Cronaca Svizzera – A riferirlo Laprovinciaunicatv.it
Il Canton Grigioni presenta il conto all’Italia per i costi sostenuti nella gestione della viabilità durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Dopo mesi di confronti e tensioni mai del tutto sopite, il Governo cantonale ha quantificato in circa 2,6 milioni di franchi – equivalenti a circa 2,4 milioni di euro – la somma che Roma dovrebbe versare per contribuire al piano traffico predisposto attorno a Livigno, località valtellinese che ospiterà le gare olimpiche di freestyle e snowboard.
La vicenda, rilanciata dalla stampa svizzera, riporta al centro dell’attenzione i rapporti tra Coira e le autorità italiane. Pur non ospitando competizioni olimpiche sul proprio territorio, il Canton Grigioni si troverà infatti a gestire un nodo strategico per l’accesso a Livigno, soprattutto attraverso il tunnel del Munt la Schera, collegamento fondamentale tra la Val Monastero e la località dell’Alta Valtellina.
La galleria, regolata da un sistema a senso unico alternato e già soggetta a rallentamenti nei periodi di maggiore afflusso turistico, rappresenta uno dei punti più delicati della mobilità durante i Giochi. Per evitare il rischio di paralisi del traffico, il Cantone aveva predisposto un articolato piano di gestione con parcheggi esterni, bus navetta e servizi dedicati, stanziando inizialmente circa 5,5 milioni di franchi, pari a quasi 5 milioni di euro.
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Una cifra che aveva acceso numerose polemiche in Svizzera, anche perché in passato i cittadini grigionesi avevano respinto per quattro volte, tramite referendum, l’ipotesi di ospitare le Olimpiadi. Il Governo cantonale aveva inoltre lamentato più volte la mancanza di un accordo scritto con l’Italia, sia sul piano economico sia su quello organizzativo.
Con il passare dei mesi, però, i costi effettivi si sono ridimensionati. Secondo quanto riferito dal Cantone, l’afflusso di traffico si è rivelato inferiore rispetto alle previsioni iniziali e questo ha consentito di adattare le misure previste, riducendo la spesa complessiva a circa 3,5 milioni di franchi, ovvero 3,2 milioni di euro.
Di questa somma, il Canton Grigioni sarebbe disposto a sostenere circa 900 mila franchi, chiedendo però all’Italia di coprire la parte restante in base al cosiddetto “principio di causalità”, ossia considerando che il traffico straordinario sarebbe stato generato direttamente dall’evento olimpico organizzato sul territorio italiano.
Al momento, tuttavia, non esiste alcun accordo formale tra le parti. La consigliera di Stato Carmelia Maissen ha infatti ricordato che non sono mai stati sottoscritti impegni vincolanti, ma soltanto ipotizzato un contributo italiano di circa 600 mila euro.
Dove posizionano i radar in Svizzera?
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L’Engadina è una valle di montagna nel cantone dei Grigioni, in Svizzera. Una delle valli abitate più alte d’Europa, è lunga poco più di 90 km, che diventano 100 km seguendo la strada principale, cioè la strada principale 3 dal Passo del Maloja a Silvaplana e la strada principale 27 da Silvaplana al confine con l’Austria. Traccia la parte svizzera del percorso del fiume Inn e si divide in due parti molto distinte tra loro (Alta e Bassa Engadina), che sono separate dal Punt’Ota.
La Bassa Engadina è morfologicamente molto diversa da quella Alta: ha una pendenza ben più scoscesa (tra i 1.610 ed i 1.019 metri), ed è molto più stretta, poiché l’Inn ha scavato nel corso dei secoli profonde gole tra le rocce. Questo tratto di valle termina al confine con l’Austria. Nella Bassa Engadina sono presenti i comuni di Zernez, Scuol, Valsot e Samnaun.
Durante il sacro macello, nell’ambito della guerra di Valtellina, l’Engadina venne devastata dagli austriaci, che nel 1622 occuparono la valle. L’anno seguente l’Engadina riuscì a liberarsi e a tornare ai Grigioni; l’ultimo feudo rimasto all’Impero fu Tarasp, che passò al Cantone nel 1803. Nel 1727 a seguito di accordi con l’Austria, la Confederazione Elvetica cedette il diritto di transito delle truppe austriache e imperiali nella valle per poter accedere ai domini italiani della Lombardia. Tale accordo rimase in vigore fino al 1803.







