Gli ometti di pietra in montagna sono davvero innocui? La moda che sta mettendo a rischio montagne, sentieri e biodiversitÃ
Passeggiando lungo un sentiero di montagna è ormai sempre più frequente imbattersi in ometti di pietra, conosciuti anche con il termine inglese cairn. Queste piccole colonne realizzate impilando sassi sono spesso considerate un simbolo di equilibrio, spiritualità o semplicemente un ricordo del proprio passaggio. Negli ultimi anni, complici Instagram, TikTok e altri social network, costruire un ometto di pietra è diventato quasi un rito fotografico: molti escursionisti si fermano qualche minuto per creare una torre di sassi e immortalarla con uno scatto panoramico.
Quello che molti ignorano, però, è che un gesto apparentemente innocuo può avere conseguenze importanti sull’ambiente alpino e sulla sicurezza degli escursionisti. Proprio per questo motivo numerose associazioni che si occupano di montagna, guide alpine, biologi ed enti impegnati nella tutela del territorio stanno invitando gli appassionati di trekking a non costruire nuovi ometti di pietra, se non nei rarissimi casi in cui vengano realizzati da personale autorizzato per scopi di segnalazione ufficiale. Il fenomeno è cresciuto così tanto che anche il Club Alpino Austriaco (ÖAV) e rappresentanti del Club Alpino Italiano (CAI) hanno recentemente espresso preoccupazione, spiegando come la proliferazione incontrollata di queste strutture stia trasformando un’antica pratica in una vera problematica ambientale.
Simboli su tronchi e sassi in montagna: perché ci sono e come leggerli
È importante fare una distinzione fondamentale. Gli ometti di pietra tradizionali hanno una funzione precisa. Da secoli vengono utilizzati in alta montagna, soprattutto su ghiaioni, pietraie, ghiacciai e percorsi privi di vegetazione, per aiutare gli escursionisti a seguire il tracciato anche in presenza di nebbia, neve o scarsa visibilità . In questi casi vengono posizionati secondo criteri ben definiti da volontari esperti, guide alpine o manutentori dei sentieri e fanno parte integrante della segnaletica escursionistica. Anche il CAI riconosce l’utilità degli ometti quando sono progettati e collocati nei punti realmente necessari, senza eccessi e come integrazione della segnaletica ufficiale.
Il problema nasce quando chiunque decide di costruire un proprio ometto, magari solo per divertimento o per pubblicare una foto sui social. In alcune località alpine e dolomitiche oggi se ne possono contare decine o addirittura centinaia nel raggio di pochi metri. Questo crea un paesaggio artificiale che nulla ha a che vedere con la funzione originaria dei cairn e rischia di confondere chi percorre il sentiero, specialmente in condizioni meteorologiche difficili. Un escursionista inesperto potrebbe infatti seguire un ometto costruito casualmente e allontanarsi dal percorso corretto, aumentando il rischio di smarrimento o di incidenti.
Ma la sicurezza non è l’unico aspetto da considerare. Ogni pietra spostata modifica un piccolo ecosistema. Sotto i sassi vivono insetti, ragni, piccoli rettili, muschi, licheni e numerosi organismi adattati alle difficili condizioni dell’alta quota. Sollevare le pietre significa distruggere rifugi naturali, alterare il microclima del terreno e favorire l’erosione. Secondo diversi biologi, la rimozione sistematica delle pietre può far seccare il sottile strato di terreno presente in quota e renderlo più vulnerabile alle piogge intense, con effetti negativi sulla vegetazione alpina.
Perché ci si saluta in montagna? Un gesto semplice che può fare la differenza
La montagna offre già tutto ciò che serve per vivere un’esperienza autentica: paesaggi spettacolari, silenzio, biodiversità e libertà . Lasciare il territorio esattamente come lo si è trovato rappresenta uno dei principi fondamentali dell’escursionismo responsabile. Ogni visitatore dovrebbe ricordare che la natura non è un luogo da modificare per lasciare un segno del proprio passaggio, ma un patrimonio da rispettare affinché anche chi arriverà dopo possa viverla nella sua forma più autentica.
I danni agli ecosistemi, il rischio di disorientamento e le buone pratiche per vivere la montagna nel rispetto della natura
Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda l’impatto ecologico causato dalla costruzione degli ometti di pietra. In alta quota l’ambiente è molto più fragile di quanto possa sembrare. La vegetazione cresce lentamente, il terreno è sottile e numerose specie animali hanno sviluppato strategie di sopravvivenza sfruttando ogni piccolo riparo naturale disponibile. Le pietre appoggiate al suolo non sono semplici sassi, ma rappresentano un rifugio per insetti, ragni, coleotteri, anfibi, piccoli rettili e numerosi microrganismi fondamentali per l’equilibrio dell’ecosistema. Sollevandole per costruire una torre si altera questo delicato habitat, esponendo gli animali ai predatori, al sole e agli sbalzi di temperatura. Anche muschi e licheni, che impiegano molti anni per svilupparsi, possono essere danneggiati o distrutti in pochi istanti.
Il problema diventa ancora più evidente quando migliaia di persone ripetono lo stesso gesto durante la stagione escursionistica. Quello che sembra un piccolo intervento individuale si trasforma in un fenomeno collettivo capace di modificare il paesaggio. In alcune aree alpine gli ometti costruiti dai turisti sono ormai così numerosi da creare vere e proprie “foreste di pietra”, alterando l’aspetto naturale di crinali, laghi alpini e pietraie. La montagna perde così parte della sua autenticità , sostituita da elementi artificiali che non hanno alcuna funzione reale.
Esiste poi un aspetto che riguarda direttamente la sicurezza degli escursionisti. Gli ometti ufficiali vengono posizionati con attenzione da persone esperte nei tratti in cui la segnaletica tradizionale non è sufficiente, ad esempio su pietraie, creste o zone prive di alberi. Ogni manufatto ha una posizione precisa e viene inserito all’interno di un sistema di orientamento coerente. Quando invece vengono costruiti decine di ometti casuali, questo sistema perde efficacia. Chi affronta un itinerario in presenza di nebbia, neve o scarsa visibilità potrebbe seguire un percorso sbagliato, ritrovandosi lontano dal sentiero o in zone potenzialmente pericolose. Anche pochi metri fuori traccia possono fare la differenza in ambiente alpino, soprattutto su terreni instabili o esposti.
Per questo motivo guide alpine, soccorritori ed esperti di escursionismo invitano sempre più spesso a non costruire nuovi ometti di pietra e, in alcuni casi, a rimuovere quelli evidentemente realizzati senza alcuna funzione escursionistica, purché ciò avvenga con buon senso e senza compromettere eventuali segnalazioni ufficiali. La scelta migliore, in caso di dubbio, è sempre quella di lasciare tutto esattamente com’è.
Questa filosofia si ispira ai principi del Leave No Trace, un insieme di buone pratiche riconosciute a livello internazionale che promuovono una frequentazione responsabile degli ambienti naturali. Tra le regole fondamentali vi sono non spostare elementi naturali, non raccogliere ciò che appartiene all’ecosistema, rimanere sui sentieri segnalati, riportare a valle tutti i rifiuti e ridurre al minimo il proprio impatto. L’obiettivo non è limitare il piacere dell’escursione, ma fare in modo che ogni persona possa godere della montagna senza lasciare tracce del proprio passaggio.
Anche dal punto di vista educativo è importante trasmettere un messaggio corretto. Sempre più famiglie frequentano la montagna con bambini, che tendono a imitare il comportamento degli adulti. Se vedono costruire ometti di pietra, penseranno che sia un’attività normale e positiva. Al contrario, spiegare loro perché è meglio rispettare gli equilibri naturali rappresenta un’occasione preziosa per sviluppare una maggiore sensibilità ambientale. Il ricordo più bello di una giornata in quota non dovrebbe essere una torre di sassi lasciata sul sentiero, ma l’esperienza vissuta, le fotografie scattate e la consapevolezza di aver contribuito a preservare un ambiente unico.
Conclusione
La montagna non ha bisogno che lasciamo un segno del nostro passaggio. Ha bisogno, piuttosto, del nostro rispetto. Costruire un ometto di pietra può sembrare un gesto innocente, ma la sua diffusione incontrollata sta causando problemi concreti: danneggia piccoli ecosistemi, altera il paesaggio naturale e può addirittura disorientare gli escursionisti, compromettendo la funzione degli ometti ufficiali utilizzati come punti di riferimento.
La prossima volta che raggiungerai una vetta o un suggestivo lago alpino, resisti alla tentazione di impilare qualche sasso. Il miglior modo per lasciare un ricordo della tua escursione è portare con te fotografie, emozioni e il rispetto per la natura, non modificare un ambiente che impiega decenni, se non secoli, a mantenere il proprio equilibrio. La montagna è un patrimonio di tutti e conservarla intatta è una responsabilità condivisa da ogni escursionista.
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Domande frequenti (FAQ)
Perché non bisogna costruire ometti di pietra in montagna?
Perché spostare le pietre può danneggiare habitat naturali, alterare il paesaggio e creare confusione lungo i sentieri, soprattutto dove gli ometti ufficiali sono utilizzati come riferimento escursionistico.
Gli ometti di pietra sono sempre vietati?
No. Gli ometti realizzati dagli enti che gestiscono i sentieri o da personale esperto hanno una funzione di orientamento. Il problema riguarda quelli costruiti dai visitatori senza alcuna necessità .
Gli ometti di pietra in montagna possono far perdere il sentiero?
Sì. La presenza di numerosi ometti non ufficiali può indurre gli escursionisti a seguire percorsi errati, specialmente in caso di nebbia, neve o scarsa visibilità .
Qual è il comportamento corretto durante un’escursione?
Seguire i sentieri segnalati, non spostare pietre o altri elementi naturali, riportare a valle i propri rifiuti e rispettare flora, fauna e tranquillità dell’ambiente alpino.













