La recente sentenza della Corte Costituzionale ha sancito la legittimità della norma che permette all’INPS di pignorare le pensioni.
Una decisione che ha acceso un acceso dibattito, specie tra gli anziani, tradizionalmente considerati protetti da questa forma di espropriazione.
Le tensioni sociali aumentano mentre le nuove regole, confermate dalla Consulta, mostrano la loro portata concreta.
Confermata la legittimità del pignoramento delle pensioni
La vicenda nasce da una questione sollevata dal Tribunale ordinario di Ravenna, che aveva espresso dubbi sulla compatibilità costituzionale dell’articolo 69 della legge 30 aprile 1969, n. 153, riguardante la possibilità per l’INPS di trattenere fino a un quinto della pensione per recuperare crediti derivanti da indebite prestazioni o omissioni contributive. Il giudice aveva evidenziato come tale norma non rispettasse la fascia di impignorabilità prevista dall’art. 545, settimo comma, c.p.c., che tutela un “minimo vitale” per il pensionato.
Tuttavia, la Corte Costituzionale ha respinto queste doglianze, ritenendo che la disciplina speciale dell’art. 69 della legge n. 153/1969 giustifichi un trattamento differenziato rispetto alla normativa generale. La Consulta ha sottolineato che i crediti previdenziali tutelano un interesse pubblico primario, ossia la sostenibilità del sistema pensionistico, e che il recupero degli indebiti è condizionato a rigide garanzie: la restituzione è richiesta solo in caso di dolo, anche omissivo, e gli interessi sono dovuti esclusivamente per dolo commissivo.
Un altro punto rilevante riguarda la soglia di impignorabilità: la Corte ha chiarito che la norma codicistica non garantisce un vero e proprio “minimo vitale”, pertanto l’omissione di tale limite nella normativa INPS non costituisce un vulnus costituzionale. Infine, la Consulta ha rilevato che la deroga prevista non viola il diritto alla tutela della dignità del pensionato sancito dall’art. 38 della Costituzione, poiché il legislatore ha operato un bilanciamento tra l’interesse generale e la protezione individuale.

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La decisione della Corte Costituzionale arriva in un momento in cui molti anziani si trovano già in difficoltà economiche crescenti. L’accesso al credito, la precarietà dei redditi e le spese impreviste per assistenza e salute aggravano la loro condizione. La possibilità di vedersi ridurre la pensione a causa di un pignoramento per debiti previdenziali genera ansia e protesta.
Le testimonianze raccolte da associazioni di categoria e sindacati degli anziani raccontano di situazioni drammatiche in cui pensionati, spesso con risorse limitate, si vedono sottrarre una quota rilevante del loro reddito mensile. Questo fenomeno è accentuato dal contesto italiano caratterizzato dal blocco prolungato degli sfratti, che ha creato tensioni tra proprietari e inquilini, e da un sistema di assistenza domiciliare spesso in affanno per le difficoltà economiche e burocratiche.
Debiti e assistenza domiciliare: una doppia emergenza per gli anziani
Parallelamente al dibattito sui pignoramenti, cresce la complessità per chi gestisce servizi di assistenza domiciliare agli anziani, spesso imprese e cooperative che si trovano in difficoltà a causa di debiti accumulati con il Fisco e l’INPS. L’aumento dei costi operativi, la lentezza dei pagamenti da parte di enti pubblici e privati e le difficoltà nella gestione del personale hanno portato molte realtà a situazioni di sovraindebitamento.
La normativa offre strumenti per la gestione di queste crisi, come la rateizzazione dei debiti e la composizione della crisi da sovraindebitamento, ma la loro applicazione richiede competenze specifiche e tempestività, essenziali per evitare il pignoramento e il blocco dell’attività.
La tutela del patrimonio degli anziani e delle loro pensioni si intreccia dunque con quella delle imprese di assistenza, che rappresentano un importante presidio sociale. Un equilibrio difficile da mantenere, soprattutto in un contesto legislativo e giurisprudenziale in evoluzione.
Il ruolo della Corte Costituzionale e l’equilibrio tra interessi pubblici e diritti individuali
La Corte Costituzionale, con i suoi quindici giudici nominati da Parlamento, Presidente della Repubblica e magistrature supreme, rappresenta il più alto organo di garanzia della Costituzione italiana. Presieduta attualmente da Giovanni Amoroso, la Consulta si occupa di verificare la legittimità delle norme rispetto ai principi costituzionali e di dirimere controversie di alto rilievo.
Nel pronunciarsi sul tema del pignoramento delle pensioni da parte dell’INPS, la Corte ha ribadito il principio secondo cui la tutela del sistema previdenziale e il recupero delle risorse indebitamente erogate costituiscono un interesse generale che può giustificare deroghe a regole ordinarie di impignorabilità.
Tale bilanciamento, sebbene necessario, comporta inevitabilmente un confronto tra la protezione dei soggetti più vulnerabili e la necessità di garantire la sostenibilità economica del sistema pubblico, una sfida che il legislatore e la magistratura sono chiamati a governare con attenzione e responsabilità.

La sentenza della Corte Costituzionale (valtellinamobile.it)









