Passo Stelvio ist nicht Italien?

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La recente delibera del Consiglio provinciale di Bolzano riguardante l’abolizione dei termini “Alto Adige” e “altoatesino”,  facendoli diventare ‘Provincia di Bolzano’ e ‘cittadino della Provincia di Bolzano’, non è passata inosservata anche in Valtellina.
C’è un particolare infatti che, se tale iniziativa avesse avuto successo, alla fine del percorso che sembrava volessero davvero percorrere i secessionisti della Suedtiroler Freiheit, avrebbe avuto una ripercussione anche su una delle attrazioni e brand principali del turismo nostrano.
Parliamo ovviamente del passo Stelvio. Che va ricordato è percorso dalla strada statale 38 dello Stelvio non solo sul lato lombardo, ma anche altoatesino, o almeno fino ad oggi lo abbiamo chiamato così…
Del domani non vi è certezza, ma come lo dovremmo nominare se la delibera bolzanina diventasse realtà a tutti gli effetti?
Lo Stelvio è quasi certamente visto più come valtellinese, ma è percorso alla grande anche dai turisti sul lato di Trafoi. E allora il problema si pone.
Non si può far finta di non notare che in un periodo storico che ha visto “solo” 250mila giovani italiani andarsene a cercar fortuna all’estero, nella vicina, ricca e sovvenzionata provincia di Bolzano le priorità della classe politica sono davvero illuminanti sulle loro visioni e strategie.
Sarà che ogni volta che si comunica il miliardesimo protocollo tra zone confinanti si finisce anche per crederci, ma nella costituzione italiana, alla quale prestano giuramento anche in tutte le vigenti, ormai senza alcuna logica, regioni a statuto speciale, sono scolpiti nel marmo i termini solidarietà e sussidiarietà.
E allora per una volta sarebbe bello che oltre a slogan alle viscere della gente, chi ha questi pensieri apra una volta un libro e si informi. Anche senza guardare un post di pochi secondi sui social o aprendo discussioni nei bar.
Che poi a voler guardare, posto che ogni guerra è stupida e inutile per sua stessa natura, quella che ha portato all’utilizzo (dal 1919) del termine altoatesino, innescando tutto quanto ne è seguito, l’ha dichiarata l’Austria-Ungheria alla Serbia. E combattuta per la maggior parte da popoli che di austriaco avevano poco e sicuramente non il nome. Quando si dice nomen omen.
Sicuri che si tratti dell’ennesima uscita senza senso che siamo costretti a leggere in Italia, siamo altrettanto certi che la difesa dei confini, intesa come tradizioni, passi da crescita culturale e consapevolezza che in Europa siamo (quasi) tutti cittadini del mondo libero e che il Medioevo è finito da un pezzo. Altrimenti si deve buttare lo smartphone e sostituirlo con la clava, scomodo forse nei selfie, ma con l’indubbio vantaggio dell’essere immune dall’obsolescenza programmata. Con tutto il rispetto per i sud tirolesi “italiani” che fanno bene a difendere la loro storia. Ma senza tirare in ballo la sensibilità delle persone e darsi al cabaret.
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