Monte Piazzo 15 anni – Due alternative per il futuro della Monte Piazzo
Una variante di 3-4 chilometri oppure un nuovo tracciato lungo circa 10 chilometri. Sono le due ipotesi allo studio per immaginare il futuro della galleria Monte Piazzo e della Statale 36, infrastruttura fondamentale per i collegamenti tra Lecco, l’Alto Lago e la Valtellina.
I numeri sono ancora approssimativi, ma permettono già di comprendere la portata della scelta che le istituzioni saranno chiamate ad affrontare nei prossimi mesi. L’obiettivo è trovare una soluzione capace di portare il tracciato della SS36 fuori dal corpo di frana nel quale si trova attualmente la galleria.
La Monte Piazzo è lunga circa 2,5 chilometri ed è stata costruita negli anni Settanta, quando le conoscenze geologiche e le tecniche ingegneristiche erano molto diverse da quelle attuali. La galleria attraversa un versante particolarmente complesso ed è interessata anche dalla presenza di una faglia, dove le sollecitazioni sulla struttura risultano maggiori, soprattutto in occasione di precipitazioni intense.
Il problema, inoltre, non riguarda soltanto il tratto immediatamente attraversato dalla galleria. Il fenomeno franoso interessa infatti una parte molto più estesa del versante del Monte Legnoncino. Per questo individuare un nuovo percorso significa valutare attentamente geologia, sicurezza, caratteristiche del territorio, costi e tempi di realizzazione.
I lavori sulla galleria sono quasi completati
I problemi della galleria Monte Piazzo non sono recenti. Le prime criticità significative risalgono alla metà degli anni Ottanta e da allora l’infrastruttura è stata interessata da numerosi interventi di manutenzione e consolidamento.
Il grande cantiere attualmente in corso è ormai vicino alla conclusione: le opere civili sono state completate per circa il 95%. Restano gli ultimi interventi nella canna nord, mentre successivamente dovrà essere completata la riqualificazione degli impianti, prevista per la prossima primavera.
Una delle maggiori difficoltà è stata quella di eseguire lavori così importanti continuando a garantire la circolazione sulla Statale 36. Una chiusura completa della galleria avrebbe consentito di terminare gli interventi in circa metà del tempo, ma avrebbe provocato conseguenze pesantissime sulla viabilità dell’Alto Lago.
Per questo motivo circa il 90% delle chiusure e delle lavorazioni è stato concentrato nelle ore notturne. Una scelta che ha reso il cantiere più complesso e ha inevitabilmente allungato i tempi, permettendo però di limitare le ripercussioni sulla circolazione diurna.
Tra gli interventi più importanti figura la realizzazione di un rivestimento in cemento armato, progettato per aumentare la capacità della struttura di resistere alle sollecitazioni esercitate dal versante e garantire maggiore sicurezza negli anni futuri.
Vita utile di 15 anni, ma non è una scadenza
Dopo gli interventi, la vita utile della Monte Piazzo viene stimata in circa 15 anni. Un dato che, tuttavia, non deve essere interpretato come una data di scadenza della galleria.
La vita utile rappresenta infatti un riferimento tecnico e dovrà essere valutata insieme alle condizioni effettive dell’infrastruttura. Un ruolo fondamentale sarà svolto dal sofisticato sistema di monitoraggio installato per controllare continuamente le sollecitazioni alle quali è sottoposta la struttura.
I dati raccolti permetteranno di seguire l’evoluzione della situazione e di individuare tempestivamente eventuali anomalie. Gli interventi appena realizzati consentono quindi di continuare a utilizzare la Monte Piazzo mentre, parallelamente, viene progettata una soluzione di più lungo periodo.
Proprio in questa prospettiva Anas ha affidato a una società di ingegneria la predisposizione degli studi di fattibilità per un percorso alternativo, con l’obiettivo di spostare definitivamente la Statale 36 fuori dal corpo di frana.
Variante da 3-4 o 10 chilometri: la scelta per la nuova SS36
Le due alternative attualmente considerate hanno dimensioni molto differenti. La prima prevede indicativamente un nuovo percorso di 3-4 chilometri, mentre la seconda potrebbe raggiungere circa 10 chilometri.
Non si tratta ancora di progetti definitivi. Gli studi dovranno stabilire quali tracciati siano realmente realizzabili e analizzarne caratteristiche geologiche, sicurezza, opere necessarie, impatto sul territorio, costi e tempi.
La differenza tra le due soluzioni potrebbe essere legata proprio alla necessità di trovare un corridoio sufficientemente distante dalle zone geologicamente più problematiche. La parte più critica per l’attuale galleria è relativamente circoscritta, ma il movimento franoso interessa un’area più ampia del Monte Legnoncino.
Una variante più corta potrebbe comportare interventi complessi per evitare le zone instabili, mentre un percorso più lungo consentirebbe potenzialmente di allontanare maggiormente la Statale 36 dal versante interessato dal dissesto. Saranno però le indagini tecniche a fornire gli elementi necessari per confrontare concretamente le alternative.
Monte Piazzo 15 anni
Il futuro della Monte Piazzo non riguarda soltanto una galleria. La Statale 36 rappresenta uno dei principali collegamenti tra Lecco, l’Alto Lago, la Valtellina e la Valchiavenna, e qualsiasi problema in questo tratto può avere ripercussioni su un territorio molto vasto.
Per questo gli interventi attuali e la progettazione della futura variante procedono su due piani differenti ma complementari: da una parte bisogna garantire sicurezza e funzionalità alla galleria esistente, dall’altra occorre iniziare a costruire una soluzione capace di superare definitivamente le criticità legate alla sua posizione.
Progettare e realizzare una nuova infrastruttura di diversi chilometri richiederà inevitabilmente anni. Gli studi di fattibilità rappresentano quindi il primo passo di un percorso lungo, nel quale dovranno essere individuati il tracciato, le risorse economiche e le procedure necessarie.
La scelta tra una variante da 3-4 chilometri e una da circa 10 chilometri potrebbe così determinare il futuro della viabilità dell’Alto Lago per molti decenni. L’obiettivo finale resta uno: portare la Statale 36 fuori dal corpo di frana e garantire un collegamento più stabile e sicuro nel lungo periodo.










