Chiusura statale 36 – Se la Galleria Monte Piazzo dovesse essere chiusa per un lungo periodo (mesi o anni), le conseguenze sarebbero molto rilevanti non solo per l’Alto Lago di Como, ma per l’intero sistema economico della Valtellina, della Valchiavenna e dei collegamenti con la Svizzera.
Perché Monte Piazzo è così strategica
La galleria è uno dei punti chiave della Strada Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, l’asse che collega Milano con Colico, Sondrio, Tirano, Chiavenna e i valichi svizzeri. Nel tratto dell’Alto Lario transitano ogni giorno decine di migliaia di veicoli; alcune stime parlano di circa 80.000 veicoli al giorno nei periodi di maggiore traffico.
Il problema è noto da anni: la galleria, lunga 2.522 metri, è stata realizzata all’interno di una paleofrana e continua a muoversi lentamente verso il lago. Gli interventi in corso da circa 77 milioni di euro dovrebbero garantirne la funzionalità per circa 15 anni, ma non rappresentano una soluzione definitiva.
Controlli sulla statale 36: ecco dove prestare maggiore attenzione
Cosa accadrebbe in caso di chiusura statale 36
1. Collasso della viabilità locale
L’alternativa immediata sarebbe la Strada Provinciale 72 che costeggia il lago attraversando numerosi centri abitati.
Tuttavia questa strada non è progettata per assorbire i flussi della SS36. Durante le chiusure del 2013 si verificarono code chilometriche e tempi di percorrenza moltiplicati. La stessa esperienza dimostrò che il sistema locale andò rapidamente in saturazione.
Un tragitto Colico-Lecco che normalmente richiede circa 30-35 minuti potrebbe facilmente superare un’ora e mezza o due ore nelle ore di punta.
2. Danni economici per la Valtellina
La Valtellina esporta:
- prodotti agroalimentari;
- vino;
- manifattura;
- componentistica industriale;
- materiali da costruzione.
Gran parte delle merci utilizza la SS36 per raggiungere Milano e la rete autostradale nazionale.
Una chiusura prolungata comporterebbe:
- aumento dei costi logistici;
- ritardi nelle consegne;
- minore competitività delle imprese;
- possibile trasferimento di alcuni flussi commerciali verso altri corridoi alpini.
Già nel 2013 si parlò di una Valtellina “quasi isolata” con pesanti ripercussioni economiche.
3. Turismo penalizzato
Le località turistiche della Valtellina e dell’Alto Lario dipendono fortemente dai visitatori provenienti dall’area milanese.
Pensiamo a luoghi come:
- Bormio
- Livigno
- Tirano
- Chiavenna
Se raggiungerle diventasse più complicato, una parte dei flussi turistici potrebbe orientarsi verso destinazioni concorrenti più facilmente accessibili.
4. Problemi per pendolari e servizi
Ogni giorno migliaia di persone si spostano tra:
- provincia di Lecco;
- Alto Lario;
- Valtellina;
- area metropolitana di Milano.
Una chiusura prolungata significherebbe:
- tempi di viaggio molto più lunghi;
- aumento dei costi di carburante;
- maggiore stress per i lavoratori;
- possibili difficoltà per mezzi di soccorso e trasporti sanitari.
5. Rischio per i collegamenti internazionali
La SS36 è stata considerata infrastruttura strategica anche per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina proprio perché rappresenta il principale accesso alla Valtellina. Per questo i lavori di consolidamento sono stati finanziati e accelerati.
Inoltre il corridoio serve:
- traffico commerciale verso la Svizzera;
- collegamenti con la regione del Grigioni;
- flussi turistici internazionali.
La vera soluzione: una nuova variante a monte
Secondo quanto emerge dalle dichiarazioni di Anas e dagli studi tecnici, il consolidamento attuale non elimina la causa del problema: il versante continua a muoversi. La soluzione strutturale più accreditata è la realizzazione di una nuova galleria fuori dal corpo franoso, più a monte rispetto all’attuale tracciato.
Si tratterebbe di un’opera da centinaia di milioni di euro e con tempi di progettazione e costruzione probabilmente superiori a un decennio.
Scenario peggiore
Nel caso estremo di una chiusura improvvisa e prolungata senza un’infrastruttura sostitutiva pronta, la Valtellina non sarebbe completamente isolata, ma perderebbe il suo collegamento più efficiente con Milano.
Le conseguenze sarebbero:
- forte congestione sulla SP72;
- aumento dei tempi logistici del 50-200%;
- danni economici per imprese e turismo;
- riduzione dell’attrattività del territorio;
- necessità urgente di accelerare la realizzazione di una nuova variante della SS36.
Per questo motivo molti tecnici considerano oggi la questione Monte Piazzo non un semplice problema di manutenzione, ma una delle principali criticità infrastrutturali della Lombardia per i prossimi 15 anni.












