Territorio

La Barcellona della provincia di Sondrio

Barcellona in Valtellina

Barcellona in Valtellina: la magia del Castello del Gaudì di Grosio

Il paese: Grosio, una storia antica tra montagna e archeologia

Grosio è un piccolo comune della Valtellina, in provincia di Sondrio — un borgo alpino che conta poche migliaia di abitanti. 
Le sue radici affondano nell’antichità: la zona è abitata sin dall’età del Bronzo, come testimonia la presenza della famosa Rupe Magna, uno dei maggiori siti di incisioni rupestri della Valtellina.

Nel corso del Medioevo, Grosio fu feudo dei Visconti Venosta, che vi costruirono castelli di guardia e presidio strategico per il controllo del territorio.
Oggi, accanto a questi resti storici, Grosio custodisce una sorpresa inaspettata: un “giardino roccioso” in verticale — un’opera di “land art” che trasporta idealmente la Valtellina… fino a Barcellona.


Che cos’è il Castello del Gaudì di Grosio

Il “Castello del Gaudì di Grosio” non è un castello nel senso classico del termine, bensì un giardino verticale realizzato su una parete rocciosa, riconosciuto come una delle opere più originali e singolari d’Italia.

Questa creazione — fatta di scale, grotte, muretti, archi, sculture, fontane — si snoda su circa 207 scalini che risalgono la montagna.

Ma la parte che colpisce di più sono i mosaici e i dettagli decorativi: tutto è stato costruito a mano, spesso con materiale di recupero — vetri di bottiglie, pezzi di ceramica, fanali di auto, tappi, vetri colorati… in un fitto mosaico di colore e creatività.

Il risultato è un luogo che sembra uscito da una favola: un mix tra natura, roccia, arte e libertà espressiva. Per questo — e per l’atmosfera — in molti lo paragonano idealmente a un angolo di Barcellona in piena Valtellina.


Chi c’è dietro questa meraviglia: la storia di un uomo e del suo sogno

La “mente e le mani” dietro il Castello sono quelle di Nicola Di Cesare — un costruttore di origini abruzzesi, trasferitosi in Valtellina, che a partire dagli anni ’80 ha trasformato la parete rocciosa dietro la sua casa in un giardino delle meraviglie.

Non si definisce un artista, ma ha lavorato per oltre quarant’anni al suo progetto: muretto dopo muretto, scala dopo scala, mosaico dopo mosaico.

Per realizzare tutto, ha utilizzato materiali semplici, di recupero, trasformando oggetti destinati al rifiuto in parte di un’opera unica.

Si tratta di una forma contemporanea di “land art” — arte che nasce dal contatto tra uomo, roccia, natura e materiali poveri — e un esempio virtuoso di up‑cycling creativo.

Nicola ha dedicato buona parte della sua vita a questo progetto con impegno e passione, trasformando un sogno personale in realtà: un’idea nata quasi per caso, che col tempo è diventata una testimonianza di creatività, resilienza e amore per il territorio.


Cosa vedere e come visitarlo: consigli per chi vuole scoprire il “pezzo di Barcellona in Valtellina”

Se decidi di visitare il Castello del Gaudì di Grosio, ecco cosa aspettarti:

  • Percorrerai 207 scalini che risalgono la roccia: potrai scoprire sentieri, grotte, archi, fontane, piccoli cunicoli e scorci panoramici.

  • Ti emozionerai davanti ai mosaici policromi fatti di vetri, ceramiche, vetri di bottiglie e materiali di recupero — un patchwork di colori e storie.

  • In cima alla salita, la vista sulla vallata e sulle montagne ti ripagherà dello sforzo: una prospettiva unica sulla Valtellina.

Dettagli utili per la visita

  • Il Castello si trova a Grosio, in via Rovaschiera, nel centro del paese.

  • Si tratta di un’opera privata: per visitarne gli interni conviene contattare direttamente il proprietario. In diversi racconti si segnala che chi vive lì — cioè Nicola — è disponibile ad accogliere visitatori, anche se non esiste un calendario ufficiale.

  • È preferibile indossare scarpe comode, dato che camminerai su roccia, scalini e sentieri un po’ irregolari.


Perché vale la pena scoprire questo luogo: arte, autenticità e stupore

  • Il Castello del Gaudì di Grosio è un esempio autentico di come la creatività, la passione e la costanza di un singolo individuo possano trasformare un luogo ordinario in qualcosa di straordinario: un giardino verticale, una fiaba in pietra e colore.

  • È un caso interessante di riciclo creativo (up‑cycling): materiali di scarto — vetro, ceneri, vecchi oggetti — diventano un’opera d’arte, dimostrando che la bellezza può nascere dal riuso e dalla manualità.

  • Offre un’esperienza immersiva: non un museo tradizionale, ma un luogo “da vivere”: tra scale, grotte, dettagli inaspettati e la natura alpina che fa da cornice.

  • È una testimonianza di identità locale: nel contesto di un borgo alpino ricco di storia e tradizioni, il Castello aggiunge un tocco di fantasia, unicità e modernità artigianale — un legame tra passato (la roccia, la montagna) e presente (creazione artistica personale).

Hotel Sassella***
Ristorante Jim

LE OFFERTE DI OGGI

Ricevi le news con WhatsApp
Telegram Messenger Instagram

Change privacy settings
×