Il ritorno dell’uranio in Val Vedello: perché il tema è tornato attuale
Dopo decenni di sostanziale immobilità, la Val Vedello torna al centro del dibattito energetico italiano. Il territorio montano situato nel comune di Piateda, in provincia di Sondrio, ospita uno dei siti minerari storicamente più citati quando si parla di risorse uranifere italiane. Oggi il dossier è stato riaperto dalla società canadese Zenith Energy, che ha avviato una nuova fase preliminare di studio e valutazione ambientale per comprendere il reale valore del giacimento.
L’interesse non nasce dal nulla. Negli ultimi anni la sicurezza energetica è tornata ad avere un ruolo centrale nelle strategie europee, soprattutto dopo le crisi internazionali, la volatilità dei mercati energetici e le tensioni geopolitiche che hanno evidenziato la dipendenza dalle importazioni. In questo contesto il tema del nucleare è rientrato nel confronto pubblico e, di conseguenza, anche quello dell’approvvigionamento di uranio.
Le prime attività di ricerca in Val Vedello risalgono tra gli anni Cinquanta e Ottanta, durante il periodo del programma nucleare italiano. Le esplorazioni furono sviluppate da AGIP Nucleare nell’ambito delle iniziative coordinate dal Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN). In quegli anni furono realizzate campagne geologiche, perforazioni e infrastrutture sotterranee che permisero di individuare concentrazioni mineralizzate contenenti uranio.
Tuttavia è importante sottolineare un punto fondamentale: Val Vedello non è una miniera attiva e non esiste oggi alcuna autorizzazione per l’estrazione di uranio. L’attività in corso riguarda esclusivamente la fase preliminare di analisi e verifica ambientale finalizzata a capire se esistano le condizioni tecniche e normative per eventuali attività future.
Quanto uranio in Val Vedello potrebbe esserci davvero sotto la montagna
L’elemento che ha riportato l’attenzione sul sito valtellinese riguarda le stime storiche elaborate durante le vecchie campagne esplorative. Secondo le valutazioni storiche attribuite ad Agip Nucleare e CNEN, nell’area potrebbero essere presenti circa 6.000 tonnellate di ossido di uranio (U₃O₈), un valore molto superiore rispetto alle stime associate al sito di Novazza in provincia di Bergamo, storicamente indicate intorno alle 1.000 tonnellate di uranio metallico.
Numeri che, se confermati da indagini moderne, renderebbero il sito uno dei più rilevanti a livello nazionale. Ma qui entra in gioco un aspetto tecnico spesso trascurato nel dibattito pubblico: una stima storica non equivale a una riserva economicamente estraibile.
Per trasformare una presenza geologica in una vera risorsa mineraria servono verifiche approfondite che includano:
- quantità reale del minerale presente;
- concentrazione di uranio nelle rocce;
- accessibilità tecnica del deposito;
- costi di estrazione e trattamento;
- compatibilità ambientale;
- sostenibilità economica del progetto.
Secondo la documentazione storica, la Val Vedello dispone già di una rete di sviluppo sotterraneo importante, con circa 11 chilometri di gallerie e decine di migliaia di metri di perforazioni pregresse, elemento che ridurrebbe teoricamente i costi di una futura esplorazione rispetto a un sito completamente nuovo.
La società ha costituito una struttura dedicata ai progetti italiani con l’obiettivo di gestire gli iter autorizzativi e raccogliere dati aggiornati. L’attuale fase non punta alla produzione ma alla raccolta di informazioni tecniche che consentano di stabilire se il potenziale stimato decenni fa abbia ancora valore alla luce degli standard moderni.
Ambiente, sicurezza e impatto sul territorio: il vero nodo della questione
Se il tema economico e strategico è importante, la questione ambientale resta il punto centrale dell’intero progetto.
Zenith Energy ha avviato le attività seguendo il percorso previsto dalla normativa italiana sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), una procedura che serve a verificare preventivamente gli effetti che eventuali attività di ricerca potrebbero avere sul territorio.
Tra gli aspetti oggetto di verifica rientrano:
- radioattività naturale dell’area;
- effetti sulle acque superficiali e sotterranee;
- impatto sugli ecosistemi alpini;
- gestione di eventuali residui minerari;
- sicurezza per popolazione e lavoratori.
La società ha dichiarato pubblicamente di voler mantenere un dialogo con enti locali e comunità territoriali durante il percorso autorizzativo. Parallelamente, il tema continua a generare opinioni differenti: da una parte chi vede nell’uranio una possibile leva per rafforzare l’autonomia energetica nazionale; dall’altra chi teme impatti ambientali e ritiene che il nucleare non rappresenti una risposta rapida alla transizione energetica.
Un elemento interessante riguarda il confronto con il vicino sito di Novazza. Le verifiche ambientali lì sono partite in anticipo e potrebbero offrire dati comparabili, vista la vicinanza geologica tra le due aree. Tuttavia ogni deposito minerario possiede caratteristiche proprie e non è possibile trasferire automaticamente risultati da un sito all’altro.
Per il momento non esiste alcuna decisione definitiva: i risultati delle valutazioni ambientali e tecniche saranno determinanti per capire se il progetto potrà evolversi oppure fermarsi alla sola fase esplorativa. Il ritorno dell’uranio in Val Vedello, più che segnare una riapertura della miniera, rappresenta oggi il riavvio di una domanda che in Italia sembrava chiusa da quasi quarant’anni: quale ruolo potrà avere il nucleare nel futuro energetico del Paese?












