Radioterapia oncologica: ipofrazionamento per ridurre tempi di cura

La stessa efficacia terapeutica attraverso l’erogazione di una dose di radiazioni più elevata, in un numero inferiore di sedute, per accorciare il periodo di cura e diminuire l’impatto sulla vita familiare, sociale e lavorativa dei pazienti: è la logica della dell’ipofrazionamento che da alcuni mesi è stato introdotto nel reparto di Radioterapia oncologica e Medicina nucleare dell’Ospedale di Sondrio. Si passa da 38 a sette sedute per il tumore alla prostata, da 30 a 5 per quello alla mammella: una riduzione drastica che allevia i disagi dei pazienti che devono recarsi tutti i giorni in ospedale per sottoporsi al trattamento, in particolare per coloro i quali risiedono fuori Sondrio, in Valchiavenna e in Alta Valtellina ma anche nelle province di Como e di Lecco.
Gli studi sull’ipofrazionamento hanno avuto un forte impulso negli Stati Uniti e in Canada dove le radioterapie, concentrate nelle grandi città, accolgono pazienti provenienti da zone distanti anche alcune centinaia di chilometri. L’emergenza pandemica ha ulteriormente spinto in questa direzione allo scopo di ridurre i rischi per pazienti fragili che devono recarsi in ospedale, contenendo le presenze nelle sale di attesa.
Un disagio che è logistico ma anche psicologico, considerato l’impegno quotidiano prolungato che prevede la radioterapia standard, con l’ingresso in una struttura ospedaliera, seppure per i pochi minuti necessari alla radioterapia: i pazienti con grande sollievo apprendono del nuovo servizio offerto dall’Ospedale di Sondrio. Come è avvenuto, soltanto pochi giorni fa, per un paziente affetto da tumore alla prostata residente in un comune della provincia di Como distante oltre 50 chilometri da Sondrio, al quale è stato comunicato che dovrà presentarsi per sette volte, anziché per 38, per sottoporsi alla terapia.


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