Raccogliere funghi in Lombardia: verso nuove disposizioni per tutelare boschi e biodiversità
La raccolta di funghi e tartufi in Lombardia è un’attività profondamente legata alle tradizioni del territorio, soprattutto nelle aree montane, collinari e boschive. Ogni anno migliaia di appassionati si avventurano nei boschi alla ricerca di porcini, finferli e altre specie spontanee, mentre i cercatori di tartufi percorrono sentieri e terreni naturali accompagnati dai propri cani addestrati. Un’attività che rappresenta non soltanto un passatempo, ma anche una risorsa culturale ed economica per numerose comunità locali.
Proprio per disciplinare queste attività e garantire una maggiore attenzione alla conservazione degli ecosistemi, il Consiglio regionale della Lombardia ha avviato l’esame di un’iniziativa legislativa dedicata al settore. Il progetto, denominato “Lombardia terra di funghi e tartufi”, interviene sul quadro normativo regionale che regola la raccolta, la coltivazione, la conservazione e la commercializzazione dei funghi epigei e ipogei.
Raccolta funghi: gli errori da non fare e i consigli per non rischiare intossicazioni
La proposta riguarda alcune disposizioni della legge regionale 31 del 5 dicembre 2008, il testo unico lombardo in materia di agricoltura, foreste, pesca e sviluppo rurale. L’obiettivo dell’intervento legislativo è affrontare in maniera organica una materia che coinvolge numerosi soggetti: dai raccoglitori occasionali ai cercatori professionali, dalle associazioni micologiche agli operatori agricoli, fino agli enti incaricati della tutela ambientale.
Nel percorso di esame sono state coinvolte anche associazioni specializzate nella ricerca dei tartufi e nella conoscenza dei funghi, tra cui realtà attive nell’Oltrepò Pavese, nel territorio lariano, nel Mantovano e nel Bresciano. Il coinvolgimento di queste organizzazioni permette di raccogliere osservazioni da chi frequenta abitualmente i boschi e conosce le caratteristiche dei diversi ambienti naturali lombardi.
È importante, però, distinguere l’approvazione di un provvedimento in Commissione dalla sua definitiva entrata in vigore. Il passaggio in Commissione costituisce una fase dell’iter istituzionale e non comporta automaticamente l’applicazione di tutte le disposizioni previste dal progetto.
Per i cittadini interessati alla raccolta, quindi, resta fondamentale fare riferimento alle norme effettivamente vigenti e alle indicazioni pubblicate dagli enti territoriali competenti. In Lombardia, infatti, le modalità di raccolta possono variare in base alla zona, alla presenza di aree protette e alle eventuali autorizzazioni richieste dalle Comunità montane o dagli enti gestori dei parchi.
Permessi, limiti e tesserini: le regole da conoscere prima di raccogliere funghi in Lombardia e tartufi
Uno degli aspetti più importanti per chi desidera raccogliere funghi in Lombardia riguarda la necessità di verificare preventivamente le condizioni previste nel territorio scelto. La raccolta dei funghi è generalmente gratuita, ma questo non significa che sia sempre possibile entrare nei boschi e raccogliere liberamente senza rispettare specifiche disposizioni.
La normativa regionale consente infatti ai Comuni appartenenti alle Comunità montane e agli enti gestori di determinati parchi di prevedere contributi economici destinati alla tutela del patrimonio boschivo e alla valorizzazione delle risorse naturali.
Perché cercare funghi è una delle attività più pericolose in montagna in autunno?
Secondo le disposizioni regionali pubblicate, gli importi previsti possono essere di 5 euro per il permesso giornaliero, 10 euro per quello settimanale, 20 euro per quello mensile e 30 euro per quello annuale. Il permesso ha validità territoriale limitata e, di conseguenza, un’autorizzazione ottenuta per una determinata zona non è automaticamente valida in tutta la Lombardia.
Prima di organizzare un’escursione è quindi opportuno verificare se nel Comune o nel territorio montano interessato sia richiesto un pagamento, quali siano le modalità di versamento e se esistano eventuali esenzioni.
Diverso è il caso della ricerca e raccolta dei tartufi, attività per la quale è obbligatorio possedere un apposito tesserino di idoneità. Il documento viene rilasciato dopo il superamento di un esame che verifica le conoscenze del candidato sulla normativa, sulle specie di tartufi, sugli ambienti naturali e sulle corrette tecniche di raccolta.
Il tesserino ha validità decennale, con obbligo di vidimazione annuale a partire dall’anno successivo al rilascio. L’esame prevede una prova scritta e una prova orale, mentre i corsi preparatori possono essere organizzati dalle strutture regionali competenti e dagli altri enti autorizzati.
Un’altra disposizione fondamentale riguarda i quantitativi consentiti. Per i tartufi, il limite ordinario previsto dalla normativa lombarda è di un chilogrammo al giorno per persona, con un’eccezione nel caso venga raccolto un unico esemplare di peso superiore.
La ricerca deve inoltre essere effettuata con l’ausilio di non più di due cani appositamente addestrati. Lo scavo deve essere limitato al punto individuato dall’animale e le buche aperte durante l’estrazione devono essere richiuse utilizzando il terreno precedentemente rimosso.
Queste prescrizioni sono particolarmente importanti perché la raccolta non deve compromettere la capacità produttiva del terreno. Proteggere l’ambiente significa anche preservare la possibilità di continuare a raccogliere funghi e tartufi negli anni successivi.
Per i tartufi occorre inoltre rispettare il calendario regionale 2026-2027, che stabilisce periodi differenti in base alla specie e, in alcuni casi, alla provincia. La raccolta è consentita soltanto nei periodi autorizzati e per le specie ammesse, mentre nelle tartufaie controllate o coltivate riconosciute possono essere previste riserve di raccolta a favore degli aventi diritto.
Cosa cambia per raccogliere funghi in Lombardia e perché è importante seguire l’evoluzione della normativa
L’attenzione del Consiglio regionale verso il settore dei funghi e dei tartufi mette in evidenza la necessità di conciliare attività tradizionali, tutela ambientale e valorizzazione delle risorse locali. Il progetto di legge dedicato alla Lombardia come terra di funghi e tartufi riguarda infatti una materia più ampia della semplice raccolta occasionale, coinvolgendo anche la coltivazione, la conservazione e la commercializzazione.
Per comprendere quali cambiamenti potranno interessare concretamente i cittadini, sarà necessario esaminare il testo definitivo delle eventuali nuove disposizioni e verificare le rispettive date di entrata in vigore. Non è corretto considerare già modificati permessi, limiti quantitativi, calendari o obblighi amministrativi senza una conferma normativa ufficiale.
Nel frattempo, i cercatori possono continuare a fare riferimento alla disciplina regionale vigente, prestando particolare attenzione alle indicazioni locali. Un aspetto spesso sottovalutato riguarda proprio la differenza tra i territori: una giornata di raccolta in una zona montana del Bresciano potrebbe richiedere verifiche amministrative differenti rispetto a un’escursione in un’altra area della regione.
Anche la sicurezza personale merita attenzione. La raccolta dei funghi si svolge frequentemente su terreni scivolosi, pendii e sentieri poco frequentati. È quindi consigliabile utilizzare scarpe adeguate, controllare le condizioni meteorologiche, comunicare il proprio itinerario e non avventurarsi in aree sconosciute senza una preparazione sufficiente.
Un altro elemento essenziale è il riconoscimento delle specie. Non tutti i funghi apparentemente commestibili sono sicuri, e alcune specie tossiche possono essere confuse con varietà molto ricercate. Per questo motivo, Regione Lombardia ricorda che gli ispettorati micologici delle ATS offrono un servizio gratuito di consulenza per verificare la commestibilità dei funghi raccolti.
È un servizio particolarmente utile sia per chi si avvicina per la prima volta a questa attività sia per i cercatori più esperti, perché il riconoscimento basato soltanto sull’aspetto esteriore o sulle fotografie può comportare errori pericolosi.
Per quanto riguarda i tartufi, invece, la conoscenza delle specie e dei rispettivi periodi di maturazione è indispensabile per effettuare una raccolta corretta. Il prelievo di esemplari immaturi, oltre a essere vietato, può incidere negativamente sulla conservazione delle risorse tartufigene.
Il messaggio principale per gli appassionati lombardi è quindi chiaro: informarsi prima di entrare nel bosco, rispettare i limiti previsti e seguire gli aggiornamenti normativi ufficiali.
Le eventuali nuove disposizioni regionali potranno incidere sull’organizzazione delle attività di raccolta e sulle procedure amministrative, ma soltanto la pubblicazione degli atti definitivi consentirà di stabilire con precisione cosa cambierà per i cittadini.
Per chi frequenta abitualmente boschi e tartufaie, seguire l’evoluzione della normativa rappresenta il modo migliore per continuare a coltivare questa passione nel rispetto delle regole, della sicurezza e dell’ambiente.









