Lavori ss36 – Un’infrastruttura strategica che non può fermarsi
La Strada Statale 36 “del Lago di Como e dello Spluga” rappresenta una delle arterie viarie più importanti dell’intero Nord Italia. Con quasi 150 chilometri di sviluppo interamente in Lombardia, collega l’area metropolitana di Milano con Lecco, il Lago di Como, la Valtellina, la Valchiavenna e il confine svizzero dello Spluga. Ogni giorno viene percorsa da decine di migliaia di veicoli tra pendolari, mezzi pesanti, turisti e traffico commerciale, rendendola una delle strade più trafficate della regione.
Molti automobilisti che la percorrono abitualmente hanno la sensazione che i cantieri siano una presenza permanente. Chiusure notturne, restringimenti di carreggiata, deviazioni e lavori nelle gallerie sembrano susseguirsi senza soluzione di continuità . Questa percezione, tuttavia, non deriva da una cattiva programmazione o da lavori inutili, bensì da una realtà infrastrutturale estremamente complessa.
La SS36 è infatti caratterizzata dalla presenza di decine di gallerie realizzate principalmente tra gli anni Sessanta e Ottanta, un periodo storico in cui gli standard costruttivi, tecnologici e normativi erano profondamente diversi da quelli attuali. Molte di queste opere sono state progettate per sostenere volumi di traffico molto inferiori rispetto a quelli odierni. Nel corso dei decenni, l’aumento esponenziale dei veicoli circolanti ha sottoposto strutture, impianti e rivestimenti a sollecitazioni continue e spesso superiori a quelle previste in fase progettuale.
Le gallerie non sono semplicemente tunnel scavati nella montagna. Al loro interno sono presenti sistemi di ventilazione, impianti elettrici, illuminazione, sensori antincendio, sistemi di comunicazione, vie di fuga, telecamere e strutture di sicurezza che richiedono verifiche costanti. Inoltre, il naturale invecchiamento dei materiali impone interventi periodici per garantire standard di sicurezza adeguati alle normative europee moderne.
Chi percorre la statale 36 deve saperlo
Proprio per questo motivo Anas, gestore della SS36, è impegnata in un programma quasi continuo di manutenzione straordinaria e ammodernamento tecnologico. Gli interventi non riguardano solamente la pavimentazione o la segnaletica, ma spesso coinvolgono opere strutturali profonde che richiedono mesi di attività e inevitabili limitazioni alla circolazione. Le frequenti chiusure notturne osservate negli ultimi anni lungo i tratti tra Abbadia Lariana, Bellano, Colico e le principali gallerie del percorso sono un esempio concreto di questa attività costante.
Gallerie storiche, sicurezza moderna e lavori SS36 senza fine: perché la manutenzione è inevitabile
Per comprendere realmente perché i cantieri sulla SS36 sembrino infiniti, occorre analizzare la natura stessa delle opere presenti lungo il tracciato. Alcune delle gallerie più importanti della strada sono ormai infrastrutture con oltre quarant’anni di vita operativa. In ingegneria civile, questo rappresenta un periodo molto significativo, soprattutto quando si parla di opere sottoposte a traffici elevatissimi e a condizioni ambientali particolarmente impegnative.
Nel corso degli anni si sono verificati episodi che hanno evidenziato la necessità di monitoraggi continui. Uno dei casi più noti è stato quello della galleria Monte Piazzo, dove problematiche strutturali emerse durante attività di controllo hanno portato a importanti interventi di consolidamento. L’episodio dimostrò quanto sia delicato il mantenimento in efficienza di infrastrutture costruite diversi decenni fa e quanto sia fondamentale intervenire prima che eventuali criticità possano trasformarsi in emergenze.
Oggi la normativa europea sulle gallerie stradali impone standard molto più severi rispetto al passato. Sistemi antincendio avanzati, illuminazione intelligente, monitoraggio in tempo reale, telecamere ad alta definizione, rilevatori di fumo, impianti di ventilazione automatizzati e percorsi di evacuazione sono diventati requisiti essenziali. Molte gallerie della SS36 sono state costruite prima dell’introduzione di tali obblighi e necessitano quindi di continui adeguamenti tecnologici.
A questo si aggiunge il fatto che la SS36 è diventata negli ultimi anni una delle infrastrutture strategiche per la mobilità lombarda e per eventi internazionali come le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026. Proprio in quest’ottica Anas ha accelerato numerosi interventi di miglioramento della viabilità , comprendenti nuovi svincoli, ampliamenti di ponti, adeguamenti delle carreggiate e opere accessorie destinate ad aumentare sicurezza e capacità della rete stradale.
L’impressione che i lavori SS36 non finiscano mai deriva anche da un altro fattore: quando termina un intervento ne inizia spesso un altro. Una volta completato l’adeguamento degli impianti tecnologici di una galleria, può essere necessario intervenire sul rivestimento interno; successivamente si passa alla pavimentazione, ai sistemi di drenaggio delle acque o alle barriere di sicurezza. Ogni componente ha cicli di vita differenti e richiede manutenzioni programmate.
Inoltre, la particolare conformazione geografica della SS36, stretta tra montagne, lago e centri abitati, rende spesso impossibile mantenere il traffico aperto durante i lavori più complessi. Per limitare i disagi, Anas concentra gran parte delle attività nelle ore notturne, ma ciò comporta una lunga successione di chiusure temporanee che gli utenti percepiscono come una presenza costante di cantieri. Le numerose ordinanze emesse negli ultimi anni per lavori nelle gallerie Somana, Monte Piazzo e negli altri tunnel del tratto lecchese testimoniano proprio questa necessità operativa.
In definitiva, i cantieri della SS36 non sono il sintomo di inefficienze, ma la conseguenza diretta della gestione di un’infrastruttura fondamentale, complessa e in parte costruita oltre mezzo secolo fa. La continua attività di Anas serve a garantire che una delle principali vie di collegamento tra Milano, il Lago di Como, la Valtellina e la Svizzera possa continuare a funzionare in condizioni di sicurezza, affidabilità e modernità , nonostante l’età di molte delle sue opere più importanti.













