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Motori da evitare nell’usato: la lista nera dei propulsori meno affidabili

motori da evitare

Motori da evitare – Quando un affare rischia di trasformarsi in una spesa enorme

Comprare un’auto usata oggi non significa più soltanto valutare chilometraggio, estetica e prezzo. Nel mercato attuale, sempre più ricco di motorizzazioni piccole, turbo ed estremamente sofisticate, la vera differenza tra un acquisto intelligente e una futura spesa da migliaia di euro si nasconde spesso sotto il cofano.

Negli ultimi anni alcuni propulsori sono diventati particolarmente discussi tra officine specializzate, meccanici indipendenti e proprietari per una serie di problematiche ricorrenti: cinghie di distribuzione progettate in modo critico, consumi anomali di olio, catene premature e difetti di lubrificazione. È importante chiarire subito un punto: non tutte le auto che montano questi motori sono destinate a rompersi. In molti casi una manutenzione rigorosa, interventi ufficiali e aggiornamenti tecnici hanno ridotto il rischio. Tuttavia, quando si acquista un usato, conoscere questi precedenti può fare la differenza.

Tra i casi più noti troviamo il motore 1.2 PureTech del gruppo Stellantis, finito al centro dell’attenzione per la soluzione della cinghia di distribuzione a bagno d’olio. L’idea tecnica era interessante: ridurre attriti e rumorosità immergendo la cinghia nel lubrificante. Nella pratica, però, alcune generazioni hanno mostrato fenomeni di deterioramento anticipato della cinghia stessa, con rilascio di residui nel circuito dell’olio e possibili problemi di lubrificazione. Il costruttore ha successivamente introdotto aggiornamenti, nuove procedure di manutenzione e una generazione evoluta con distribuzione a catena.

Altro caso molto discusso è il Ford 1.0 EcoBoost prodotto nelle serie precedenti al 2020. Pur essendo stato premiato per efficienza e prestazioni, alcune versioni hanno evidenziato criticità legate al raffreddamento e alla gestione della distribuzione, con conseguenze anche importanti se trascurate.

Nel diesel, uno dei nomi che compare più spesso nelle discussioni sull’affidabilità è il BMW N47 2.0 diesel. Il problema storico riguarda la catena di distribuzione posizionata posteriormente, una configurazione che rende gli interventi particolarmente costosi e complessi quando si manifestano rumorosità o allungamenti anomali.

Ma la distribuzione non è l’unico punto critico. Esistono motori che sono entrati nella cosiddetta “lista nera” per un altro motivo: consumo eccessivo di olio e usura interna anticipata.

Il Volkswagen 2.0 TFSI EA888 di prima generazione e il 1.6 THP sviluppato da PSA/Mini sono stati frequentemente associati a consumi di lubrificante superiori alle attese, spesso collegati alle fasce elastiche e, in alcuni casi, a problematiche della distribuzione. Anche il Renault/Dacia 1.2 TCe H5F ha ricevuto molte segnalazioni per consumi elevati di olio che, se ignorati, possono compromettere seriamente il motore. Sul fronte giapponese, il Mazda 2.2 Skyactiv-D nelle versioni precedenti al 2018 è stato spesso associato a problematiche di usura interna e gestione del sistema antiparticolato.

Quello che emerge chiaramente è che il nome del modello dell’auto non basta più per valutarne l’affidabilità: oggi bisogna conoscere il codice motore, l’anno preciso di produzione e lo storico degli interventi effettuati.


Come acquistare un’auto usata senza cadere nella trappola dei motori problematici

Sapere quali motori hanno avuto una reputazione difficile non significa eliminarli automaticamente dalla lista delle possibili scelte. Significa imparare a comprare con metodo.

La prima regola per i motori da evitare è verificare il codice motore riportato sul libretto di circolazione e confrontarlo con eventuali aggiornamenti tecnici introdotti dal costruttore. In diversi casi le generazioni successive hanno corretto problemi iniziali senza cambiare radicalmente il nome commerciale del motore.

La seconda regola è pretendere sempre uno storico manutentivo completo. Un’auto con tagliandi certificati, sostituzioni documentate e interventi effettuati secondo le nuove direttive ufficiali può essere molto più sicura di un esemplare teoricamente affidabile ma trascurato.

Un altro aspetto fondamentale riguarda i segnali da osservare durante il test:

  • rumori metallici all’avviamento
  • spie motore o pressione olio
  • consumo anomalo di lubrificante
  • fumo allo scarico
  • irregolarità del minimo
  • odore di olio bruciato
  • fatture di rabbocchi frequenti

È consigliabile inoltre effettuare un’ispezione pre-acquisto presso un meccanico indipendente. Una diagnosi elettronica e un controllo visivo possono costare poche centinaia di euro ma evitare danni da migliaia.

Infine, diffida sempre di una regola molto semplice: se il prezzo è nettamente inferiore alla media di mercato, chiediti perché. A volte dietro un’apparente occasione si nasconde proprio un veicolo con una motorizzazione nota per criticità o con manutenzione incompleta.

Motori da evitare

Nel mercato dell’usato non esistono motori perfetti e motori totalmente da scartare: esistono soprattutto motori conosciuti, controllati e mantenuti correttamente. Ed è proprio questa consapevolezza che oggi separa un acquisto intelligente da una costosa sorpresa.

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