19 Luglio 2024 21:19

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Il Filocarro della Valtellina, un pioniere del trasporto elettrico in Alta Valtellina

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filocarro valtellinaNel panorama dei trasporti elettrici italiani, un ruolo fondamentale è stato giocato dal filocarro realizzato e prodotto dalla AEM di Milano. Questo mezzo di trasporto innovativo ha operato dal 1938 al 1962, periodo durante il quale ha supportato la costruzione delle dighe di San Giacomo e Cancano in Alta Valtellina. La storia dei filocarri non è solo una testimonianza di ingegneria avanzata, ma anche un esempio di come il trasporto elettrico possa essere impiegato in progetti di grande rilevanza infrastrutturale. In questo articolo esploreremo le caratteristiche tecniche dei filocarri, la loro funzione nel contesto della costruzione delle dighe e l’impatto che hanno avuto sull’economia e l’energia di Milano.

STORIA DELL’IMPIANTO IDROELETTRICO DI PREMADIO

Caratteristiche Tecniche dei Filocarri

Tra il 1938 e il 1962, la AEM di Milano ha prodotto un totale di 20 camion con il trolley, progettati specificamente per il trasporto di materiali pesanti necessari alla costruzione delle dighe in Alta Valtellina. Di questi camion, 16 erano a tre assi e uno a quattro assi, mentre due erano trattori per il traino di carichi particolarmente pesanti e due erano veri e propri filobus destinati al trasporto del personale.

Le specifiche tecniche dei filocarri erano impressionanti per l’epoca:

  • Capacità di carico: Ogni filocarro poteva trasportare fino a 14 contenitori da 400 kg ciascuno, per un totale di 5600 kg di cemento per viaggio.
  • Motorizzazione elettrica: Alimentati tramite un sistema di trolley, i filocarri sfruttavano l’energia elettrica per muoversi lungo le linee della Filovia dello Stelvio.
  • Efficienza energetica: L’uso dell’energia elettrica permetteva una maggiore efficienza rispetto ai motori a combustione interna, riducendo anche l’impatto ambientale.

La Filovia dello Stelvio

La Filovia dello Stelvio era una linea di trasporto elettrico che collegava Tirano, Bormio e Boscopiano, estendendosi per circa 80 chilometri. Questa linea era fondamentale per il trasporto dei materiali di costruzione verso i cantieri delle dighe. La linea principale, che copriva una distanza di 66 km tra il 1940 e il 1950, si snodava lungo la Strada Statale 38 dello Stelvio. La particolarità di questa linea era il bifilare unico, con sei punti di raddoppio per permettere l’incrocio dei filoveicoli. La linea doveva superare un dislivello di 1500 metri, una sfida ingegneristica notevole che dimostrava l’affidabilità e la robustezza dei filocarri.

I RESTI DI DIGAPOLI NEL LAGO DI CANCANO

Funzionamento e Utilizzo

Il cemento, proveniente dalla stazione di Tirano, veniva caricato sui filocarri che si dirigevano verso Boscopiano, punto di partenza della funivia che trasportava i materiali ai cantieri delle dighe. Una volta giunti a destinazione, il cemento veniva stoccato in silos da 30000 quintali, pronti per essere utilizzati nelle operazioni di costruzione.

Impatto e Eredità

L’introduzione dei filocarri da parte della AEM ha avuto un impatto significativo non solo sulla costruzione delle dighe, ma anche sull’approvvigionamento energetico della città di Milano. Le dighe di San Giacomo e Cancano hanno soddisfatto il fabbisogno di energia elettrica di Milano, contribuendo allo sviluppo industriale e alla modernizzazione della città. Inoltre, l’uso di mezzi di trasporto elettrici ha segnato un passo avanti verso una maggiore sostenibilità ambientale, anticipando di decenni le attuali preoccupazioni ecologiche.

Filocarro Valtellina

La storia dei filocarri della AEM di Milano rappresenta un capitolo importante dell’ingegneria e dei trasporti italiani. Questi veicoli elettrici non solo hanno contribuito in modo decisivo alla costruzione di infrastrutture cruciali, ma hanno anche dimostrato le potenzialità del trasporto elettrico in contesti industriali complessi. L’innovazione introdotta con i filocarri continua a essere un esempio di come la tecnologia possa essere utilizzata per affrontare sfide logistiche e ambientali, lasciando un’eredità duratura nel campo dell’ingegneria e dei trasporti.

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