Stufe e camini in Lombardia: cosa cambia davvero dal 15 ottobre 2026
Con l’arrivo della stagione fredda torna inevitabilmente l’attenzione su stufe a legna, stufe a pellet, camini e caldaie alimentate a biomassa. Quest’anno, però, c’è una data da segnare sul calendario: 15 ottobre 2026.
È infatti da quel giorno che in Lombardia diventano applicabili nuovi requisiti emissivi e impiantistici previsti per una specifica categoria di impianti termici civili alimentati a biomassa.
Prima di pensare che ogni camino o vecchia stufa presente nelle abitazioni lombarde debba essere sostituito, però, è necessario chiarire un punto fondamentale: la novità del 15 ottobre 2026 riguarda gli impianti con potenza termica al focolare superiore a 35 kW.
Non significa quindi che dal 15 ottobre tutte le normali stufe domestiche sotto questa soglia diventino automaticamente vietate. Per queste ultime continua ad applicarsi il quadro normativo già esistente.
Per le caldaie a biomassa con potenza al focolare inferiore o uguale a 35 kW, invece, sono stati approvati nuovi requisiti la cui applicazione è prevista dal 15 ottobre 2027.
La normativa lombarda sulla biomassa è comunque già da anni piuttosto severa. Dal 2020, sull’intero territorio regionale, per le nuove installazioni è richiesto almeno il livello 4 stelle, mentre è vietato utilizzare generatori appartenenti alle classi 0, 1 e 2 stelle, fatte salve le esclusioni e le deroghe previste.
La classificazione a stelle non è una semplice etichetta commerciale. Deriva dal DM 186/2017 e permette di distinguere i generatori in funzione delle loro prestazioni ambientali e delle emissioni prodotte.
Chi possiede una stufa o un camino dovrebbe quindi controllare non soltanto l’età dell’apparecchio, ma soprattutto potenza, classificazione ambientale, documentazione tecnica e modalità di utilizzo.
Per gli impianti a pellet sotto i 35 kW interessati dalla disciplina regionale rimane inoltre l’obbligo di utilizzare pellet di qualità certificato in classe A1 secondo la UNI EN ISO 17225-2, conservando la documentazione prevista.
In altre parole, la data del 15 ottobre non rappresenta un generico “stop ai camini”, ma un ulteriore passaggio della strategia regionale finalizzata alla riduzione delle emissioni generate dalla combustione della biomassa.
Per chi possiede una normale stufa domestica, quindi, la domanda corretta non è semplicemente “posso ancora accenderla?”, ma “che classe ambientale ha il mio apparecchio e quali disposizioni si applicano al mio impianto?”.
Come funziona il sistema delle stelle
Per capire se una stufa, un camino o una caldaia può essere utilizzata è necessario partire dalla classificazione ambientale a stelle, introdotta a livello nazionale dal Decreto ministeriale 186 del 7 novembre 2017.
Il sistema consente di distinguere i generatori in base alle loro prestazioni emissive. In termini generali, più elevato è il numero di stelle, migliori sono le prestazioni ambientali dell’apparecchio.
Il regolamento comprende numerose tipologie di generatori, tra cui camini chiusi, inserti a legna, caminetti aperti, stufe a legna, stufe ad accumulo, cucine a legna, caldaie e apparecchi alimentati a pellet.
In Lombardia, già dal 1° gennaio 2020, è vietata la nuova installazione di generatori che non raggiungano almeno la classe 4 stelle ed è vietato utilizzare generatori appartenenti alle classi 0, 1 e 2 stelle, salvo le eccezioni previste dalla normativa.
Questo significa che molte delle limitazioni di cui si torna a parlare con l’avvicinarsi del 15 ottobre non nascono nel 2026, ma sono operative ormai da diversi anni.
Cosa cambia per gli impianti sopra i 35 kW
La novità che entra in applicazione dal 15 ottobre 2026 è collegata alla disciplina regionale dedicata agli impianti termici civili alimentati a biomassa con potenza termica al focolare superiore a 35 kW.
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Per questi impianti vengono introdotti requisiti emissivi più stringenti e, nelle situazioni previste dalla disciplina, possono essere richiesti sistemi per l’abbattimento delle polveri.
Un altro elemento rilevante riguarda i sistemi di accumulo inerziale, utilizzati per favorire un funzionamento più efficiente dell’impianto ed evitare continui cicli di accensione e spegnimento.
I requisiti possono inoltre cambiare in relazione all’altitudine del Comune, con una distinzione collegata alla soglia dei 300 metri sul livello del mare.
La ragione è legata anche alle differenti condizioni territoriali e alle criticità relative alla qualità dell’aria, particolarmente rilevanti nelle aree della Pianura Padana.
Stufe e camini in Lombardia: non tutti sono automaticamente vietati
Uno degli aspetti che rischia maggiormente di generare confusione riguarda i vecchi camini presenti nelle abitazioni.
La disciplina regionale contempla specifiche esclusioni o deroghe, tra cui alcune situazioni relative a caminetti e apparecchi fino a 10 kW utilizzati saltuariamente per scopi ricreativi, oltre a particolari fattispecie relative agli impianti storici.
Questo non significa, però, che sia sufficiente dichiarare di utilizzare occasionalmente un camino per essere automaticamente esclusi da ogni obbligo.
Occorre verificare concretamente tipologia dell’apparecchio, potenza, modalità di utilizzo e condizioni previste dalla normativa regionale.
Per questo motivo è consigliabile recuperare il libretto dell’impianto, la certificazione del produttore e la documentazione relativa alla classe ambientale.
Se non si conoscono le caratteristiche dell’apparecchio, soprattutto quando si tratta di una stufa o di un camino installato molti anni fa, è consigliabile rivolgersi a un tecnico qualificato prima dell’accensione stagionale.
Manutenzione e pulizia della canna fumaria
Le regole per stufe e camini non riguardano soltanto la possibilità di accendere o meno un apparecchio.
Un altro aspetto fondamentale riguarda censimento, manutenzione dell’impianto e pulizia della canna fumaria.
In Lombardia gli apparecchi fissi alimentati a biomassa legnosa rientrano nella disciplina degli impianti termici quando vengono raggiunte le soglie previste.
In particolare, sono interessati gli impianti termici civili a biomassa con potenza al focolare da 5 kW a 3 MW, considerando anche la somma delle potenze degli apparecchi fissi presenti nella stessa unità immobiliare.
Si tratta di un dettaglio da non sottovalutare: possedere due apparecchi di piccola potenza non significa necessariamente essere esclusi dagli adempimenti.
Anche stufe, caminetti chiusi e altri apparecchi fissi collegati a sistemi fumari possono quindi rientrare nella disciplina prevista per gli impianti termici.
La Regione ha inoltre previsto che gli spazzacamini registrino nel CURIT le attività di manutenzione, anche quando l’intervento consiste nella sola pulizia della canna fumaria nei casi previsti.
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Legna e pellet: attenzione anche al combustibile
La corretta manutenzione non deve essere considerata soltanto un adempimento burocratico.
Una canna fumaria sporca o una combustione non corretta possono determinare maggiori emissioni, consumi più elevati e problemi di sicurezza.
È quindi importante utilizzare legna asciutta e correttamente stagionata, evitando assolutamente di bruciare materiali non adatti alla combustione domestica.
Anche chi utilizza una stufa a pellet deve prestare attenzione. Per gli apparecchi interessati dalle disposizioni regionali è richiesto pellet certificato in classe A1.
È inoltre importante conservare la documentazione relativa al combustibile acquistato, così da poter dimostrare, quando necessario, il rispetto dei requisiti previsti.
Chi effettua i controlli in Lombardia
Un’altra domanda frequente riguarda i controlli: chi può verificare stufe, camini e impianti a biomassa?
Nell’ambito delle attività di controllo sugli impianti termici, le verifiche vengono effettuate dalle Province nei Comuni con meno di 40.000 abitanti e dai Comuni con popolazione superiore a 40.000 abitanti, secondo le rispettive competenze.
Per questo motivo non conviene considerare gli obblighi relativi alla biomassa come semplici raccomandazioni.
Il proprietario dell’impianto dovrebbe poter dimostrare la regolarità dell’apparecchio, la corretta manutenzione e, quando richiesta, la relativa registrazione.
Le multe possono arrivare fino a 5.000 euro
Particolare attenzione va riservata anche alle conseguenze economiche.
Per l’inosservanza delle specifiche disposizioni regionali relative ai generatori alimentati a biomassa sono previste sanzioni amministrative che possono andare da 500 a 5.000 euro.
La presenza di una vecchia stufa o di un camino non significa automaticamente ricevere una multa. Ciò che conta è verificare quale disciplina si applica concretamente all’apparecchio e se vengono rispettati gli obblighi previsti.
È quindi preferibile effettuare i controlli prima di iniziare a utilizzare stabilmente l’impianto durante l’inverno.
Attenzione anche alle misure temporanee antismog
Alle regole permanenti bisogna aggiungere un altro elemento importante: le misure temporanee per il miglioramento della qualità dell’aria.
Durante la stagione autunnale e invernale, in presenza di determinati livelli di inquinamento e di superamenti dei valori di PM10, possono infatti entrare in vigore restrizioni aggiuntive.
Queste misure possono interessare anche l’utilizzo dei generatori alimentati a biomassa e prevedere limitazioni ulteriori rispetto alle normali disposizioni.
Di conseguenza, un apparecchio utilizzabile in condizioni ordinarie potrebbe essere interessato da restrizioni temporanee durante un episodio particolarmente critico di inquinamento atmosferico.
Prima di accendere stufe e camini durante i periodi caratterizzati da elevate concentrazioni di polveri sottili è quindi opportuno verificare anche l’eventuale attivazione delle misure antismog nel proprio territorio.
Stufe e camini in Lombardia: cosa controllare subito
Per i cittadini lombardi il punto fondamentale è evitare due errori opposti: pensare che dal 15 ottobre 2026 qualsiasi camino sia vietato oppure credere che le nuove disposizioni non li riguardino affatto.
La situazione deve essere valutata caso per caso.
La prima cosa da controllare è la potenza termica al focolare dell’impianto. Se supera i 35 kW, dal 15 ottobre 2026 diventano particolarmente rilevanti i nuovi requisiti regionali previsti per questa categoria.
Per gli impianti domestici più piccoli bisogna invece continuare a verificare il rispetto delle limitazioni già vigenti, a partire dalla classificazione ambientale dell’apparecchio.
Va inoltre ricordato che è già previsto un ulteriore passaggio normativo per le caldaie alimentate a biomassa con potenza termica al focolare inferiore o uguale a 35 kW, con applicazione dei nuovi requisiti dal 15 ottobre 2027.
Il proprietario dovrebbe quindi controllare la targhetta e la documentazione tecnica della stufa o del camino, individuare la classe ambientale certificata e verificare che l’impianto sia correttamente censito quando previsto.
Bisogna inoltre assicurarsi che gli interventi di manutenzione e pulizia siano stati effettuati correttamente.
Stufe e camini in Lombardia: l’anno di installazione non basta
Chi possiede un vecchio camino aperto o una stufa di cui non conosce la classe ambientale dovrebbe evitare di affidarsi esclusivamente all’anno di installazione.
L’età dell’apparecchio, da sola, non permette sempre di stabilire se possa essere utilizzato.
È preferibile individuare marca e modello, recuperare la documentazione disponibile e verificare la certificazione ambientale.
Quando queste informazioni non sono disponibili, può essere necessario richiedere l’intervento di un professionista in grado di identificare correttamente l’apparecchio e verificare gli obblighi applicabili.
Stufe e camini in Lombardia: dal 15 ottobre non scatta un divieto generalizzato
Il 15 ottobre 2026 rappresenta dunque una data importante per la disciplina degli impianti a biomassa in Lombardia, ma bisogna evitare interpretazioni eccessivamente semplicistiche.
Non scatta un divieto generalizzato per tutte le stufe e tutti i camini domestici presenti in Lombardia.
Le nuove disposizioni che diventano applicabili da questa data interessano in particolare gli impianti termici civili alimentati a biomassa con potenza al focolare superiore a 35 kW, mentre per molti apparecchi domestici continuano a valere le limitazioni già introdotte negli anni precedenti.
La cosa più importante, quindi, è controllare potenza, numero di stelle, certificazioni, manutenzione e corretta registrazione dell’impianto, oltre alle eventuali misure temporanee antismog attive sul territorio.
Farlo prima dell’accensione permette di affrontare la stagione del riscaldamento con maggiore tranquillità e soprattutto di evitare irregolarità e sanzioni che, nei casi previsti, possono arrivare fino a 5.000 euro.









