Radon in casa – Cos’è il radon e perché può entrare nelle nostre case
Tra i possibili rischi presenti all’interno di un’abitazione ce n’è uno particolarmente difficile da riconoscere: il radon. Si tratta di un gas radioattivo naturale, invisibile, inodore e insapore, che si forma dal decadimento di elementi radioattivi naturalmente presenti nelle rocce e nel terreno.
All’aperto il radon tende normalmente a disperdersi nell’atmosfera, mentre negli ambienti chiusi può accumularsi e raggiungere concentrazioni più elevate. Il terreno sottostante gli edifici rappresenta generalmente la principale sorgente del radon in casa.
Essendo un gas, può penetrare attraverso piccole fessure nei pavimenti, giunzioni tra pareti e pavimento, passaggi di tubazioni e impianti, cavedi, scarichi e altre aperture. Per questo motivo cantine, seminterrati, taverne e locali situati al piano terra sono generalmente quelli più esposti, anche se il radon può raggiungere anche i piani superiori.
La quantità presente all’interno di una casa dipende da numerosi fattori: caratteristiche geologiche del terreno, struttura dell’edificio, materiali utilizzati, isolamento e ventilazione. Questo spiega perché due abitazioni situate a pochi metri di distanza possono avere concentrazioni di radon molto differenti.
Anche conoscere il livello medio della propria zona non è quindi sufficiente per stabilire la situazione della singola casa. Inoltre, la concentrazione può cambiare durante il giorno e nelle diverse stagioni, con valori spesso più elevati nei periodi in cui gli ambienti rimangono chiusi e meno ventilati.
Il problema principale è che non possiamo accorgerci della presenza del radon attraverso i nostri sensi. Non esistono odori, colori o altri segnali evidenti che possano metterci in allarme. Una casa apparentemente sana, pulita e ben isolata potrebbe comunque presentare concentrazioni significative.
Per sapere realmente se il radon è presente è quindi necessario effettuare una misurazione specifica dell’aria negli ambienti domestici.
Radon e salute: perché l’esposizione prolungata può diventare un rischio
Il radon non provoca generalmente disturbi immediati e proprio questa caratteristica contribuisce a renderlo un rischio facilmente sottovalutato. Il problema riguarda soprattutto l’esposizione prolungata nel tempo.
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Quando il radon decade produce particelle radioattive che, se inalate, possono depositarsi nelle vie respiratorie. Le radiazioni emesse possono danneggiare le cellule polmonari e, nel corso degli anni, aumentare la probabilità di sviluppare un tumore.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità identifica il radon come una delle principali cause di tumore al polmone e stima che possa essere responsabile di una quota compresa tra il 3% e il 14% dei tumori polmonari, a seconda della concentrazione media di radon e della diffusione del fumo nella popolazione.
Il rischio diventa particolarmente importante per chi fuma, perché radon e fumo di tabacco producono un effetto combinato molto pericoloso per i polmoni. Questo non significa, tuttavia, che i non fumatori possano ignorare il problema: anche per loro l’esposizione prolungata rappresenta un fattore di rischio.
La concentrazione del gas viene misurata in Becquerel per metro cubo (Bq/m³). In Italia, la normativa stabilisce per le abitazioni esistenti un livello di riferimento di 300 Bq/m³ come concentrazione media annua, mentre per le abitazioni costruite dopo il 31 dicembre 2024 il livello di riferimento è 200 Bq/m³.
È importante però non interpretare questi valori come una linea netta tra “sicuro” e “pericoloso”: il rischio associato al radon cresce con la concentrazione e con la durata dell’esposizione.
Di conseguenza, più basso è il livello di radon presente negli ambienti domestici, minore sarà il rischio associato all’esposizione. Sapere quanto radon è presente nella propria casa consente quindi di valutare la situazione sulla base di dati concreti e, quando necessario, adottare interventi per ridurne la concentrazione.
Come scoprire se c’è radon in casa
Ma come si scopre il radon in casa? L’unico metodo affidabile è misurarlo. Una delle soluzioni più utilizzate consiste nei dosimetri o rilevatori passivi di radon, piccoli dispositivi che vengono collocati negli ambienti da controllare per un determinato periodo e successivamente analizzati da un laboratorio specializzato.
La posizione è importante: particolare attenzione dovrebbe essere dedicata ai locali più vicini al terreno e agli ambienti nei quali si trascorre molto tempo, come soggiorno e camere da letto.
Poiché la quantità di radon può cambiare considerevolmente da un giorno all’altro e tra estate e inverno, una misurazione di lunga durata permette di ottenere un risultato più rappresentativo dell’esposizione reale.
Per valutare con precisione la concentrazione media annua è preferibile una misurazione estesa nel tempo. Controlli di alcuni mesi possono comunque fornire indicazioni utili, soprattutto se effettuati nei mesi più freddi e mantenendo le normali abitudini di utilizzo e ventilazione della casa.
Cosa fare se il livello di radon è troppo alto
Se dal test emergono concentrazioni elevate, non significa necessariamente dover affrontare lavori radicali. Esistono diverse tecniche per ridurre il radon negli edifici, scelte in base alla struttura dell’abitazione e alle modalità attraverso cui il gas penetra all’interno.
Gli interventi possono comprendere una migliore ventilazione degli ambienti inferiori, sistemi di aspirazione o depressurizzazione sotto il pavimento, ventilazione meccanica e sigillatura di crepe e passaggi impiantistici.
Nei casi più complessi è consigliabile rivolgersi a professionisti competenti in materia di risanamento da radon, in grado di individuare la soluzione più adatta alle caratteristiche dell’edificio.
Dopo l’intervento è inoltre importante ripetere la misurazione per verificarne l’efficacia. Aprire frequentemente le finestre può contribuire temporaneamente a diminuire la concentrazione, ma non sempre rappresenta una soluzione definitiva.
La regola fondamentale rimane quindi molto semplice: il radon non si vede e non si sente, ma si può misurare. Un controllo permette di conoscere un aspetto importante della qualità dell’ambiente domestico e, quando necessario, intervenire per ridurre l’esposizione e proteggere la salute nel lungo periodo.














