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Tra 15 anni la Valtellina rischia l’isolamento

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SS36 chiusa – La Galleria Monte Piazzo lancia un segnale d’allarme: la Valtellina deve pensare al futuro adesso

La Valtellina rappresenta uno dei territori più strategici della Lombardia dal punto di vista turistico, economico e logistico. Negli ultimi anni l’attenzione verso quest’area è cresciuta ulteriormente grazie all’assegnazione delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026.

Tuttavia, dietro questa prospettiva positiva si nasconde una criticità che potrebbe compromettere il futuro dell’intera valle: la situazione della Galleria Monte Piazzo, uno dei punti nevralgici della Strada Statale 36.

Secondo le valutazioni tecniche rese note da Anas Lombardia, la galleria situata tra Dorio e Dervio potrebbe avere una vita utile residua di circa 15 anni, nonostante gli importanti lavori di consolidamento attualmente in corso. Una prospettiva che ha immediatamente acceso il dibattito politico, istituzionale ed economico, poiché la Monte Piazzo non rappresenta semplicemente un tratto stradale, ma costituisce uno dei principali collegamenti tra Milano, Lecco, Colico e la Valtellina.

Il problema non nasce oggi. La galleria è stata realizzata negli anni Settanta all’interno di un’area geologicamente complessa, caratterizzata dalla presenza di una paleofrana. Questo significa che l’intera struttura è sottoposta da decenni a movimenti costanti del terreno che, seppur monitorati, continuano a rappresentare un fattore di rischio significativo. Gli interventi effettuati nel corso degli anni hanno consentito di mantenere l’infrastruttura operativa, ma non hanno risolto definitivamente il problema strutturale.

La questione assume un valore ancora più rilevante se si considera che la SS36 è una delle arterie più trafficate della Lombardia, con decine di migliaia di veicoli che ogni giorno percorrono il tratto compreso tra Lecco e Colico. Pendolari, trasportatori, turisti e aziende dipendono quotidianamente da questa infrastruttura per garantire la continuità delle attività economiche e produttive del territorio.

Variante di Tirano (SS38): un’opera attesa da oltre 15 anni tra ritardi, sfide geologiche e obiettivi olimpici

Molti ricordano ancora quanto accaduto nel 2013, quando i problemi strutturali della galleria portarono a chiusure improvvise e a pesanti disagi. In quell’occasione il traffico venne deviato sulla viabilità ordinaria, generando code interminabili e rallentamenti che ebbero conseguenze dirette su imprese, lavoratori e settore turistico. La prospettiva che una situazione analoga possa ripresentarsi entro pochi anni preoccupa amministratori, associazioni di categoria e sindacati.

Il rischio non riguarda solamente la mobilità. Un eventuale ridimensionamento o una chiusura della Monte Piazzo potrebbe infatti provocare un effetto domino su tutto il sistema economico valtellinese. Le aziende avrebbero maggiori costi logistici, i tempi di trasporto aumenterebbero e il turismo potrebbe subire un contraccolpo importante. Per una valle che punta sempre più su accoglienza, sport e valorizzazione del territorio, la qualità delle infrastrutture rappresenta un elemento essenziale per mantenere competitività e attrattività.

La sensazione diffusa è che non sia più sufficiente intervenire con opere tampone. Serve una visione strategica capace di guardare ai prossimi trent’anni e non soltanto alle emergenze immediate. Il tempo, in questo caso, rappresenta la risorsa più preziosa: quindici anni possono sembrare molti, ma nel mondo delle grandi opere infrastrutturali equivalgono spesso al tempo minimo necessario per progettare, finanziare e realizzare una soluzione definitiva.

Una nuova infrastruttura per evitare l’isolamento della valle: le possibili soluzioni alla SS36 chiusa

L’allarme lanciato da Anas sulla SS36 chiusa e rilanciato da numerose realtà territoriali ha riportato al centro dell’attenzione una domanda fondamentale: come evitare che la Valtellina possa trovarsi isolata in futuro?

Le ipotesi sul tavolo sono diverse, ma tutte convergono verso una conclusione comune: sarà necessario un investimento infrastrutturale di lungo periodo. Gli attuali lavori di consolidamento hanno l’obiettivo di mettere in sicurezza la galleria e garantire la piena operatività durante il grande evento sportivo. Tuttavia gli stessi tecnici riconoscono che si tratta di una soluzione temporanea.

L’ipotesi più accreditata riguarda la realizzazione di una nuova galleria più a monte, costruita in un’area geologicamente più stabile e meno soggetta a fenomeni di movimento del terreno. Un’opera certamente complessa e costosa, ma che potrebbe rappresentare la risposta definitiva a un problema che accompagna il territorio da oltre mezzo secolo.

Parallelamente emerge la necessità di sviluppare una rete di collegamenti alternativi. La Valtellina soffre infatti da anni di una certa fragilità infrastrutturale. Anche il trasporto ferroviario presenta criticità legate a ritardi, interruzioni e frequenti lavori di manutenzione. Quando una delle principali vie di comunicazione entra in difficoltà, tutto il sistema territoriale ne risente immediatamente.

Proprio per questo motivo diversi rappresentanti istituzionali e sindacali hanno chiesto l’apertura di un tavolo permanente che coinvolga Regione Lombardia, Anas, Province, Comuni, associazioni imprenditoriali e categorie economiche. L’obiettivo sarebbe quello di elaborare una strategia condivisa che permetta di programmare gli interventi necessari con largo anticipo.

La sfida non riguarda solamente la sicurezza stradale. In gioco c’è il futuro economico di un territorio che vive di turismo, agricoltura, industria e commercio.

Anche il cambiamento climatico rappresenta una variabile che non può essere ignorata. Eventi meteorologici estremi, frane e fenomeni di dissesto idrogeologico stanno diventando sempre più frequenti nelle aree alpine. Di conseguenza le infrastrutture future dovranno essere progettate tenendo conto di standard di resilienza molto più elevati rispetto al passato.

La vicenda della Galleria Monte Piazzo dimostra quanto sia importante pianificare il futuro prima che l’emergenza si trasformi in crisi. Aspettare la SS36 chiusa e che il problema diventi insostenibile significherebbe esporsi a costi economici e sociali enormemente superiori. Per questo motivo il tema non riguarda soltanto la Valtellina, ma l’intera Lombardia: una regione che continua a crescere ha bisogno di infrastrutture moderne, sicure e capaci di sostenere lo sviluppo dei territori più periferici senza lasciarli indietro.

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