Neve artificiale Valtellina – Situazione critica della neve naturale in Valtellina
A poche settimane dall’avvio dei Giochi Olimpici Invernali Milano‑Cortina 2026 (in programma dal 6 al 22 febbraio), le località alpine della Valtellina, in particolare Bormio e Livigno, si trovano ad affrontare una situazione invernale molto difficile dal punto di vista della neve naturale. In molte zone la neve manca ancora o risulta insufficiente, a causa di temperature più alte della norma e poche precipitazioni nevose, fenomeni attribuiti al cambiamento climatico e alla risalita dello zero termico.
A Bormio, famosa per la pista Stelvio, scenario delle gare olimpiche di sci alpino maschile e sci alpinismo, non è ancora caduta neve naturale significativa in molte aree a basse quote, tanto che il paesaggio invernale è caratterizzato da boschi e prati ancora verdi.
Anche le località di Livigno, nonostante si trovino ad altitudini maggiori e siano storicamente più innevate, non sono esenti dai problemi climatici: qui è fondamentale garantire neve compatta e uniforme per le competizioni di snowboard e freestyle previste nel comprensorio.
Il “piano neve”: tecnologie e strategie di innevamento artificiale
Per far fronte alla scarsità di neve naturale, le organizzazioni e le autorità locali hanno messo in campo un elaborato “piano neve”, basato su innevamento artificiale potenziato attraverso sistemi avanzati e nuovi depositi d’acqua.
Bormio – Sistema di innevamento operativo:
A Bormio è stato installato un sistema di innevamento artificiale con 64 generatori di neve lungo la pista Stelvio. Questo impianto è in grado di produrre la quantità di neve necessaria per le gare olimpiche sfruttando circa 88.000 m³ di acqua dai bacini di accumulo.
Livigno – Bacini e produzione di neve:
Anche a Livigno sono stati realizzati bacini d’acqua e sistemi di innevamento per soddisfare il fabbisogno delle gare di freestyle e snowboard. Nonostante qualche ritardo iniziale nella messa in funzione degli impianti, gli organizzatori assicurano ora che la produzione di neve artificiale potrà avvenire secondo i tempi previsti.
Queste soluzioni tecniche rendono possibile creare piste perfettamente innevate anche in assenza di nevicate naturali — purché le temperature restino abbastanza basse da permettere al sistema di produrre neve tecnica.
Impatto ambientale dell’innevamento artificiale
Se da un lato l’innevamento artificiale permette di garantire lo svolgimento regolare delle competizioni nonostante la mancanza di neve naturale, dall’altro solleva numerose preoccupazioni ambientali.
Le principali criticità segnalate da esperti e associazioni sono:
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Elevato consumo di acqua potabile e risorse idriche, spesso prelevate dai bacini alpini che già soffrono per la siccità e la riduzione dei ghiacciai.
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Consumo energetico significativo per il funzionamento dei cannoni e delle infrastrutture, con conseguenti emissioni e pressione sulle reti energetiche.
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Alterazione degli ecosistemi montani, poiché l’acqua artificiale modifica la copertura del suolo, può influire sulla vegetazione e sulla biodiversità locale, e porta alla frammentazione degli habitat.
Questi effetti mettono in luce una contraddizione climatica: mentre i Giochi Olimpici vogliono celebrare lo sport invernale e la montagna, le condizioni climatiche globali stanno progressivamente rendendo più difficile e artificiale questo stesso scenario invernale.
Neve artificiale in Valtellina, una sfida tra sport, clima e sostenibilità
La preparazione degli impianti di Bormio e Livigno per i Milano‑Cortina 2026 rappresenta una sfida senza precedenti per la gestione delle risorse naturali e per la salvaguardia degli ecosistemi alpini. Mentre la tecnologia consente di creare “inverni sintetici” dove la neve naturale manca, cresce il dibattito su quanto queste soluzioni siano sostenibili nel lungo periodo, soprattutto in un contesto climatico sempre più imprevedibile.
In un’epoca in cui le medie delle temperature aumentano e le nevicate diminuiscono, l’esperienza di queste Olimpiadi potrebbe diventare un simbolo della transizione necessaria verso modelli di turismo e sport invernale più resilienti e rispettosi dell’ambiente — una lezione che potrebbe cambiare il volto delle future stagioni sciistiche.











