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Il lupo mette a rischio il Bitto e lo Storico Ribelle delle valli del Bitto

Bitto DOP i mangimi ammessi

Notizie Gerola Alta – Ciò che è iniziato nel luglio dello scorso anno con un semplice avvistamento di un esemplare di giovane lupo nella zona dell’alpeggio Valvedrano (nel comune di Gerola Alta), si è presto trasformato in predazione, con l’uccisione di alcune capre sul finire della scorsa estate, per poi intensificarsi all’inizio di quella corrente. Già diverse le predazioni rinvenute negli alpeggi Valvedrano e Trona Vaga in comune di Gerola Alta e in alta Valvarrone, nel confinante comune di Premana.

“Queste predazioni mettono a rischio la produzione dei formaggi Storico Ribelle, in cui il latte di capra è obbligatorio per disciplinare, e di Bitto dei produttori che ancora scelgono di caseificarlo a latte misto” -dicono i caricatori d’alpe delle 2 vallate- “già quest’anno gli ovicaprini monticati sono inferiori rispetto agli altri anni, nessuno ha voglia di rischiare i propri animali per sfamare orsi e lupi. Il problema è che quando non ci saranno più capre, ad essere attaccate saranno le vacche. A quel punto tanto vale rimanere in stalla”.

Sono scoraggiati, gli allevatori, si sentono abbandonati, delusi e vedono il loro lavoro e i loro sacrifici sbranati dai predatori e da una mancanza di qualunque iniziativa volta al loro contenimento.

“Capiamo benissimo le esigenze della salvaguardia ambientale e della biodiversità, per cui tutte le specie tutti hanno diritto di vivere, ma il nostro è duro lavoro, e non può essere vanificato così.

Siamo noi da sempre un baluardo di salvaguardia del territorio, con il pascolamento in alta montagna, nonché produttori di eccellenze che senza di noi rischiano di perdersi.

Se dovessimo rinunciare alle capre in alpeggio perderemmo un valore aggiunto di grandissima importanza che risiede nell’unicità e nell’indotto ambientale e culturale che si portano dietro produzioni come le nostre. Se gli allevatori dovessero arrendersi e smettessero di monticare si perderebbero prodotti e tradizioni secolari”.

Ci si chiede quali possano essere le soluzioni: “non spetta a noi trovarle, ma ai molti enti che dovrebbero occuparsi della gestione della fauna selvatica e della fruibilità del territorio.

Le soluzioni non mancherebbero, pure non cruente. Lo spostamento in aree meno antropizzate, il tracciamento preciso e rigoroso con alert indirizzati agli abitanti del territorio, il contenimento del numero e della diffusione dei capi. Recinti e cani da guardiania sono utili, ma non risolutivi, in un territorio vasto, impervio e frequentato da molti turisti, oltre che dagli allevatori e dai loro animali”. Si vede bene come sia il momento di superare le posizioni ideologiche, e affrontare in modo concreto e contingete il problema.

L’antico metodo del lasciar passare la buriana questa volta sembra non bastare, perché il problema non è destinato a risolversi da solo. L’appello di tutti i produttori, e dei veri amanti della montagna in genere, è questo: fare qualcosa, subito, prima che le conseguenze siano irreparabili. In tempi di stravolgimenti antropici e climatici l’abbandono della montagna diviene irreversibile.

La Valle del Bitto di Gerola

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