Agricoltura Valtellina – Il Tribunale di Sondrio ha respinto la richiesta di concordato preventivo semplificato presentata dalla società agricola cooperativa Melavì di Ponte in Valtellina, aprendo la procedura di liquidazione giudiziale.
La decisione è stata assunta dal collegio riunitosi lo scorso 19 febbraio.
La sentenza, ora depositata, sancisce l’inammissibilità della domanda di omologazione avanzata dalla cooperativa, che puntava a una liquidazione “in house” senza l’intervento diretto del giudice. Il piano non è stato accolto a causa di gravi criticità, tra cui carenze documentali e violazioni del principio di buona fede nelle trattative con i creditori.
Il tribunale ha quindi disposto l’apertura della liquidazione giudiziale, nominando giudice delegato e curatori.
Alla società è stato imposto di depositare entro tre giorni i bilanci, le scritture contabili obbligatorie e l’elenco completo dei creditori con i rispettivi domicili digitali.
È stata inoltre fissata per il 25 luglio l’udienza per l’esame dello stato passivo. I curatori dovranno procedere immediatamente alla ricognizione dei beni presenti nelle strutture di Melavì e alla successiva inventariazione, anche in assenza iniziale di cancelliere e stimatore, per accelerare le operazioni.
Dal provvedimento emerge chiaramente il carattere d’urgenza della procedura, ormai interamente incanalata sul piano giudiziale.
Il collegio ha sostanzialmente accolto le valutazioni dell’ausiliario e le osservazioni dei soci – sia conferitori sia non conferitori – che si erano opposti al concordato, alcuni dei quali presenti alle udienze dello scorso ottobre e febbraio.
Tra le principali criticità evidenziate, pesano i vizi formali: in particolare l’assenza del libro soci e l’inattendibilità dell’elenco dei creditori allegato alla domanda.
Una mancanza ritenuta decisiva, poiché impedisce l’identificazione certa dei creditori e rende la richiesta improcedibile.
Ulteriori rilievi riguardano l’assenza di una certificazione adeguata sui debiti fiscali e contributivi. Ma soprattutto, i giudici hanno evidenziato una violazione del principio di buona fede: la società non avrebbe coinvolto i soci conferitori e finanziatori nelle trattative con gli altri creditori, omettendo di rappresentare il crescente malcontento interno alla base sociale.
Il quadro debitorio complessivo è significativo: circa 17,4 milioni di euro. Di questi, 2,1 milioni sono dovuti ai soci conferitori per forniture di mele non pagate tra il 2023 e il 2024, mentre 2,8 milioni riguardano i soci finanziatori, con risparmi vincolati nei libretti sociali. A ciò si aggiungono circa 11,6 milioni di esposizione verso banche e finanziarie e 2,9 milioni nei confronti dei fornitori.
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