Galleria Monte Piazzo -Un’infrastruttura strategica ma fragile
La galleria Monte Piazzo sulla SS36 del Lago di Como e dello Spluga rappresenta una delle arterie più importanti del Nord Italia, ma oggi è anche una delle più discusse per via della sua fragilità strutturale e dei rischi geologici che la circondano.
Situata nei pressi di Colico, in provincia di Lecco, questa infrastruttura lunga circa 2,5 km è stata costruita nel 1974 con l’obiettivo di migliorare la viabilità tra Milano e le aree alpine della Valtellina e della Valchiavenna.
Tuttavia, già dalla sua realizzazione, la galleria si è trovata a convivere con un problema enorme: è stata costruita sopra una paleofrana, ovvero una massa di terreno instabile che, nel tempo, continua a muoversi lentamente verso il Lago di Como.
Questo dettaglio, apparentemente tecnico, è in realtà il cuore del problema.
La galleria non è semplicemente soggetta a usura come qualsiasi altra infrastruttura, ma è inserita in un contesto geologico che la rende intrinsecamente instabile.
Le due canne della galleria, infatti, si muovono lentamente insieme al terreno sottostante, generando tensioni strutturali che richiedono continui interventi di manutenzione e consolidamento.
Questo significa che, a differenza di altre opere simili, non esiste una “stabilità definitiva”, ma solo un equilibrio temporaneo che deve essere continuamente gestito.
Nel corso degli anni, questa situazione ha portato a numerosi interventi, tra cui uno particolarmente rilevante nel 2014, che comportò mesi di chiusura e disagi enormi per il traffico.
Nonostante gli sforzi, quell’intervento non è stato risolutivo: ha semplicemente guadagnato tempo, senza eliminare il problema alla radice.
Ed è proprio questo il punto critico: la galleria Monte Piazzo non può essere riparata purtroppo definitivamente perché il problema non è la struttura in sé, ma il terreno su cui poggia.
La questione assume ancora più rilevanza se si considera il ruolo strategico della SS36.
Questa strada è il principale collegamento tra la Lombardia e le aree alpine, utilizzata ogni giorno da migliaia di pendolari, turisti e mezzi pesanti.
Un eventuale blocco della galleria non sarebbe solo un problema locale, ma avrebbe ripercussioni su tutta la mobilità del Nord Italia, con impatti economici e sociali significativi.
In questo contesto, la galleria Monte Piazzo si configura sempre più come una “bomba a orologeria infrastrutturale”, un’opera che continua a funzionare ma con un orizzonte temporale limitato.
Il tema della sicurezza e della sostenibilità futura di questa infrastruttura diventa centrale, sollevando interrogativi importanti su cosa accadrà nei prossimi anni.
L’ultimatum di ANAS e il limite dei 15 anni: cosa succederà alla galleria Monte Piazzo?
Negli ultimi anni, la situazione della galleria Monte Piazzo è entrata in una fase ancora più delicata, soprattutto dopo le dichiarazioni di ANAS, l’ente responsabile della gestione della rete stradale.
In vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, sono stati stanziati circa 77 milioni di euro per interventi di consolidamento e messa in sicurezza della galleria.
Un investimento importante, che però nasconde una verità scomoda: secondo ANAS, questi lavori garantiranno la sicurezza dell’infrastruttura per soli 15 anni.
Questo dato è particolarmente significativo perché introduce un concetto chiave: la galleria ha una “scadenza tecnica”.
Non si tratta di una previsione vaga, ma di una valutazione basata su studi geologici e strutturali.
In altre parole, anche dopo gli interventi, la galleria continuerà a muoversi insieme alla paleofrana, e prima o poi raggiungerà un livello di deformazione tale da renderla non più sicura o percorribile.
Se si considera che i lavori sono pensati per arrivare fino al 2026, significa che intorno al 2040-2045 potrebbero emergere problemi strutturali tali da imporre limitazioni drastiche o addirittura la chiusura della galleria.
Questo scenario apre una serie di interrogativi cruciali: cosa succederà alla viabilità della zona?
Esistono alternative?
E soprattutto, si sta facendo abbastanza per prevenire una futura crisi?
Il rischio più concreto è quello dell’isolamento della Valtellina e della Valchiavenna, due aree che dipendono fortemente dalla SS36 per i collegamenti con il resto della Lombardia.
Senza la galleria Monte Piazzo, il traffico dovrebbe essere deviato su percorsi alternativi, spesso più lunghi, meno efficienti e non progettati per sostenere grandi volumi di traffico.
Questo comporterebbe non solo disagi per i cittadini, ma anche un impatto economico significativo per il turismo e le attività produttive locali.
Inoltre, il fatto che si continui a investire in interventi temporanei solleva un’altra questione: ha senso continuare a “tamponare” il problema?
Oppure sarebbe più efficace investire direttamente in una soluzione definitiva?
Questo dibattito è sempre più acceso tra tecnici, amministratori e cittadini, e riguarda non solo la galleria Monte Piazzo, ma più in generale il modo in cui vengono gestite le infrastrutture in contesti geologicamente complessi.
La prospettiva più concreta, infatti, sembra essere quella della costruzione di un nuovo tunnel, posizionato più a monte rispetto all’attuale galleria, in una zona geologicamente più stabile.
Una soluzione costosa e complessa, ma che potrebbe garantire una sicurezza a lungo termine e risolvere definitivamente il problema.
Nel frattempo, però, la realtà è che la galleria Monte Piazzo continuerà a essere utilizzata, monitorata e mantenuta, con la consapevolezza che il tempo a disposizione non è infinito.
E mentre si avvicina il grande evento delle Olimpiadi, la priorità sarà garantire la funzionalità e la sicurezza dell’infrastruttura, rimandando ancora una volta le decisioni più difficili al futuro.






