Martedì 17 maggio 2022

Livigno da “valanga di neve”, nessun legame con la vite

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La conformazione territoriale di Livigno, con le due sponde prive di alberi hanno fatto pensare, a volte, che in passato su quei versanti fosse stato possibile coltivare la vite.
Probabilmente tratti in inganno dalle origini, controverse, del nome del paese che nell’antichità era, secondo alcuni storici, chiamato “Vinea et Vineola”. Solo dal 1399, infatti, alla grafia venne aggiunto il prefisso “Li”.
Le valanghe del 1951 a Livigno
Ma resta da escludere con assoluta certezza che nel Piccolo Tibet siano mai stati presenti o coltivati dei vigneti. Del resto a Livigno il ciclo vegetativo delle piante ammonta a solamente quattro mesi l’anno e otto mesi nei quali vivono in una specie di letargo, sommerse da uno spesso strato di neve.

Inoltre l’origine etimologica del nome Livigno deriva, con maggiore verosimiglianza, dal termine “lavina” che corrisponde a “valanga di neve”.
Il paese più alto d’Italia
Un’altra spiegazione del disboscamento sui versanti deriva dal fatto che i boschi da sempre, dato che a questa altezza il fieno si taglia solamente una volta all’anno, sono sacrificati in favore del prato. Il disboscamento realizzato nel corso dei secoli si spiega proprio con questa esigenza dato che la sola attività possibile con le condizioni climatiche del paese era quella zootecnica. Che ha richiesto quindi sempre più ampie superfici a prato e un continuo allargamento dei pascoli.
Attualmente il comune vanta diecimila ettari di pascoli e una vasta superficie a prato.


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