Stranieri in Valtellina – Sondrio, gli stranieri sono il 6,8% della popolazione: la provincia con meno immigrati in Lombardia
Sondrio ultima in Lombardia per presenza straniera: cosa raccontano i numeri
La provincia di Sondrio si conferma il territorio lombardo con la minore incidenza di cittadini stranieri sulla popolazione residente. Secondo i dati riportati nel Dossier statistico immigrazione 2026, curato dal Centro studi e ricerche Idos con il sostegno di Cgil, Cisl e Uil Lombardia, gli stranieri in Valtellina rappresentano appena il 6,8% degli abitanti della provincia, una percentuale sensibilmente inferiore rispetto al 12,5% registrato sull’intero territorio regionale. La differenza è di 5,7 punti percentuali e colloca la Valtellina in una posizione particolare all’interno del panorama lombardo, dove la presenza di cittadini provenienti dall’estero assume dimensioni molto differenti a seconda delle caratteristiche economiche, sociali e demografiche dei singoli territori.
Il dato assume un significato ancora più evidente se confrontato con quello della Città metropolitana di Milano, dove gli stranieri costituiscono il 15,4% della popolazione residente, la percentuale più elevata della Lombardia. Milano presenta dunque un’incidenza più che doppia rispetto a Sondrio, mentre anche Como, con l’8,7%, registra una presenza superiore a quella della provincia valtellinese. Si tratta di differenze che testimoniano quanto il fenomeno migratorio non sia distribuito uniformemente, ma risenta delle opportunità lavorative, della concentrazione delle attività produttive, delle reti familiari e della disponibilità di servizi e abitazioni.
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La fotografia regionale evidenzia comunque una crescita complessiva della popolazione straniera. Alla fine del 2025 i cittadini stranieri residenti in Lombardia erano 1.257.557, oltre 36mila in più rispetto all’anno precedente, con un incremento del 3%. Un aumento che deve essere letto considerando anche le acquisizioni della cittadinanza italiana: nel corso dello stesso anno, infatti, 52.558 persone sono diventate cittadine italiane, uscendo così dal conteggio statistico dei residenti con cittadinanza straniera. Senza questi passaggi, la crescita della popolazione straniera sarebbe risultata ancora più consistente.
Per comprendere correttamente il quadro di Sondrio è però necessario distinguere due aspetti. Il 6,8% riguarda specificamente la provincia, mentre la maggior parte delle informazioni economiche e occupazionali contenute nel rapporto si riferisce all’intera Lombardia. Non sarebbe quindi corretto applicare automaticamente alla Valtellina le percentuali regionali relative ai lavoratori stranieri nei diversi settori. Questi dati consentono comunque di comprendere il contesto nel quale si inserisce anche il territorio sondriese, caratterizzato da attività produttive, imprese agricole, cantieri e famiglie che devono confrontarsi con il tema della disponibilità di personale.
La presenza di stranieri in Valtellina relativamente contenuta non significa infatti che il contributo dei lavoratori immigrati sia marginale. Incidenza demografica e importanza economica non coincidono necessariamente: una comunità può rappresentare una quota limitata della popolazione e contribuire comunque in maniera significativa al funzionamento di determinati servizi e comparti produttivi. È proprio questa una delle questioni più interessanti che emergono dal dossier, perché sposta l’attenzione dalla semplice quantità di residenti stranieri al ruolo che queste persone svolgono nella società e nell’economia lombarda.
Il lavoro degli immigrati sostiene costruzioni, agricoltura e assistenza alle famiglie
Il peso della popolazione straniera nell’economia lombarda emerge soprattutto analizzando i dati occupazionali. In Lombardia lavorano circa 610mila cittadini stranieri, pari al 13,4% degli occupati complessivi, una presenza che negli anni è diventata parte integrante del sistema produttivo regionale. Il contributo risulta particolarmente evidente in alcuni comparti, dove la disponibilità di manodopera rappresenta una questione fondamentale per garantire la continuità delle attività . Nelle costruzioni, per esempio, i lavoratori stranieri costituiscono il 23,6% degli addetti, mentre in agricoltura raggiungono il 20,8%. Ancora più marcata è la situazione del lavoro domestico, dove la loro incidenza arriva al 73,3%, dimostrando quanto l’assistenza alle persone e la gestione quotidiana delle necessità familiari dipendano anche dal contributo dei cittadini immigrati.
Queste percentuali riguardano l’intera Lombardia e non permettono di stabilire quanti stranieri siano effettivamente occupati nei singoli settori della provincia di Sondrio. Tuttavia, offrono elementi utili per riflettere su alcune esigenze che interessano anche la Valtellina e la Valchiavenna. Edilizia, agricoltura, turismo e servizi alla persona sono infatti attività presenti nel territorio, ciascuna con caratteristiche e fabbisogni professionali differenti. Il problema della disponibilità di lavoratori non riguarda soltanto il numero delle persone disposte a candidarsi, ma anche la formazione richiesta, la stabilità dei contratti, la retribuzione e le condizioni che rendono concretamente possibile accettare un impiego.
Particolarmente significativo è il caso dell’assistenza domestica. In Lombardia il 10% degli occupati stranieri lavora in questo settore, contro appena lo 0,6% degli occupati italiani. La differenza mette in evidenza una distribuzione fortemente diseguale delle professioni e richiama una questione sociale destinata ad assumere crescente importanza: l’organizzazione della cura delle persone anziane e non autosufficienti. In una società caratterizzata dall’invecchiamento della popolazione, la domanda di assistenza può aumentare, rendendo sempre più importante la presenza di personale preparato e regolarmente impiegato. Anche nelle costruzioni emerge una concentrazione significativa: vi lavora l’11,3% degli occupati stranieri, rispetto al 5,7% degli italiani.
Il mercato del lavoro lombardo manifesta inoltre una domanda consistente di personale immigrato. Secondo le rilevazioni del Sistema informativo Excelsior, nel 2025 le imprese regionali hanno programmato oltre 301mila ingressi di lavoratori stranieri, equivalenti al 22,2% delle entrate previste per questa categoria a livello nazionale. In Lombardia, il 29,2% delle entrate complessivamente programmate dalle aziende riguarda personale immigrato. È importante precisare che queste cifre esprimono intenzioni di assunzione e non contratti necessariamente realizzati. Resta comunque evidente quanto le imprese considerino rilevante il contributo dei lavoratori provenienti dall’estero. Accanto al lavoro dipendente cresce inoltre l’importanza dell’iniziativa imprenditoriale: 133.291 imprese lombarde sono guidate da persone nate all’estero, con una presenza particolarmente significativa nelle costruzioni, nel commercio e nella ristorazione.
Occupazione e integrazione degli stranieri in Valtellina: le difficoltà che restano da superare
La crescente richiesta di lavoratori stranieri non significa automaticamente che il mercato del lavoro garantisca a tutti le stesse opportunità . Il Dossier statistico immigrazione 2026 evidenzia infatti alcune differenze importanti tra cittadini italiani e stranieri, sia per quanto riguarda l’accesso all’occupazione sia per la qualità delle mansioni svolte. Il tasso di occupazione degli stranieri in Lombardia è del 65,3%, contro il 70,3% degli italiani, con uno scarto di cinque punti percentuali. Una distanza che segnala la presenza di ostacoli ancora significativi, nonostante la domanda espressa dalle imprese e il contributo già assicurato dai lavoratori immigrati a numerosi comparti dell’economia regionale.
Anche i dati sulla disoccupazione confermano questa situazione. Tra gli stranieri il tasso raggiunge il 5,5%, più del doppio rispetto al 2,5% registrato tra gli italiani. Il valore lombardo rimane comunque inferiore alla media nazionale della disoccupazione straniera, pari al 9,1%, indicando un contesto regionale relativamente più favorevole. Il confronto, tuttavia, dimostra che una maggiore richiesta di personale non elimina automaticamente le disuguaglianze. Le difficoltà possono riguardare la conoscenza della lingua, il riconoscimento delle qualifiche professionali, l’accesso alla formazione e la possibilità di trovare impieghi coerenti con le proprie competenze. Si tratta di fattori che possono incidere sulla partecipazione al mercato del lavoro e sulla stabilità dei percorsi professionali.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio la qualità dell’occupazione. Il 31,2% dei lavoratori stranieri svolge mansioni non qualificate, mentre il 29,5% possiede un titolo di studio superiore rispetto a quello richiesto per l’attività lavorativa esercitata. Quest’ultimo fenomeno, definito sovraistruzione, rappresenta un problema sia per le persone coinvolte sia per il sistema economico. Un lavoratore che non riesce a utilizzare pienamente le proprie conoscenze rischia di vedere limitate le possibilità di crescita professionale; allo stesso tempo, le imprese e il territorio non beneficiano completamente delle competenze disponibili.
Stranieri in Valtellina – La questione assume un significato particolare anche per le province meno densamente popolate, come Sondrio. Qui l’attrattività di un posto di lavoro può dipendere non soltanto dallo stipendio, ma anche dalla possibilità di trovare un’abitazione, raggiungere facilmente l’azienda e conciliare gli orari professionali con le esigenze familiari. Trasporti, servizi, formazione e accessibilità abitativa possono quindi diventare elementi determinanti per trattenere i lavoratori e favorire un inserimento duraturo. Non si tratta di problematiche esclusive della popolazione immigrata, ma di condizioni che interessano anche molti cittadini italiani e che possono pesare maggiormente nei territori montani.
Per questo motivo, il rapporto invita a considerare l’immigrazione non soltanto attraverso il numero dei residenti o le necessità immediate delle imprese. La vera sfida consiste nel collegare la domanda di personale alla qualità del lavoro, alla valorizzazione delle competenze e alle opportunità di integrazione. Un sistema capace di offrire percorsi professionali stabili, formazione adeguata e condizioni di vita sostenibili può contribuire a rafforzare l’economia locale, riducendo contemporaneamente le difficoltà di inserimento e le disparità occupazionali.
Scuola, giovani e futuro demografico: perché l’immigrazione degli stranieri in Valtellina riguarda anche Sondrio
L’immigrazione in Lombardia non è soltanto una questione economica. I dati demografici e scolastici mostrano infatti come la presenza straniera sia strettamente collegata ai cambiamenti della popolazione e alle prospettive delle nuove generazioni. I minori rappresentano il 20,1% dei cittadini stranieri residenti nella regione, contro il 14,2% della popolazione italiana. La differenza conferma una struttura demografica mediamente più giovane, che assume particolare rilevanza in una regione chiamata a confrontarsi con la diminuzione delle nascite e l’invecchiamento progressivo dei residenti. La presenza di famiglie e giovani di cittadinanza straniera contribuisce quindi alla composizione delle comunità locali e può rappresentare un elemento importante per gli equilibri demografici futuri.
Il ruolo delle nuove generazioni emerge con chiarezza anche dal sistema scolastico. Nell’anno scolastico 2024-2025, gli studenti con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole lombarde erano 236.347, pari al 17,9% del totale. Un dato particolarmente significativo riguarda il luogo di nascita: circa due studenti su tre sono nati in Italia. Questo significa che una parte consistente degli alunni statisticamente classificati come stranieri ha iniziato il proprio percorso di vita nel Paese, frequentando le scuole italiane e crescendo all’interno delle comunità locali. Cittadinanza straniera e recente immigrazione non sono dunque sinonimi, una distinzione essenziale per interpretare correttamente le statistiche e comprendere i cambiamenti della società .
Stranieri in Valtellina – Per la provincia di Sondrio, dove l’incidenza degli stranieri è inferiore rispetto al resto della Lombardia, queste informazioni rappresentano soprattutto un punto di partenza per una riflessione più ampia. Il dossier non fornisce, nei dati qui considerati, una fotografia dettagliata degli studenti stranieri presenti nelle scuole valtellinesi, né consente di quantificare il loro contributo all’andamento delle iscrizioni nei singoli istituti. Sarebbe quindi improprio attribuire automaticamente al territorio provinciale le percentuali regionali. Resta però centrale il tema della capacità delle comunità di offrire opportunità educative, servizi e prospettive professionali alle giovani generazioni, indipendentemente dalla cittadinanza.
Nelle aree montane, dove la distribuzione degli abitanti e dei servizi presenta caratteristiche differenti rispetto alle grandi città , la questione demografica si intreccia con la tenuta economica e sociale dei territori. La disponibilità di scuole, collegamenti, abitazioni e opportunità lavorative può influenzare la scelta delle famiglie di stabilirsi in modo permanente oppure di trasferirsi altrove. La presenza di cittadini stranieri, da sola, non rappresenta una soluzione ai problemi dell’invecchiamento o dello spopolamento, ma può contribuire, insieme ad altre politiche territoriali, a sostenere la vitalità delle comunità .
Il dato del 6,8% di residenti stranieri in provincia di Sondrio va dunque interpretato all’interno di un quadro più complesso. Da una parte testimonia una presenza numericamente più contenuta rispetto agli altri territori lombardi; dall’altra richiama l’importanza di osservare come cambiano il mercato del lavoro, le esigenze delle famiglie e la composizione della popolazione. Il Dossier statistico immigrazione 2026 restituisce l’immagine di una Lombardia nella quale i cittadini immigrati rappresentano ormai una componente strutturale della società . Per Sondrio, la sfida sarà comprendere come queste trasformazioni regionali si riflettano concretamente sulle esigenze della provincia, senza perdere di vista le specificità economiche, sociali e demografiche della Valtellina e della Valchiavenna.








