Monoliti Valtellina – I monumenti della Valtellina che recano una simbologia femminile costituiscono un gruppo omogeneo e registrano peculiari differenze rispetto a quelli della Valcamonica.
Una particolarità rispetto alle stele camune è che non sono presenti in Valtellina casi di raffigurazione di simbologie sia femminili sia maschili su uno stesso supporto, cosa assai frequente invece in Valcamonica.
Nei monoliti istoriati valtellinesi, viene identificato un singolo “personaggio”, come sembra rivelare la morfologia stessa dei monumenti che le connota come stele antropomorfe.
Monoliti in Valtellina
Questo aspetto rende i monoliti della Valtellina formalmente più simili a quelle degli altri gruppi dell’arco alpino, nell’ambito dei quali i maggiori legami si possono ravvisare con l’ambiente del Trentino-Alto Adige.
La Valtellina è una regione geografica alpina, corrispondente al bacino idrico del fiume Adda a monte del lago di Como, in Lombardia. L’intera valle e la Valchiavenna formano insieme la Provincia di Sondrio. La valle raggiunge con la Punta Perrucchetti, alta 4.020 metri e appartenente al Massiccio del Bernina, la massima altitudine della regione.
Da essa si dipartono numerose valli laterali come la Valmalenco, la Val Masino, Valle del Bitto, la Val Grosina, la Valfurva, la Valle del Braulio, la Valle di Fraele e, dal punto di vista storico-culturale anche la valle di Livigno (che però geograficamente è posta oltre lo spartiacque alpino principale); terra svizzera è invece la val Poschiavo, mentre la restante parte appartiene quasi tutta alla provincia di Sondrio e solo piccoli territori ricadono invece nelle province di Como e di Lecco.
«In testa la Valtolina e la montagna di Bormi. Terribili, piene sempre di neve. Qui nasce Ermellini. A Bormi sono i bagni. Valtolina, come detto, valle circondata da alti terribili monti. Fa vini potentissimi assai, e fa tanto bestiame, che da paesagno è concluso nascervi più latte che vino. Questa è la valle dove passa Adda, la quale corre più che 40 miglia per la Magna.»
(Leonardo da Vinci, Codice Atlantico – C.A. 391 recto)










