alla base: la montagna continua a muoversi. Ed è proprio per questo che il dibattito si sta spostando dalla semplice manutenzione dell’attuale tunnel alla necessità di individuare una soluzione alternativa.
Uno degli elementi che ha maggiormente attirato l’attenzione riguarda la prospettiva di una vita utile stimata nell’ordine di una quindicina d’anni. Questo dato non significa che tra 15 anni la galleria verrà automaticamente chiusa: la durata effettiva dipenderà dalle condizioni dell’infrastruttura, dai controlli e dagli ulteriori interventi che potranno essere realizzati.
Il messaggio, però, è chiaro: non si può aspettare l’ultimo momento per progettare un’alternativa.
Due varianti per portare la SS36 fuori dalla zona critica
La soluzione destinata a garantire nel lungo periodo il collegamento con la Valtellina potrebbe essere una nuova variante della SS36, capace di evitare la parte di montagna interessata dal movimento franoso del Monte Piazzo.
Sul tavolo sono state considerate differenti ipotesi di tracciato. Una prima possibilità prevede una variante relativamente breve, nell’ordine di 3-4 chilometri, mentre una seconda soluzione sarebbe decisamente più estesa e potrebbe raggiungere circa 10 chilometri.
Cambierebbero inevitabilmente anche i costi. Le prime valutazioni parlano di un investimento che potrebbe aggirarsi attorno ai 700 milioni di euro per l’ipotesi più corta, mentre per un tracciato più lungo la spesa potrebbe arrivare nell’ordine di 1,5 miliardi di euro o anche oltre.
Si tratta comunque di cifre e scenari preliminari. Prima di arrivare a un progetto definitivo saranno necessari approfondimenti tecnici, geologici, ambientali ed economici per capire quale soluzione possa garantire il miglior equilibrio tra sicurezza, sostenibilità e costi.
Il punto centrale è soprattutto il fattore tempo. Quindici anni possono sembrare molti, ma sono pochi quando si parla della realizzazione di una grande infrastruttura stradale. Tra studi, progettazione, autorizzazioni, finanziamenti, gare e cantieri possono infatti trascorrere diversi anni.
Per questo l’obiettivo è procedere contemporaneamente su due fronti: continuare a mettere in sicurezza la galleria Monte Piazzo esistente e, nello stesso momento, accelerare lo studio della futura variante della SS36.
Perché la Monte Piazzo è strategica per Lecco e la Valtellina
Il problema della galleria non riguarda soltanto Colico. La SS36 del Lago di Como e dello Spluga costituisce uno dei principali collegamenti tra l’area metropolitana milanese, la Brianza, Lecco, l’Alto Lario e la provincia di Sondrio.
La posizione della Monte Piazzo rende questo tratto particolarmente delicato. Una chiusura prolungata o importanti limitazioni alla circolazione avrebbero conseguenze immediate non soltanto sugli automobilisti, ma anche su pendolari, imprese, trasporto delle merci e turismo.
Le strade locali alternative, inoltre, non hanno caratteristiche paragonabili a quelle di una grande arteria a scorrimento veloce. Un problema grave sulla Monte Piazzo rischierebbe quindi di provocare forti ripercussioni sulla mobilità dell’intero territorio.
La questione assume ancora maggiore importanza considerando il ruolo economico e turistico della Valtellina e dell’Alto Lario. Garantire un collegamento affidabile con Lecco e Milano significa sostenere non soltanto gli spostamenti quotidiani, ma anche la competitività delle aziende e l’accessibilità delle località turistiche.
Gli attuali lavori permettono quindi di guadagnare tempo prezioso, ma questo tempo dovrà essere utilizzato per arrivare a una soluzione strutturale.
SS36 Galleria Monte Piazzo: la sfida è trovare un’alternativa prima dell’emergenza
Il futuro della Monte Piazzo dipenderà dalla capacità di programmare con largo anticipo. Continuare a intervenire sulla galleria esistente è necessario per garantire sicurezza e continuità alla circolazione, ma nel lungo periodo potrebbe non essere sufficiente.
La priorità diventa quindi trasformare gli studi sulle varianti in un progetto concreto, finanziabile e realizzabile, individuando il percorso più sicuro per allontanare definitivamente la SS36 dalla zona maggiormente interessata dal movimento della montagna.
La situazione del Monte Piazzo rappresenta anche un esempio di quanto sia importante programmare il futuro delle grandi infrastrutture prima che si presenti un’emergenza. Progettare una nuova strada, soprattutto in un territorio complesso come quello dell’Alto Lario, richiede infatti tempi lunghi.
Per questo i prossimi anni saranno decisivi. Da una parte bisognerà completare gli interventi di consolidamento e continuare il monitoraggio della galleria; dall’altra sarà necessario portare avanti rapidamente gli studi sulle possibili varianti.
Per Colico, Lecco e l’intera Valtellina la posta in gioco è importante: garantire un collegamento sicuro e stabile lungo la SS36 anche nei prossimi decenni, evitando che la fragilità geologica del Monte Piazzo possa trasformarsi in un problema permanente per la mobilità della Lombardia settentrionale.







