Suicidio di marketing – Un errore strategico clamoroso: oltre il 30% delle gare in Valtellina e nessuna menzione nel nome ufficiale
Chiamiamolo con il suo nome: escludere la Valtellina dal titolo ufficiale delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026 è stato un errore di marketing enorme. Non una semplice scelta di sintesi comunicativa. Non una questione di eleganza del naming. Ma una decisione che rischia di avere conseguenze concrete e misurabili in termini di visibilità internazionale, posizionamento digitale e ritorno turistico a lungo termine.
La Valtellina ospiterà oltre il 30% delle gare olimpiche, un dato che da solo basterebbe a giustificare una presenza nel naming ufficiale dell’evento. Non si tratta di un ruolo marginale. Località come Livigno e Bormio saranno teatro di discipline che generano audience globale, copertura mediatica internazionale e milioni di contenuti digitali condivisi.
Eppure, nel brand ufficiale compare solo Milano e Cortina d’Ampezzo.
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Nel marketing territoriale, il nome non è un dettaglio: è un acceleratore economico. Ogni articolo internazionale, ogni servizio televisivo, ogni ricerca su Google rafforzerà automaticamente i territori citati nel titolo. Questo significa una cosa molto semplice: Milano e Cortina consolideranno ulteriormente la loro notorietà globale. La Valtellina no.
Affidarsi all’idea che “chi verrà alle Olimpiadi scoprirà comunque la Valtellina” è una speranza, non una strategia. E quando si parla di investimenti pubblici e privati di miliardi di euro, la speranza non può sostituire l’analisi professionale dei dati.
Il marketing moderno non funziona per intuizione romantica. Funziona per esposizione ripetuta, riconoscibilità nominale, ricerca online e memoria collettiva. Se un territorio non viene citato nel brand principale, parte in svantaggio competitivo.
E questo svantaggio, nel digitale, si amplifica. Un suicidio di marketing.
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Google Trends non è perfetto, ma racconta una verità scomoda
Nel 2026 la reputazione turistica si misura anche — e soprattutto — online. E uno degli strumenti più immediati per analizzare la popolarità di una destinazione è Google Trends.
Chiunque può confrontare le keyword “Valtellina” e “Cortina”. Ma il dato più interessante emerge dal confronto storico tra Livigno e Cortina d’Ampezzo.
Per lunghi periodi, Livigno ha registrato volumi di interesse paragonabili — e in diversi momenti superiori — rispetto a Cortina. Questo significa che la Valtellina non partiva affatto come brand debole sul piano digitale.
Poi entra in gioco il fattore Olimpiadi.
Con l’avvio della comunicazione ufficiale “Milano-Cortina 2026”, l’effetto naming diventa evidente: Cortina consolida e amplia la propria visibilità online. È una dinamica prevedibile. Quando un nome viene ripetuto migliaia di volte da media internazionali, istituzioni e campagne promozionali, il volume di ricerca cresce.
Il brand citato cresce. Il brand escluso resta fermo.
È una legge del marketing: la ripetizione genera notorietà, la notorietà genera traffico, il traffico genera turismo.
Se la Valtellina fosse stata inclusa nel naming ufficiale, oggi probabilmente assisteremmo a un incremento strutturale delle ricerche associate al territorio. Non è un’opinione. È una conseguenza logica delle dinamiche SEO.
Dire che Google Trends non sia perfetto è corretto. Ma ignorare completamente il comportamento di ricerca degli utenti quando si decide il naming di un evento globale è quantomeno azzardato.
E qui nasce la critica più dura: se questa scelta non è stata supportata da un’analisi approfondita dei dati digitali, allora siamo davanti a una decisione presa più di pancia che di testa.
E “Và dove ti porta il cuore” non è una strategia quando in gioco ci sono milioni di euro.
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Il rischio reale: perdere il turismo dei prossimi dieci anni
Le Olimpiadi durano poche settimane. Il loro effetto reputazionale può durare decenni.
Il vero problema non è il 2026. È il 2027, il 2028, il 2030. È l’onda lunga del turismo post-olimpico.
Quando un territorio viene associato mediaticamente all’evento, entra nell’immaginario globale. Le persone lo ricordano. Lo cercano. Lo prenotano negli anni successivi.
Se il mondo intero sentirà ripetere per mesi solo “Milano-Cortina”, quali saranno le prime keyword digitate su Google nel 2027? Milano. Cortina.
Non Valtellina.
E questo significa una cosa molto concreta: la Valtellina rischia di ottenere il carico organizzativo dell’evento senza beneficiare pienamente del dividendo reputazionale globale.
Questo è il motivo per cui l’espressione “suicidio di marketing” non è solo provocazione retorica. È una valutazione strategica: rinunciare volontariamente alla visibilità nominale in un evento planetario riduce il potenziale ritorno economico nel lungo periodo.
La Valtellina ha infrastrutture, paesaggi, eccellenze enogastronomiche, esperienza organizzativa. Ha tutto per competere a livello internazionale. Ma nel marketing contemporaneo la qualità non basta. Serve visibilità strutturata, ripetuta, misurabile.
La buona notizia? Non è troppo tardi per intervenire. Una strategia digitale aggressiva, campagne SEO internazionali, storytelling coordinato e una comunicazione autonoma forte potrebbero ancora sfruttare l’effetto Olimpiadi.
La cattiva notizia? Il naming ufficiale non cambierà.
Suicidio di marketing
E nel marketing globale vale una regola semplice: chi viene nominato vince. Chi resta fuori dal titolo, deve correre il doppio per farsi notare.
Si ringrazia il prof. Franco Folini (francofolini.com) per la riflessione da cui trae origine questo approfondimento.








