Come distinguere le castagne matte da quelle commestibili


Le castagne matte, che si trovano principalmente sugli ippocastani in contesti abitati e nei parchi cittadini, sono tossiche, ma sono facilmente confondibili con quelle normali e commestibili che si trovano nei boschi e nelle foreste.

La prima regola per distinguerle è fare attenzione all’involucro che le contiene. Quelle tossiche sono contenute singolarmente in una capsula ricoperta da aculei non pungenti. Le castagne commestibili sono meno grandi e sono contenute due o tre alla volta in un riccio con le spine.

Le piante delle castagne matte si caratterizzano per foglie dall’aspetto palmata, composte da più foglie più piccole di forma ovale, mentre negli alberi dei frutti commestibili le foglie hanno una forma più semplice e allungata.

In caso di ingestione le castagne matte provocano nausea, vomito, diarrea e bruciore al cavo orale. Se lo facciamo in quantità notevole si aggravano i sintomi fino ad arrivare a tremori, spasmi muscolari, dilatazione delle pupille, incoordinazione motoria e depressione del sistema nervoso centrale.

Si deve stare attenti non solo ai frutti, ma anche alle altre parti dell’ippocastano, che sono ugualmente tossiche, dai fiori alle foglie.

Le castagne sono difficile da conservare a lungo per la loro natura, a meno che le si metta in acqua per alcuni giorni, per poi asciugarle e conservarle in un luogo fresco e asciutto (fino ad un paio di mesi). Possono essere congelate crude o cotte. Se le congeliamo da crude,, appena scongelate andranno immediatamente cotte.
Il modo migliore per conservarle a lungo (fino a sei mesi) è congelarle sgusciate e arrostite.

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